L'Escale 32 Teatro  -  2015

Locandina

Una produzione KŬN Productions / Teatro dell'Argine
in collaborazione con Festival Internazionale Les Journées Théâtrales de Carthage 2015 e il Ministero della Cultura e della Salvaguardia del Patrimonio della Tunisia
grazie al contributo di MIBACT, Regione Emilia-Romagna Cultura d'Europa, Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, Comune di San Lazzaro di Savena
 
con Giacomo Armaroli, Raed Ben Ayeche, Mohamed Aymen Gamaoun, Majd Belguith, Fatma Bennour, Ridah Bou Kadida, Micaela Casalboni, Hana Chaachoue, Abdelmonem Chouayet, Hakim Dhouib, Lotfi Ennajeh, Giulia Franzaresi, Paolo Fronticelli, Ibaa Hamli, Rania Jdidi, Walid Khadrawi, Ilyes Lakehal, Khaled Lamloumi, Mohamed Nour Zrafi, Yassine Ouni, Mayssa Sassi, Nadia Tlich, Mohamed Zahafi, Brahim Zarrouk
 
truccatrice Nabila Lotfi
costumista Jalila Madani
assistente costumista Fauzia Nouir
direttore di scena Aymen Farhat
assistenti alla regia Mattia De Luca e Seifeddine Ferchichi
assistente di produzione Maroua Boubakri
organizzazione in Italia per il Teatro dell'Argine Stefano Salerno
direzione attori Micaela Casalboni, Abdelmonem Chouayett
 
testo e drammaturgia Nicola Bonazzi, Ridha Bou Kadida
regia Andrea Paolucci, Moez Mrabet
 
Debutto:
9 ottobre 2015, Al Marhala, Matmata - Governatorato di Gabes (Tunisia)
 
La tournée in Tunisia:
10 ottobre 2015, Al Marhala, Matmata - Governatorato di Gabes;
12 ottobre 2015, Villaggio troglodita Cheneni - Governatorato di Tataouine;
13 ottobre 2015, Le Ksar, Mèdenine;

15 ottobre 2015, Fonduk Al Haddadine, Sfax;

17 ottobre 2015 ore 17.00, Thermes d'Antonin, Cartagine,
Apertura del JTC Festival - Journée Théâtrales de Carthage
 

Progetto

Devono gli uomini ubbidire ciecamente alle regole divine o possono scegliere di essere cacciati dall’Eden, magari per ricostruire altrove una nuova, dolorosa, bellissima realtà? Uno spettacolo per parlare di bene e di male, di libero arbitrio, della linea sottile che spesso intercorre tra la luce e il buio. Della nostra contemporaneità dall’apparenza scintillante, dietro alla quale si nascondono le tragiche, povere storie di ciascun individuo. Di come anche il serpente tentatore può essere un Virgilio che ci conduce verso la scoperta di verità spesso a noi così vicine eppure così sconosciute.
 
L'idea di costruire un percorso di ricerca teatrale che rappresentasse un punto di incontro e di confronto tra professionisti italiani e tunisini, nasce a San Lazzaro di Savena, cittadina adiacente a Bologna con la quale condivide territorialmente l'area culturale di riferimento. E nasce dall'incontro di attori, registi e drammaturghi del Teatro dell'Argine con attori, registi e drammaturghi dell'associazione tunisina Kŭn Productions su sollecitazione di Lassaad Jamoussi, Direttore del Festival Internazionale Les Journées Théâtrales de Carthage.

Sinossi

INGRESSO
In un albergo fuori mano, mentre gli spettatori aspettano d’entrare, un gruppo di persone viene brutalmente cacciato fuori dal portone principale da guardie con maschere nere e bastoni. Sono ospiti dell’Hotel che vengono espulsi con violenza dalla struttura. Gli spettatori vengono accolti dal Direttore, Kain. «Siete fortunati - dice - proprio qui oggi sono stati ritrovati i resti di un meteorite il cui valore scientifico è inimmaginabile. Proprio ora i nostri laboratori stanno valutando gli incredibili progressi che potremo fare nel campo della medicina, della fisica, del risparmio energetico. Sono costantemente in contatto con le più grandi potenze del mondo e siamo tutti concordi nell’affermare che grazie a questa scoperta il mondo non sarà più lo stesso: sarà come vivere in paradiso!». Una voce dal pubblico si alza: «Mente!». È Abel, il fratello di Kain. «Sei falso e crudele! Per anni ho girato il mondo, per anni ho lavorato giorno e notte per mandarti i soldi necessari per far nascere il nostro hotel. E quando sono tornato, ho scoperto che ti eri appropriato di tutto l’albergo, intestandoti i contratti, i conti, le proprietà. E costruendo prigioni dentro le quali vivono perduti, esausti, uomini e donne. Questo albergo è l’inferno!». Kain ordina alle guardie di scacciare il fratello e invita gli spettatori a non assecondarlo. Sono i benvenuti nell’albergo e potranno accorgersi loro stessi di come tutto è magnificamente armonioso e piacevole. Sarà sufficiente lasciarsi guidare e non ascoltare quel serpente di Abel.
 
