Cronache da un mondo perfetto Teatro  -  2002

Locandina

 
Una produzione Compagnia Teatro dell'Argine
 
con Angela Carpi, Micaela Casalboni, Lorenza Fantoni, Pietro Floridia, Deborah Fortini, Raffaella Fustini, Simona Guandalini,Ida Strizzi, Antonia Argentesi, Maurizio Berlinghini, Riccardo Broccoli, Benedetta Carmignani, Lorenzo Cimmino,Giulia Franzaresi, Emiliano Minoccheri, Gal Hirsch, Alvaro Maccioni, Germano Maccioni, Giovanni Malaguti, Carlo Massari,Francesco Massari, Massimiliano Musto, Luana Pavani, Frida Zerbinati e con Damiano Balestrini, Arianna Bartolucci,
Valentina Bretoni, Lorenzo Cavrini, Luca Alessio Cavaretta, Agostino Cielo, Fabio Di Santo, Monia Gallo, Roberto Gasparotto,Alessio Gelli, Georgine Maungu Liwoza, Alice Marzocchi, Stefania Medri, Antonella Montroni, Davide Montemarano,Giuseppe Montemarano, Massimo Musto, Giuseppina Randi, Chiara Romersa, Valentina Scocca, Elisabetta Serrantoni, Silvana Simonini, Elena Sozzi, Carlotta Tilli, Carmen Tonelli, Anna Vanzo, Annalisa Zoffoli
 
scene: Nicola Bruschi
assistente scenografa: Luana Pavani
costumi: Cristina Gamberini
fonica e video: Marco Vallin
 
testi e regia di Pietro Floridia

Lo spettacolo

Cronache da un mondo perfetto è uno spettacolo “non-spettacolo”: intanto perché non si svolge in uno spazio teatrale in senso tradizionale; poi perché vi partecipano oltre 50 fra attori e allievi anche molto giovani, in quell’ottica che da sempre all’ITC unisce studio e produzione di spettacoli; infine perché il meccanismo di Cronache assomiglia davvero, in un certo senso, a quello di un gigantesco gioco di ruolo, cosa, quest’ultima, che fa sì che anche tutti gli spettatori vi siano coinvolti attivamente: catapultati in uno “Stato ideale” – dentro i capannoni è stata ricostruita una sorta di città-Stato, con tanto di strade, edifici pubblici, luoghi di lavoro, ospedale, prigione, sede televisiva – essi, da cittadini, contribuiranno a deciderne le sorti, in più di un modo saranno chiamati a partecipare e, con le loro reazioni, con le loro scelte, cambieranno ogni volta l’esito della storia. Una storia che muove da una situazione di partenza – quella di uno Stato al collasso e di un Governo che mette in campo ogni genere di tentativo e di strategia per risanarlo – e che può potenzialmente passare attraverso infinite possibili implicazioni, generando al suo interno infinite possibili storie.

I temi

 
STORIA DI UNO SPETTACOLO “NON-SPETTACOLO”
Tutto è cominciato nel novembre del 2001, con una ventina di giovani attori che volevano usare le loro prove di teatro per cercare di capire insieme qualcosa sull’Olocausto. Abbiamo letto decine e decine di saggi e abbiamo trasformato le prove in esperimenti sociologici alla Milgram. Nel luglio del 2002 è stato approntato uno studio che doveva preludere allo spettacolo vero e proprio, con una cinquantina di attori, in una ventina di luoghi scenici diversi e con una drammaturgia composta da testi preesistenti ma anche, al 50%, frutto di un lavoro di improvvisazione degli attori “in diretta”, in risposta alle sollecitazioni del pubblico.
 
