Tavole della Città fragile Evento  -  2011

Locandina

Tavole e parole dalla città fragile

Mostra interattiva
di Pietro Floridia e Luana Pavani

Collaborazione all’allestimento Gabriele Silva e Luca Pagliano
Video Alicja Borkowska
Atti performativi Gigi Gherzi
Reperti testuali Gigi Gherzi e Anna Serlenga
Fotografie Luciano Paselli e Pietro Floridia
Produzione Teatro dell’Argine di S.Lazzaro Bologna, Associazione Olinda – ex ospedale psichiatrico “Paolo Pini” di Milano

Ringraziamenti
Andrée Ruth Shammah
Natalia Di Iorio
Rosita Volani
Francesca Bagnara
Raffaella Crisafulli
Emanuele Sonzini
Alessandro Cremonesi
Roberto Borghetto
Carla Negroli
Eva Conversano
Eleonora Villari

La mostra

Caro visitatore,

stai per cominciare a passeggiare tra le tavole della città fragile, per te, dunque, qualche piccola istruzione per l’uso, giusto per toglierti quel che di imbarazzo che potresti provare nel toccare le “opere”.

Dunque, come vedrai, ciascuna opera ha come titolo una parola chiave che, assieme ad altre trentacinque, va a comporre quello che per noi è l’alfabeto della città fragile.
 
Ciascuna opera è composta da due tavole.
Nella prima tavola c’è una visione ispirata alla parola chiave del titolo.
Nella seconda tavola, all’interno di una mappa di città, sono state inserite le parole delle persone intervistate da Gigi Gherzi come primo atto di  rapporto con la città.
Talvolta, accanto alle parole dei testimoni, ci  sono anche citazioni di poeti e scrittori che  svolgono una riflessione sullo stesso tema della tavola.

Ma, attenzione, c’è anche una scheda da archivio con una domanda stampata in rosso e, più sotto, scritti a matita, i pensieri che chi è passato prima di te ha scelto di lasciare.

Bene, questa scheda è per te.

In altre parole, se l’opera ti colpisce, se la domanda ti stimola, insomma se hai qualcosa da dire in proposito, non esitare a prendere la scheda, cercare la matita che in una delle intercapedini della seconda tavola senz’altro troverai, quindi, come direbbe Calvino, cercare la posizione più comoda e con calma scrivere quanto ti viene in mente.

Dopodiché, rimetti la scheda al suo posto e prosegui il tuo viaggio all’interno della città fragile.

Le tue parole avranno vari destini:

- si offriranno alla lettura dei visitatori che verranno dopo di te.

- quando la mostra ospiterà lo spettacolo “Report dalla città fragile” diventeranno testi di
riferimento per l’improvvisazione sul tema della città fragile che ogni sera Gigi Gherzi svilupperà a partire dai pensieri dei visitatori della mostra e degli spettatori.

- infine diventeranno parte di un archivio interattivo aperto al pubblico in cui stiamo raccogliendo gli scritti ma anche le voci, gli oggetti, i video a cui gli abitanti della città fragile intendono affidare le loro riflessioni ed emozioni.

Buon viaggio

Pietro Floridia e Luana Pavani

Le tavole

Tavole e parole dalla città fragile
di Pietro Floridia e Luana Pavani

“Non solo a vendere o a comprare si viene a  Eufemia, ma anche perché la notte accanto ai  fuochi tutt’intorno al mercato, seduti sui sacchi o sui barili o sdraiati su mucchi di tappeti, a ogni parola che uno dice come “lupo”, “sorella”, “tesoro nascosto”, “battaglia”, “scabbia”, “amanti” – gli altri raccontano ognuno la sua storia di lupi, di sorelle, di tesori, di scabbia, di amanti, di
battaglie. E tu sai che nel lungo viaggio che ti attende, quando per restare sveglio al dondolio del cammello o della giunca ci si mette a ripensare tutti i propri ricordi a uno a uno, il tuo lupo sarà diventato un altro lupo, tua sorella una sorella diversa, la tua battaglia altre battaglie, al ritorno da Eufemia, la città in cui si scambia la memoria a ogni solstizio e a ogni equinozio.”

