Wonderland Teatro  -  2014

Locandina

Una produzione Teatro dell’Argine in collaborazione con Gli Amici di Luca
 
di Nicola Bonazzi e Andrea Paolucci
 
con Cecilia Bolletta, Paolo Facchini, Luigi Ferrarini, Deborah Fortini, Nicola Granata, Marco Macciantelli, Simone Maurizzi, Juri Mazzanti, Federica Perri, Cristian Sacchetti, Davide Sacchetti, Riccardo Sielli, Ida Strizzi, Martina Teduccio
coordinamento pedagogico: Federica Perri
video: Simon Barletti
aiuto regia: Giacomo Armaroli e Mattia De Luca
 

Lo spettacolo

Uno spettacolo che parla di uno spettacolo.
Di uno spettacolo da farsi.
Questo alla fine abbiamo voluto che diventasse l’esito di due anni di percorso e di laboratorio.
Eravamo partiti dall’idea di lavorare su Alice nel paese delle meraviglie, per via di una singolare sovrapposizione tra le avventure della bambina vestita d’azzurro e la condizione di chi aveva vissuto il trauma del coma; troppe le coincidenze, troppe le analogie per lasciarsele sfuggire: la caduta nel buco, le trasformazioni fisiche, la risalita…
Tuttavia, mano a mano che si procedeva, è diventato chiaro che la cosa più appassionante era meno l’idea dello spettacolo su Alice che il percorso che lo stava generando.
Perché quel percorso era la storia di un incontro e dello stupore che aveva regalato a tutti noi.
Non era solo l’incontro tra Gli amici di Luca, gli operatori volontari e le guide del Teatro dell’Argine: era diventato l’incontro di noi con noi stessi, con le nostre paure, i nostri ricordi, i nostri sogni, l’immaginario che ci abita.
Incontrare tutto questo in noi è già un’esperienza stupefacente, perché generata spesso da un faticoso travaglio: incontrarla in chi ha subito nella propria vita una cesura ricucita a forza di una lenta approssimazione a un’identità in certo modo nuovo e diversa, significa inoltrarsi in un mondo ignoto e insieme sorprendente.
È la scoperta, per esempio, che il teatro diventa il luogo dell’autodeterminazione: una sorta di pacificata (e insieme spudorata) dichiarazione al mondo di ciò che si è.
Essere qualcuno significa essere la propria storia, ma anche le proprie speranze e i propri sogni. Oppure le proprie debolezze, le proprie fragilità.
Ecco, l’incontro tra persone così diverse, eppure accomunate dal solo fatto di essere coinvolte insieme in un progetto teatrale, era già un avvenimento di grande importanza.
E dunque, nella nostra testa, lo spettacolo su Alice stava diventando poco per volta lo spettacolo su un gruppo di attori che provano a mettere in scena Alice nel paese delle meraviglie.
Cosa succede nei giorni prima dell’andata in scena?
E dieci minuti prima?
E cinque secondi prima?
Cosa cambia, nell’intimo di ciascuno e nelle relazioni di ciascuno con gli altri, lungo tutto il percorso che porta al debutto?
Così nasce il teatro, come la lenta maturazione di un fiore che deve sbocciare, di un frutto che deve nascere, come un percorso di conoscenza tortuoso ma entusiasmante, come un confronto continuo.
Si trattava dunque di esplorare lo spazio emotivo che precede l’andata in scena: mesi prima o pochi minuti prima, in una dimensione isolata e unica, nella quale il tempo si dilata o si comprime a seconda della diversa percezione di chi lo sta vivendo, passando dall’ansia all’entusiasmo, dall’indifferenza all’irritazione.
E si trattava di mandare in scena una compagine ampia, composta più o meno da tutti coloro che avevano partecipato al percorso dei due anni precedenti, ognuno alle prese con le fragilità che il teatro mette in gioco: non solo chi quelle fragilità le ha dovute scontare in maniera evidente e traumatica, ma anche tutti gli altri, cioè tutti noi, che le viviamo nel quotidiano, e ce le portiamo appresso forse da sempre.
Il testo nasce così da una drammaturgia davvero condivisa, costruita a partire da pensieri e riflessioni emerse durante la preparazione dello spettacolo: questo si traduce in un lungo, ininterrotto flusso di coscienza, formato dalle voci degli attori, precedentemente registrate, che si mescolano a musiche e suoni in un unico tappeto sonoro.
Insieme alla parte sonora, si è lavorato su una parte video, costruita appositamente a partire dalle riprese effettuate durante il laboratorio: il video diventa parte integrante di un racconto-testimonianza che, pur avendo l’urgenza della verità, prova a smarcarsi dall’appiattimento autobiografico per attingere a una dimensione più ampia e universale.
Di questa si fanno immagine e figura in scena otto porte, cioè otto varchi, otto soglie verso il palcoscenico (cioè verso lo spettacolo da farsi) o verso il mondo, a segnalare una disposizione positiva nei confronti della vita: durante lo spettacolo le porte mutano posizione e funzione, in maniera creativa e dinamica.
L’obbiettivo era di creare un dispositivo spettacolare coeso, in grado di trascendere ogni visione semplicistica, o semplicisticamente orientata, indotta dalla presenza in scena di ex-traumatizzati, senza per questo sovrastarne il potenziale espressivo.
Lo spettacolo si traduce così nella narrazione per lampi di un lungo percorso emotivo dove al centro c’è il teatro, motore di suggestioni e sentimenti, promotore di incontri e affetti.
La narrazione di un cammino pieno di sorprese, la cui vera mèta è di provare a non darsi mète.
Prendersi per mano e andare.
Forse è questo lo scopo del teatro.
Al punto che, quando lo spettacolo sta per cominciare, lo spettacolo finisce…

