Bollettino del diluvio universale Teatro  -  2011

Locandina

una produzione Compagnia Teatro dell'Argine
in collaborazione con festivalfilosofia di Modena e Consorzio della Bonifica Renana
 
una pantomima di Gianni Celati
 
con
Eugenio Allegri
Micaela Casalboni
Lorenzo Ansaloni
Ida Strizzi
 
scene e video: Nicola Bruschi
marionetta: Roberto Papetti e Effettica
costumi: Cristina Gamberini
aiuto regia e ricerca musicale: Vincenzo Picone
 
regia di Nicola Bonazzi

Lo spettacolo

Un vecchio teatro di campagna è la scena guasta e fatiscente di questa pièce con cui Gianni Celati torna alla scrittura drammaturgica dopo la Recita dell’attore Vecchiatto nel teatrino di Rio Saliceto. In questo spazio polveroso illuminato fiocamente da qualche lampadina vivono tre personaggi: la Segretaria Gualtiera sta quasi sempre al tavolo dove è appoggiato il telefono, Maurizia, la Cugina, dorme sotto la coperta a colori, tranne in rari momenti di risveglio, in cui racconta sogni di navi e di sirene, scambia qualche parola con gli altri o dispone le carte rovesciandole una alla volta davanti a sé. Martino, il Guardiano, si muove avanti e indietro su una sedia a rotelle nello spazio circoscritto della sua stanzetta aerea, dove sale tutti i giorni solo per il gusto di assistere allo spettacolo prodotto dalla luce che entra da un foro, proiettando su una lastra le immagini rovesciate del mondo di fuori. Martino di tanto in tanto va spiando all’esterno con l’aiuto di un cannocchiale: da lui arrivano notizie della pioggia che dura da giorni. Il quarto personaggio che entra sulla scena annunciato dal suono di un campanello è un Dirigente convinto di dover partecipare a una riunione di lavoro importantissima per l’economia mondiale. Il Signor Caio, come qualcuno lo chiama, passeggia avanti e indietro, chiede informazioni, dà ordini, morde il cappello come in una comica cinematografica, impreca contro il tempo e contro la Segretaria, che passa in rassegna i suoi vecchi amori, si specchia, si dà il rossetto, chiacchiera con Martino e con Maurizia invece di chiamare il presidente e gli azionisti di Londra. Ricchezza e prosperità per tutti, ecco l’obiettivo del Dirigente, il punto a cui mirare seguendo una traiettoria già tracciata dalle leggi dell’economia mondiale: tutto calcolato, tutto finanziariamente previsto. Tutto, tranne una cosa: la pioggia che da settimane martella le campagne intorno rompe gli argini dei fiumi, invade campi e cavedagne e si porta via il teatro con tutti i suoi stralunati abitanti. Le ultime parole, affidate al Dirigente, sono una beffarda epigrafe al naufragio di un mondo (l’arte? la poesia?) ormai spacciato: “Tutto è in ordine, signori miei, e altro non ci resta da fare che aspettarci l’arrivo del diluvio”.

L'autore

Gianni Celati
È uno dei più importanti scrittori italiani viventi. Nato a Ferrara nel 1937, ha pubblicato il suo primo romanzo, Comiche, nel 1971 per Einaudi (nella collana sperimentale La ricerca letteraria, con una nota di Italo Calvino). Sempre da Einaudi escono i successivi Le avventure di Guizzardi (1972), La banda dei sospiri (1976) e Lunario del paradiso (1978), contraddistinti da uno stile di insistita devianza dalla norma scolastica e dallo sforzo della lingua di rappresentare una realtà più autentica, al di fuori del canone borghese. I tre romanzi saranno raccolti (e qui e là riscritti) nel 1989 (presso Feltrinelli) in Parlamenti buffi. Del 1975 è la raccolta di saggi Finzioni occidentali. Insegna per lungo tempo presso il Dams di Bologna (tra i suoi allievi Pier Vittorio Tondelli, Claudio Piersanti, Enrico Palandri). Con i 30 racconti di Narratori delle pianure intraprende un nuovo percorso stilistico, legato a una lingua volutamente e arrendevolmente semplice. A questo volume seguono le Quattro novelle sulle apparenze (1987) e Verso la foce (1989), un itinerario verso le foci del Po (territorio dell'infanzia e dell'adolescenza dello scrittore). Più recentemente scrive Avventure in Africa (1998), nove nuovi racconti raccolti in Cinema naturale (2001), il libro di impressioni etnografiche Fata Morgana (2005), dedicato a una popolazione immaginaria, e i due volumi Costumi degli italiani (2009). L’amicizia con Luigi Ghirri lo spinge anche verso il documentario: gira Strada Provinciale delle Anime (1991), Il mondo di Luigi Ghirri (1999), Case sparse. Visioni di case che crollano (2003) e Diol Kadd. Vita, diari e riprese di un viaggio in Senegal (2010), vincitore all’ultimo Festival di Roma. Al teatro ha dedicato la Recita dell'attore Attilio Vecchiatto al teatro di Rio Saliceto (1996) messo in scena dal Teatro stabile del Veneto, con Mario Scaccia protagonista. Vecchiatto, una trasfigurazione dell’autore, ritorna anche nella pubblicazione più recente di Celati, Sonetti del Badalucco nell'Italia odierna, 2010.