LE TEMATICHE
Alla domanda «qual è la trama di questo spettacolo» ci troviamo in lieve imbarazzo. Non abbiamo creato una trama. Abbiamo, forse, creato qualcosa che somiglia di più a un contenitore di tante possibili trame. Quali? Quelle che risulteranno dall’interazione tra gli spettatori e le componenti del piccolo mondo artificiale che abbiamo approntato, componenti per selezionare le quali abbiamo oscillato continuamente tra libri di storia e pagine di giornale, tra l’analisi del passato e la lezione che esso può gettare sul presente, per arrivare a trovare nelle parole di C. R. Browning un’eccellente sintesi delle preoccupazioni che stanno dietro all’ideazione di questo spettacolo: «Temo di vivere in un mondo in cui la guerra e il razzismo sono onnipresenti, in cui i governi dispongono di poteri sempre più vasti di mobilitazione e di legittimazione, in cui il senso di responsabilità personale è sempre più attenuato dalla specializzazione e dalla burocrazia, in cui il gruppo dei pari esercita notevoli pressioni sul comportamento e stabilisce le norme morali. Ovunque la società spinge gli individui a ossequiare l’autorità, ed è difficile che funzioni altrimenti; ovunque le persone aspirano a un avanzamento di carriera. Purtroppo in un mondo come questo, i governi attuali con propositi di sterminio avranno buone possibilità di riuscita se tenteranno di indurre gli uomini comuni a diventare i loro volonterosi carnefici».
Cronache da un mondo perfetto racconta le luci e le ombre che stanno dietro all’edificazione di una società perfetta, i meccanismi che guidano gli uomini, o meglio alcuni uomini, a progettare le strutture che reggono una società: la creazione e la gestione di una legislazione; la costruzione delle infrastrutture e dei servizi necessari; i correttivi proposti e imposti per risolvere o quantomeno sedare le problematiche sociali; gli strumenti per sostenere e accrescere il consenso politico. Quello che l’Olocausto ci ha insegnato o che dovrebbe averci insegnato è come certe strutture e certi meccanismi sociali (la gestione e la qualità del lavoro, il concetto di “benessere” individuale e sociale, l’informazione e la propaganda, un certo tipo di controllo del disagio sociale e così via) possano realmente diventare armi nelle mani di un potere forte e di una cittadinanza – o di un’opinione pubblica, come si direbbe oggi – acquiescente, “contenta”, distratta, indifferente.
Essendo poi questo uno spettacolo interattivo, la successione degli eventi, la “trama”, non sarà sempre la stessa, ma muterà a seconda dell’azione, delle decisioni, delle proposte dello spettatore, con una libertà resa possibile dal fatto che gli attori non recitano pedissequamente testi imparati a memoria, bensì improvvisano in coerenza col personaggio interpretato e con le situazioni vissute.
 
UNO SPETTACOLO INTERATTIVO
Le ragioni di tale esperimento teatrale risiedono nel tentativo di comunicare allo spettatore una conoscenza diversa rispetto a quella che potrebbe avere restandosene tranquillamente seduto in platea, nella convinzione che certi fenomeni, per venire realmente compresi, debbano essere guardati da dentro. Gli spettatori saranno catapultati in uno Stato immaginario, del quale, da cittadini, contribuiranno a decidere le sorti, in un meccanismo a metà strada tra lo spettacolo teatrale e il gioco di ruolo. Si troveranno di fronte a una successione di bivi, suggestioni, problemi, emozioni e, a seconda di come reagiranno, il loro percorso all’interno del mondo perfetto cambierà. Potranno finire a dirigere un telegiornale come in prigione, dentro una commissione di psicologi come a fare i librai. Potranno anche, ovviamente, restare spettatori, ovvero scegliere, anche sociologicamente parlando, di guardare e non fare nulla, di avere, dunque, delle dinamiche e delle storie raccontate nello spettacolo, il punto di vista di chi resta fuori.

Bibliografia

Th. Adorno, La personalità autoritaria
W. S. Allen, Come si diventa nazisti. Storia di una piccola città 1930-1935
H. Arendt, La banalità del male
H. Arendt, L’immagine dell’inferno
H. Arendt, Le origini del totalitarismo
Z. Bauman, Modernità e Olocausto
B. Brecht, La resistibile ascesa di Arturo Ui
B. Brecht, Scritti teatrali
B. Brecht, Terrore e Miseria del Terzo Reich
C. Browning, Uomini Comuni
C. Browning, Verso il genocidio
E. Canetti, Massa e potere
G. De Benedetti, 16 ottobre 1943
M. Foucault, Sorvegliare e punire. Nascita della prigione
D. J. Goldhagen, I volonterosi carnefici di Hitler
C. Haney - C. Banks - P. Zimbardo, Interpersonal Dynamics in a Simulated Prison
R. Hildberg, Carnefici vittime spettatori
R. Hildberg, La distruzione degli Ebrei in Europa
A. Huxley, Il mondo nuovo
F. Kafka, Il processo
G. Knopp, Figli di Hitler
J. Kotek - P. Rigoulot, Il secolo dei campi
C. Lanzmann, Shoah
P. Levi, Se questo è un uomo
P. Levi, I sommersi e i salvati
S. Milgram, Obbedienza all’autorità
G. Mosse, Le origini culturali del Terzo Reich
G. Orwell, 1984
H. Popitz, Fenomenologia del potere
G. Reitlinger, Storia delle SS
A. Rudnicki, Cronache del ghetto
W. Shirer, Storia del Terzo Reich
E. Wiesel, La notte

 

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