Gli Amici di Luca

La compagnia teatrale Gli Amici di Luca, nata nel maggio 2003, è composta da ragazzi che hanno vissuto l'esperienza del coma, attori, volontari e operatori della Casa dei Risvegli e ha come finalità l'integrazione sociale, la riabilitazione delle persone con esiti di coma e la sensibilizzazione della società al problema. Il percorso intrapreso parte dall’utilizzo del teatro in situazione terapeutica per arrivare a produzioni artistiche dotate di una propria poetica, che nasce dalla peculiarità della composizione del gruppo.
La compagnia Gli Amici di Luca ha prodotto vari spettacoli teatrali, tra cui Sonno muto (2003), Qualcosa è cambiato (2004), Esiti (2006), La partenza degli arrivi (2006), Pinocchio (2012) - in collaborazione con Babilonia Teatri - e Wonderland (2014), insieme al Teatro dell'Argine.
Grazie anche al sostegno della Regione Emilia Romagna, alla Provincia di Bologna ed al Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università degli Studi di Bologna il progetto è in continuo sviluppo.

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Le recensioni

Controscene
Massimo Marino
Porte. Porte chiuse. Porte che si aprono. Porte usate come schermi per proiettare storie, facce, immaginazioni. Per trovare un’anima gemella che dà la mano e trascina via, su una strada che conduce chissà dove, come Charlot e la fioraia, un corpo (leggermente) piegato dalla malattia e la fanciulla che gli sorride. Tornano in palcoscenico gli attori fuori dell’ordinario dell’Associazione Amici di Luca. Sono tornati con Wonderland il Paese delle meraviglie, realizzato dal laboratorio teatrale della Casa dei risvegli Luca De Nigris in collaborazione con il Teatro dell’Argine / Itc Teatro di San Lazzaro (regia di Andrea Paolucci, drammaturgia di Nicola Bonazzi).
La favola di Alice diventa metafora trasparente dell’esperienza del coma, di quel necessario ricominciare che diventa impellente quando finalmente si riaprono gli occhi. Come un rinascere, a volte. Come il teatro, dove devi indossare altre persone, diventare loro, con le loro emozioni e con i loro pensieri.
Wonderland ha una struttura drammaturgica semplice, efficace, umoristica. Supera la tragedia con ironia e in qualche momento addirittura con simpatica goliardia. Uno spettacolo gradevole, struggente con leggerezza, scandito dalle tappe delle prove per arrivare al momento dell’apertura del sipario lottando con la propria persona nuova post-coma (persona vuol dire, in latino, maschera). Sempre con quella domanda: essere o non essere, non esserci, questo è il problema; con quella brutta parola che incombe: disabile; con sogni nel cassetto, come scappare con una bellissima ragazza, e sposarla, come dimenticare quelle membra piegate. Come scomporsi, ricomporsi, ritrovare quel corpo che è il nostro paese, la nostra piccola patria. Come Alice.
 
Il Fatto Quotidiano
Tommaso Chimenti
Una piece dove, con estrema ironia, pathos e vicinanza, si ripercorrono, come fosse un diario di bordo, le fasi precedenti all’andare in scena, del portarsi in scena, il raccontarsi, lì, piccoli in un palco così grande, in quadri collettivi come in tagli singoli, una sedia ed i ricordi, dal trauma al dolore fino alla riscoperta dell’oggi, appunto al risveglio, alla vita.

Le date

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