L'attore

Eugenio Allegri
Inizia l'attività professionistica con la cooperativa Nuova Scena di Bologna, sotto la direzione artistica di Francesco Macedonio interpretando L’avventura del teatro di Vittorio Franceschi e La festa e la morte tratto dai Dialoghi di Ruzante; alla regia, oltre a Macedonio, c’è Jacques Lecoq. Nel 1981 partecipa all'allestimento dello spettacolo L'opera dello Sghignazzo, scritto, diretto e interpretato da Dario Fo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino. Nel 1985 incontra per la prima volta Alessandro Baricco partecipando a due cortometraggi scritti dall’autore torinese. Nel 1986 viene chiamato da Leo De Berardinis a partecipare agli spettacoli Novecento e Mille prima e La tempesta di Shakespeare poi, prodotti dalla cooperativa Nuova Scena di Bologna. Nel 1987 scrive e dirige, ancora per il Tag Teatro, Eugenio e Sregolatezza, un atto unico che interpreta insieme all’attrice francese Bobette Levesque. Nello stesso anno, di nuovo con Leo De Berardinis, è in scena con Delirio prodotto dal Festival di Santarcangelo di Romagna e nel 1988 con il Macbeth di Shakespeare prodotto dal Teatro Ateneo di Roma. Con questo spettacolo nasce il Teatro di Leo, di cui Eugenio Allegri è tra i fondatori. Nel 1992 inizia la collaborazione con il Teatro Settimo di Torino, partendo dall'interpretazione de La storia di Romeo e Giulietta: la regia è di Gabriele Vacis; lo spettacolo - che entra a far parte di circuiti ufficiali in teatri di abbonamento - vince il Premio Ubu per la miglior drammaturgia. Successivamente recita nel film di Daniele Segre Manila, paloma blanca. Nel 1994 la necessità, da tempo sentita, di un lavoro personale - sotto forma di monologo - si concretizza, per Eugenio Allegri, nell'incontro a tre con Gabriele Vacis e Alessandro Baricco. Tre torinesi uniti producono quello che è stato un grande successo: Novecento, monologo teatrale scritto da Alessandro Baricco, come da lui stesso precisato nella prefazione al testo pubblicato da Feltrinelli, "per un attore Eugenio Allegri, e un regista Gabriele Vacis". Il 1997 è un anno straordinario con la partecipazione a ben quattro spettacoli e l’allestimento di un quinto: Novecento di A. Baricco; Danubio, tratto dal libro di Claudio Magris e messo in scena da Giorgio Pressburger per il Festival di Cividale del Friuli; Totem di Alessandro Baricco e Gabriele Vacis; Re Lear di Shakespeare, diretto da Andrée Ruth Shammah. L’anno 2000 inizia inizia con il debutto del monologo La storia di Cirano, realizzato con la regia di Gabriele Vacis e prodotto dal Teatro Stabile del Veneto diretto da Mauro Carbonoli. Nel 2002 partecipa a Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo, messo in scena dai Teatridithalia di Milano per la regia di Elio De Capitani e Ferdinando Bruni. Nel 2004 riprende L’uomo nell’armadio di Ian McEwan con il Teatro dell’Archivolto e la regia di Giorgio Gallione. La collaborazione con il Teatro dell’Archivolto continuerà negli anni successivi (Cosmica Luna, Cipputi, cronache dal bel paese, Il Dio Bambino) e continua tutt’ora. Nelle ultime stagioni ha girato i teatri di tutta Italia con Zio Vanja (regia di G.Vacis, Teatro Stabile di Torino), I rusteghi (regia di Gabriele Vacis, Teatro Stabile di Torino).

Il regista

Nicola Bonazzi
Drammaturgo e regista, ha cominciato a occuparsi di teatro dal 1991. Nel 1994 è tra i fondatori della Compagnia Teatro dell'Argine. Negli anni ha scritto e diretto numerosi spettacoli, tra cui La lacrimevole storia di Renzo e Lucia da loro stessi rappresentata (2000), La sposa del vento (2001), Laelelabì (2001), Mamsèr-Bastardo (2002), Liberata (2006), Eden (2009). In particolare con questi due ultimi spettacoli ha intrapreso una ricerca sulle sonorità dei dialetti emiliani e romagnoli, imbastendo vicende grottesche di famiglie in preda a bisogni primari, e in cui la dimensione onirica riscatta il piano del realismo più crudo. Con un gruppo multiculturale di attori ha realizzato Grande Circo Inferno (2008). Solo come autore ha realizzato Sopraffazioni (1996), Il sotterraneo e il sogno (1998), Leldorado (2005, in collaborazione con Mauro Boarelli) e il dittico composto da Italiani Cìncali (2003, nomination premio Ubu come migliore drammaturgia italiana) e La turnata (2005), insieme all’attore Mario Perrotta. Come regista ha firmato Il Killer Disney di Philip Ridley (2003) e Del sesso della donna come campo di battaglia di Matei Visniec (2009). Da oltre quindici anni si occupa attivamente di didattica teatrale, con laboratori per adulti e ragazzi. Nel 2010 ha pubblicato il suo primo romanzo, Ninnaò (Archetipolibri). È Direttore Artistico del Teatro dell'Argine con Micaela Casalboni e Andrea Paolucci.

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