LA FESTA
A queste parole si aprono i portoni dell’hotel e bellissimi uomini e bellissime donne, in abito da sera e smoking, accolgono gli spettatori. Ridono, ballano, bevono champagne e mangiano uva. L’atmosfera generale è scintillante anche se con qualche elemento inquietante: alcuni dannati, esseri trogloditi dalle movenze animalesche, si muovono nell’ombra e osservano tutto da lontano. Al culmine della festa i fuochi d’artificio radunano tutti i presenti, ospiti e spettatori, nel centro del patio e un grande applauso saluta l’ultimo fuoco.
 
L’APOCALISSE
Immediatamente dopo, un potente tuono fende l’aria. E poi un altro. E un altro. Gli ospiti lentamente si ritirano mentre i dannati prendono sempre di più il centro della scena. Da un’altura esce l’apocalisse, vecchio messaggero della fine del mondo. Dice che nulla è salvabile, ormai, e che le brutture del mondo hanno irrimediabilmente portato tutti all’inizio della fine. Il male, il dolore, il nulla vinceranno. È Abel, comparso dal nulla, a prendere la parola: «A voi spettatori la scelta di comprendere o restare nel limbo. Non so se ci sarà vita dopo ma sono certo che c’era vita prima. Se volete, andate a conoscerla».
 