Le tavole scultoree della “Città Fragile” potrebbero provenire da “Eufemia”, una delle “Città Invisibili” descritte da Calvino. Nate da  vecchi cassetti da tipografo destinati dunque “per vocazione” ad accogliere lettere e parole, sono state trasformate accostando all’interno di ciascuna una scultura, una domanda e uno spazio per scrivere, in modo tale da sollecitare negli spettatori/visitatori la creazione e lo scambio di proprie parole e di proprie scritture, nella convinzione che una mostra, specie se ambientata in un teatro, possa divenire uno spazio capace di generare sia relazioni che un “fare attivo” da parte di chi si trova ad  attraversarlo.
La spinta iniziale del progetto nasce dalle interviste che Gigi Gherzi ha realizzato nella città di Milano andando alla ricerca di testimonianze che potessero mettere in luce quali norme non dette, quali dispositivi, quali contesti presenti nelle nostre città contribuiscono spesso a  trasformare le nostre vite in un continuo  inseguimento di modelli, di standard e  performances, con il conseguente altro lato della medaglia di renderle però piene di ansia, di disagio, di fragilità. Ha intervistato insegnanti, manager, lavoratori precari, studenti. Ha  trascorso lunghi periodi con persone che hanno sofferto di disagio psichico e che ora lavorano presso la cooperativa Olinda all’interno del Paolo Pini, l’ex ospedale psichiatrico più grande di Milano.
Quando ho ricevuto le interviste, la mia prima preoccupazione è stata cercare di fare in modo che anche altre persone potessero esprimersi sulle questioni indagate nelle interviste.
Così, insieme a Luana Pavani, mia assistente, abbiamo incominciato con lo scegliere 36 parole chiave che attraversavano le interviste.
Parole come: Vincenti. Alberi. Sbagliati. Lentezze.  Architetture. Idoli. Proteste. Disoccupati. Spremuti. Fughe. Appesi. Fiori. Solitudini. Scosse. Carriere. Famiglie. Luccicanze….
Il passo successivo è stato approntare un dispositivo artistico che consentisse al visitatore di fruire della tavola come di una scultura dotata di una sua autonomia artistica, ma che, al tempo stesso, lo invitasse ad una scrittura a partire dagli stessi temi da cui era nata la tavola stessa.
Quindi, arricchite delle scritture degli spettatori/visitatori, le tavole dovevano poter facilmente divenire le tessere di un mosaico con cui, collettivamente, ricostruire una mappa di città in cui mettere in comune esperienze, visioni, ricordi, potenzialità e riflessioni da parte di chi quella città fragile, ogni giorno, la vive.
Infine, abbiamo approntato un vecchio archivio a 36 cassetti (uno per parola chiave) che potesse fare memoria di quanto scritto dagli spettatori ma anche, essendo dotato di video proiettori e microfoni nascosti nei cassetti, ricevere ed esporre contributi audio e video sulla città fragile.
 
Pietro Floridia

Le foto

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Il video

Lo spettacolo

Con lo spettacolo Report dalla Città fragile Gigi Gherzi e Pietro Floridia continuano la loro particolarissima ricerca artistica sul “Teatro dello spettatore”. Spettatore che, messo al centro del rito teatrale come protagonista, di sera in sera determina l’andamento dello spettacolo attraverso i propri pensieri e le proprie emozioni personali. Al centro del lavoro questa volta la “città fragile”. Piena delle vite delle persone fragili, dei loro disagi, ma anche delle loro scoperte ed invenzioni. Partendo da un lungo lavoro di interviste, Gigi Gherzi e Pietro Floridia compongono ogni sera con il pubblico una nuova mappa della città, fatta di luoghi, di emozioni, di storie. Ogni sera attore e spettatori condividono un grande gioco sulla fragilità delle vite e della città stessa, fragilità esplorata come valore e punto di partenza per nuove pratiche, comportamenti, visioni poetiche del nostro vivere.

Per consultare la pagina dello spettacolo clicca qui.

Contatti

Tavole della Città fragile
ideate e realizzate da Pietro Floridia e Luana Pavani
 
Pietro Floridia
+39 335.6823026
 

Le date

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