La morte e la fanciulla Teatro  -  2001

Locandina

Una produzione del Teatro dell'Argine

di Ariel Dorfman
 
con Lorenzo Ansaloni, Micaela Casalboni e Andrea Trangoni
 
e con la partecipazione di Brunella Zaccherini e Lorenza Fantoni 

regia di Gianfranco Tondini
 

Lo spettacolo

La morte e la fanciulla è il dramma di una delle molte vittime delle dittature militari, potrebbe essere ambientato in Cile come in altri Stati che hanno conosciuto regimi dittatoriali. Come sappiamo si tratta di drammi prolungati, che non si concludono con la fine delle torture o perché si ha salva la vita. La vicenda si svolge in un periodo di recente democrazia, durante il quale Paulina - la protagonista - attende ancora di essere riammessa nel circolo della normale esistenza umana, dal quale l’esperienza della tortura l’ha esclusa.

Nell’ottobre del 1988, l’opposizione alla giunta militare del Cile vince il Plebiscito contro la candidatura di Pinochet alla Presidenza della Repubblica. Un anno dopo, con le elezioni parlamentari e presidenziali, prende avvio una lenta e difficile transizione verso la democrazia, dopo diciassette anni di dittatura militare. Il governo del Presidente Aylwin, che rappresenta uno schieramento unitario dell’opposizione, inizia il suo mandato con cautela e prudenza. La rigida gabbia istituzionale che Pinochet ha creato prima di concedere la democratizzazione, priva il Parlamento di ogni rilevanza e mantiene i militari in una posizione di grandissimo potere e indipendenza, rendendo ogni provvedimento soggetto ad estenuanti compromessi e negoziazioni.

Nel giugno 1990, Aylwin nomina la Commissione per la Verità, Giustizia e Riconciliazione, presieduta da Raùl Rettig e composta di giuristi e accademici. Il compito della Commissione è di indagare sulle violazioni dei diritti umani perpetrate dalla giunta militare, ma non può punire, né rendere noti, i nomi degli esecutori: Verità ma non Giustizia, dunque.

Tuttavia i resoconti della Commissione scuotono il Paese; nel febbraio del ’91 le testimonianze sono rese pubbliche, vengono mostrate le immagini delle fosse comuni e i responsabili di alcuni corpi delle Forze Armate riconoscono la responsabilità dei propri reparti. Pinochet, che è Capo di Stato Maggiore e “garante” della vita politica del paese, minaccia invece chi osi rivolgere accuse all’Esercito.
 Nei due mesi seguenti, avvengono numerosi omicidi di persone coinvolte in quei crimini.

La morte e la fanciulla è stato pubblicato nel 1991, a ridosso di quei momenti critici: il suo contenuto riflette probabilmente un sentimento pubblico e illustra il paradosso – o forse soltanto il punto critico – relativo al rapporto fra la Verità e la Giustizia. I tre personaggi di questo dramma attraversano la stessa crisi della società cilena di quegli anni. 
  
La trama è apparentemente semplice: a casa del giudice Gerardo Escobar capita per caso Roberto, un medico. La moglie del giudice crede di riconoscere nel medico il suo torturatore e da quel momento ha inizio un disperato, violento e avversato ritorno al passato. Paulina vuole giustizia e decide finalmente di ottenerla a tutti i costi, ma l’ultimo passo, il gesto che infine compie – e ciò che la riavvicina forse alla pace – non sarà, stranamente, la giustizia.

L’autore, vittima anch’egli della dittatura militare cilena, racconta di avere atteso quasi un decennio per capire che l’idea di questo dramma si sarebbe attuata solo ambientandolo in un periodo di ritrovata democrazia. Solo in un simile contesto poteva emergere lo straziante conflitto interiore, speculare a quello pubblico, generato da una mancata giustizia, che per motivi di convenienza sociale non poteva ancora essere applicata.

Dorfman non critica politicamente questa situazione, ma fa di più: in un finale bello ed enigmatico ci mostra come la verità, a volte più della giustizia, possa condurci all’irrinunciabile condizione della dignità umana.
 

L'autore

Ariel Dorfman, autore cileno di numerose opere di narrativa, teatro, poesia e saggistica, oltre che di film, dirige la cattedra di Walter Hines Page all'Università di Duke. Ha ricevuto molti riconoscimenti internazionali, tra i quali il Premio Olivier per la miglior opera teatrale con Death and the Maiden e il premio Writers' Guild per la miglior sceneggiatura con Prisoners in time. I suoi libri più recenti sono The Nanny and the iceberg, un romanzo, e la biografia Heading south, looking north. Durante la dittatura di Pinochet, ha trascorso dieci anni in esilio. È Membro dell'Académie Universelle des Cultures.

Il video

Le foto

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La scheda tecnica

Lo spettacolo è pensato per essere realizzato a pianta centrale, con il pubblico su tre lati su quattro. 
Qualora non sia possibile questa soluzione, si predisporrà il pubblico anche sul palco.
La durata dello spettacolo è di 85 minuti senza intervallo
 
Fonica  
 3 Lettori CD  
 Amplificazione adeguata allo spazio 
 Eventuali microfoni  
 
 
Luci  
 24 pc 1000 Kw completi di bandiere e porta gelatine 
 10 domino 1000 Kw 
 2 sagomatori 1000 Kw 
 Mixer luci 24 ch doppia scena 
 4 Dimmer 6 Ch x 2,5 Kw  
 
 

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