LE STANZE
I dannati portano gli spettatori in un altro patio, più piccolo dove sono presenti sei porte. Il pubblico viene diviso in sei gruppi e invitato ad entrare in una delle porte. Ogni porta una storia. Ogni storia, la storia di una scelta. Ogni scelta un sottilissimo confine tra bene e male.
La valigia
Una donna sola abbraccia due neonati. Piange. Dalla radio una voce marziale arringa una folla entusiasta. La donna culla i due bimbi poi li adagia sul lettino e apre una piccola valigia piena di cose. Le esamina. Alcuni oggetti vengono rimessi sul letto. Altri, una vecchia foto, una bambolina, un rossetto vengono lasciati. Sempre piangendo la donna cerca di fare un po’ di spazio nella valigia. Prende la foto, la gira, scrive una breve frase e torna dai bambini. Continuando a piangere ne prende uno in braccio, lo fa ridere, lo avvicina al seno e gli parla all’orecchio. Gli fa vedere la foto. La voce alla radio si fa più minacciosa. La donna lo bacia per l’ultima volta e lo rimette nel letto lasciandogli la foto vicino. Prende in braccio il secondo bimbo e torna verso la valigia. Lo spazio creato nella valigia è appena sufficiente per contenere il piccolo. La donna lo adagia con cautela all’interno e, sempre continuando a parlargli all’orecchio, chiude la valigia e si prepara a uscire. Sulla soglia si ferma. Indugia. I singhiozzi la squassano. Si fa forza. Si toglie il foulard dai capelli, torna indietro e lo lascia nella culla vicino alla foto. Esce di corsa senza voltarsi indietro.
Il prete
Un prete sembra chiuso in un piccolo rifugio da chissà quanto tempo. Ha trovato una sua routine, fatta di preghiera, lettura, preparazione della cena, ascolto di musica d’epoca da una vecchia radio. Sembra nascondersi. Ad un tratto un colpo sordo fuori dal rifugio lo fa sbiancare. Altro colpo. È la guerra che si avvicina. Il prete comincia a nascondere ogni effetto personale che possa tradire la sua presenza nel caso qualcuno entrasse nella stanza e si va a nascondere in un piccolo vano nascosto nel muro. I colpi aumentano. Ora sono udibili cannoni e colpi d’arma da fuoco. Il prete resta nascosto con la Bibbia chiusa in mano. Ancora colpi sempre più vicini. Ad un tratto qualcuno bussa deciso sulla porta. Il prete si paralizza. Ancora tre colpi decisi alla porta. Silenzio. Una voce di donna chiede terrorizzata di poter entrare. Il prete per un attimo si riprende ma non va ancora ad aprire. Il combattimento è ormai arrivato a pochi metri dal rifugio e la donna continua ad implorare di entrare. Il prete è nel panico, alza il volume della radio, si copre le orecchie per non sentire le richieste d’aiuto della donna e infine esce con la Bibbia sempre ancorata al petto sbattendo la porta. Si odono due spari. Silenzio. La porta si riapre e lentamente rientra il prete con la Bibbia aperta nella mano sinistra e una pistola nella destra. Sembra sedato. I rumori di guerra si vanno lentamente a smorzare. Il prete si inginocchia e comincia a pregare. Silenzio. La radio continua la sua musica d’epoca.
L’anello
Una giovane donna dallo sguardo vuoto attende immobile seduta in cucina. Qualcosa la fa uscire dal torpore e con apprensione crescente inizia ad apparecchiare una piccola tavola. Quando ha finito torna a sedersi in cucina. Ha lividi sul viso e sul collo. Entra un uomo. Lancia il cappotto sulla sedia e si va a sedere a tavola, non prima di avere baciato meccanicamente la donna. L’uomo non parla e la donna, in silenzio, gli porta una minestra e poi un piatto di carne e poi un ciotola di legumi. Il marito cena svogliato. La donna si mette a piegare il cappotto. Dà le spalle all’uomo che ora la guarda. Insistentemente. L’uomo si alza, gioca con l’anello che ha all’anulare, se lo sfila e lo appoggia sul tavolo. Le si accosta da dietro e la sbatte sul tavolo con violenza. Le afferra per i capelli e con altrettanta violenza la costringe ad inginocchiarsi. La donna esegue meccanicamente ogni movimento che l’uomo la costringe a fare sempre con lo sguardo fisso, vuoto. Non una parola. L’uomo le è ora alle spalle. Si china anche lui e la violenta. Poi si alza, recupera l’anello e se ne va a dormire. La donna si rialza lentamente e, sempre senza parlare e senza lasciar trasparire emozioni, inizia a rassettare lentamente la cucina. Ora è il suo turno di mangiare. Prepara una bottiglia, un bicchiere e una forchetta. Quando prende il piatto e il coltello si ferma di colpo. Rimane immobile per qualche secondo poi lentamente raggiunge il marito in camera. Passa un tempo indefinito. La donna rientra con nel piatto della carne. Ha ancora il coltello in mano. Si siede e comincia a mangiare. E a masticare. Ma a un certo punto il suo viso si contorce in una espressione disgustosa: mette la mano in bocca e ne estrae un anello. Lo guarda, lo lascia cadere nel bicchiere e ricomincia a mangiare.
I bambini grandi
Due vecchi, un uomo e una donna, attendono ad un tavolo. Aspettano chissà cosa, chissà da quanto. Lui sembra più vecchio di lei. È in pigiama e mangia un biscotto. Lei lo controlla, bonariamente, come per assicurarsi che non si cacci nei guai. È notte. Ad un certo punto il rumore di un’auto li fa trasalire. L’auto arriva davanti casa e si ferma. L’uomo inizia goffamente a spogliarsi con grande eccitazione, la moglie l’aiuta. L'auto è sempre in attesa e la donna inizia a vestire l’uomo con un vestito molto elegante. I movimenti sono impacciati, i tempi più lunghi di quanto vorrebbero. E la macchina se ne va prima che l’uomo riesca ad infilarsi il cappotto. Entrambi rimangono per qualche attimo interdetti poi lentamente lui torna a spogliarsi mentre lei cerca in una vecchia scatola un piccolo pezzo di carta. Lo controlla, poi sussurra: «Non è oggi. È domani!». Passano altri momenti senza tempo: un pigiama da indossare, una grattatina alla schiena, un abito piegato. Ad un certo punto un’altra macchina arriva e si ferma davanti a casa. Lui scatta in piedi ma lei lo ferma con lo sguardo e fa cenno di no con la testa. Allora l’uomo la guarda negli occhi e dice: «Grazie mamma! Sarà domani che diventerò Presidente?». La donna sorride. Poi lentamente fa cenno di sì con la testa. L’uomo sorride, si siede e comincia a mangiare un biscotto.
Il testimone afgano
Un uomo incatenato, a torso nudo, borbotta tra sé e sé parole incomprensibili. Poi ad un tratto inizia a raccontare. Era a Guantanamo, lo torturavano. Lui cercava di resistere scrivendo un diario. Ma ogni giorno le guardie gli bruciavano i fogli. E lui ricominciava a scrivere da capo. Ogni giorno lui scriveva, ogni giorno le guardie bruciavano i fogli. Fino a quando ha iniziato a non scrivere più, ma ad imparare a memoria il diario che avrebbe voluto scrivere. E così le guardie non avevano più nulla da bruciare. E lui ogni giorno imparava a memoria una pagina nuova. Ogni giorno. Fino ad oggi. Oggi è il momento di leggere il diario. «Pagina 1, primo capoverso, lettera maiuscola, carattere grassetto, in alto a sinistra, parola intera 6 lettere, la prima C di cane, la seconda O di onda, la terza M di madre, la quarta E di erba…».
Il cadavere
In un sacco nero giace il corpo di un ragazzo pallido. Guarda il pubblico e comincia a parlare. Racconta di essere partito per mare, di aver cercato di aiutare la famiglia, il fratello, la madre. Ma di non essere riuscito ad arrivare in Europa. E chiede scusa. Scusa al fratello, per non essere riuscito a mandare i soldi necessari per fargli comprare il cellulare che voleva. Scusa ai parenti, per non averli salutati. E scusa alla madre, per il dolore che gli sa facendo provare. «Scusate se ho fallito».
 
Alla fine della prima storia i sei gruppi escono e cambiano stanza. Per tre volte. Alla fine della terza storia il pubblico uscendo assiste al secondo confronto tra Kain e Abel.
 
LA BAGARRE
I due fratelli continuano ad battibeccare. «Falso! - Taci! - Che tu sia maledetto! - Te la farò pagare!». I due si inseguono venendo quasi alle mani. È Kain che scappa e Abel che lo rincorre.
 
Alla fine della bagarre il pubblico entra nuovamente nelle stanze che non ha ancora visitato. Alla fine della sesta e ultima stanza, una sirena d’allarme risuona per tutto Hotel. 
 
LA CACCIATA
Nelle stanze irrompono le guardie con le maschere nere e i bastoni. Iniziano a spintonare e a scacciare gli spettatori. «Cosa ci fate qui? Chi vi ha autorizzato ad entrare in queste stanze? Potevate restare in questo magnifico hotel senza pensieri attendendo il nuovo mondo che la meteorite ci avrebbe regalato e invece avete scelto di disobbedire. Ora sarete dannati e scacciati via da qui». Ora tutto il pubblico viene fatto allontanare e in fila indiana scortato fuori dall’Hotel. Dove potrà vedere per un ultimo momento, il finale.
 
IL FINALE
Mentre il pubblico viene allontanato, Abel raggiunge finalmente Kain. Abel ha una pistola in mano e minaccia il fratello. «Che tu sia maledetto! Hai corrotto quanto di buono e di bello c’era in te per avidità, smania di potere. Sei colluso con i poteri oscuri della politica e ti sei dimenticato della gente. Sei pronto a vendere questo luogo che abbiamo costruito insieme a chi senza scrupoli lo trasformerà in prigione. Questo non lo posso permettere. Questa sorte non potrà toccare ancora la nostra gente». Abel si avvicina al fratello come per freddarlo ma invece si ferma, lo guarda negli occhi e gli consegna la pistola: «Tu mi hai già ucciso una volta Kain. Ora potrai farlo nuovamente». E così dicendo gli dà le spalle e si allontana. Kain resta immobile poi alza il braccio e spara. Abel stramazza al suolo di colpo. Una voce leggera inizia un canto funebre. Una donna con una valigia corre piangendo vicino al corpo riverso. Un prete si avvicina pregando. Una coppia di anziani guarda con occhi sbarrati prima la vittima poi l’assassino. Una giovane donna con la faccia tumefatta accorre piangendo e abbraccia la donna con la valigia. Un uomo in catene guarda da lontano mentre un ragazzo pallido con un sacco nero in mano si avvicina al corpo. La canzone finisce. Kain esplode un secondo colpo.
Buio.
Gli spettatori, ormai fuori dall’hotel, potranno applaudire.

Il testo - Versione Francese

L’ESCALE 32

Dramaturgie pour une performance théâtrale.

 

Les spectateurs, les invités et les journalistes se rassemblent devant le lieu de la représentation. L’accès au lieu est barré. Les spectateurs voient des voyageurs obligés à quitter le lieu, renvoyés et orientés vers des escaliers qui les mènent en haut. Les voyageurs protestent, expriment leurs mécontentements.

 

Les voyageurs renvoyés :

  • C’est ça votre révolution, c’est ça la démocratie ?
  • C’est ça les droits du citoyen, c’est ça l’égalité entre les clients, entre les gens,
  • Où est la presse ?
  • Serait-ce un conte où l’Ogre a bouffé plus que 300 martyrs, et nous sommes restés là avilis à attendre l’Aïd ?
  • Esclaves de monsieur et de monseigneur, je jure que les chambres sont vides.
  • Ils nous disent pardon, notre grand frère arrive, éloignez-vous, de l’air, allez-vous en…
  • C’est la grande fièvre, ils nous ont donné des ordres, sans demander notre avis, ou nous obéissons ou nous somme foutus, excusez-nous !!!
  • Dépités, ils nous renvoient la nuit, aux portes du désert, dans le désarroi et l’errance.
  • Excusez-nous vous devez quitter, il y a ceux qui ont réservé avant vous, mensonge.
  • Le responsable et le propriétaire ne vous disent jamais la vérité.
  • Qu’ils nous traitent comme des humains, nous avons réservé, nous avons payé et ils nous renvoient !!! pourquoi ? 

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Débarque Habil (Abel) qui balance entre un accueil chaleureux et leur information que des choses graves et bizarres se passent sur le lieu dont le maître n’est qu’un grand menteur, un loup qui travaille à ses intérêts exclusivement. Il finit par leur reprocher leur vie aisée, sans soucis …

Habil : 

Demande grâce à Dieu, et arrêtes de mentir,

Regarde la lune prés de nous,

Belle femelle rouge,

Les yeux avec du Khôl,

Les lèvres en rouge et les bras nus ;

Tandis qu’ « Etoile-filante » se retrouve en cellule, 

Mourant de jour en jour, nerf après nerf,

Sans couleur, palissant …

Pardon…

Attention le gardien,

Le maître est un menteur

E un cane qui morde,

Il mord le batard,

Pardon…

Nous sommes heureux de voir Nejma parmi nous,

Venue en hôte avec ses cheveux aussi légers qu’une brise d’été,

Dieu bienveillant pour sa faible créature,

Un prisonnier désirant un bout de pain,

Les mains liées, Juste des justes,

Pour avoir dit des mots lourds,

Il a traversé la mer des deux rives,

Triste et le ventre vide. 

Scuzati…

Bienvenue Besma et Leila, 

Deux vierges dans un roseau, et sept filles dans une devinette,

Et le portefaix est de Baghdad,

Mourant de faim et de torture,

Sans droits ni loi.

El pane é la dignita.

Mon frère est un tricheur,

Un jeune clandestin pour l’Italie, 

Le bateau a coulé, ils l’ont ramené, 

et l’ont jeté dans une cave derrière nous.

Allons-nous le laisser mourir, 

C’aurait-été mieux si les poissons l’avaient bouffé,

Sauvez-le que Dieu vous sauve, 

Qu’Il vous hausse plus haut que vos ennemis,

Ayez pitié de lui, libérez-le ou égorgez-le, 

Et qu’il repose en paix après tant d’années dans les chaînes.

Sois heureux bienfaiteur, 

Sois heureux bienfaiteur du solitaire opprimé et trahi.

Ça m’est égal, monsieur et madame, votre frère souffre d’injustice, votre serviteur,

Salvare qiu qué resta de umano,

Il a trahi la vie commune, il a vendu son âme, pour les affaires et la politique.

Vous vivez dans le Paradis, vos mains couvertes de Henné, vos paroles mesurées, vos silences chantonnent, vos biens sur les marchés ici et là, des costumes en soie pour elles et pour eux,

Voilà trente ans que je travaille et lui envoie le fruit de ma sueur, il a tout bouffé, il m’a tué,

Madre, un étranger comme une bête lié, ne voit ni frère ni sœur ni tendre maman,

Il ferait pleurer les pierres, ils l’ont sucé, appauvri, accusé à tort d’avoir tenu un couteau menaçant un gosse, et les écoles coraniques sont témoins des outrages que nous subissions des « cheikhs » qui nous apprenaient le coran et sous leurs djellabas nous baisaient.

Et que la Clémence Suprême nous couvre de son voile …

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Apparait le frère Kabil (Caïn), entouré de gardes méchants. Il tient un discours « diplomatique », expliquant sa situation qui l’a forcé à des décisions inhabituelles. Il se trouve entre le marteau du pouvoir et l’enclume de ses clients. Il invente un gros mensonge qui couvre ses projets réels et dément les prétentions de son frère.

Kabil :

Excusez-nous, pardonnez-nous, « essuyez vos souliers » en nous,

Je ne trouve pas les mots qui aillent avec la situation,

Toute l’histoire c’est que dans deux minutes la Marhala est à vous, 

La maison est à vous et excusez-nous pour le dérangement,

Ça n’est pas dans nos habitudes de renvoyer des gens,

Nous y sommes obligés, pas parce que vous arrivez, 

Je jure par Dieu, qu’Il nous pardonne, nous Lui demandons grâce,

Toute l’histoire c’est que nous avons reçu des instructions strictes,

La commission divine, demain les autres débarquent,

Des gens haut- placés, c’est principal, avec d’autres plus hauts encore,

Ils nous rendent visite pour deux heures,

Une commission internationale, avec un comité scientifique, en visite de travail,

Pour annoncer les résultats des recherches lumineuses, et décider de la source de ces gaz de lumière, s’ils tombent en don du ciel ou jaillissent du fond de la terre,

Toute l’histoire, s’ils passent la nuit ici, ils vont veiller tard, se lèveront tard, qu’est-ce qui va les sortir ?  Toute l’histoire est que j’ai dit : « vous serez dédommagés, vous serez remboursés, revenez plus tard, vous serez prioritaires, ils ne m’ont pas écouté, j’étais obligé de les renvoyer !!! 

Le plus important, ils passent la nuit ici, ils retardent d’un quart d’heure, je suis foutu, le pouvoir me coupe la tête …

Je ne trouve pas la parole qui sied, qui exprime mes sentiments…

Vous dans toute l’histoire, vous êtes mes hôtes, mes invités, spectateurs et journalistes,

Pour deux heures de temps, pour l’ESCALE 32, et « Nous rentrons, nous rentrons, nous ne passerons pas la nuit », pour une douce soirée, légère, agrémentée par les arts, nous n’avons ni « Hadhra » ni « Issaouya » ni Cheikh ni Imam ni Khalifa, bienvenue comme on dit « sur la tête et les yeux », et considérez que je vous ai salué une à une et un à un, et que je vous ai embrassés, un baiser pour chacun et deux bises pour chacune.

Que ferait quelqu’un qui a le cœur tendre ? 

Comme a dit Tawfiq : que ferait le gros cœur dans un pays grand comme une boite ?

Jebali lui a répondu : il ferait un gros théâtre !!! ha ha ha ha …

Et n’écoutez pas ce chien parmi vous ...

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La porte s’ouvre, les comédiens en tenue de soirée, invitent les spectateurs, les accompagnent à l’intérieur des patios, leurs font découvrir les lieux, aidés en cela par les damnés de la terre qui font à part partie de la fête. Musique, chant, danse et autres  bizarreries : c’est la fête, conviviale et grinçante. Des feux d’artifices clôturent la fête dans la joie. 

Bruits de tonnerre, fumé …

Apparait, surélevé, d’une chambre difficilement accessible « l’homme de la caverne » qui annonce l’Apocalypse.

L’homme de la caverne :

Les signes de l’Heure sont clairs, 

Et l’âme aussi chère soit-elle, 

Parait pour soi dérisoire,

Fils d’Adam, esclaves de Dieu, 

Piété à Dieu et quémandez repentance,

Et rappelez-vous que ce monde est fini,

Et que l’au-delà est infini,

Et rappelez-vous la parole du Messie :

« en ce monde soyez comme un étranger ou un passant ».

Les signes de l’Heure sont clairs :

Tu vois les nu-pieds, les nus, les nécessiteux, les bergers, élever haut les bâtiments,

Donner la responsabilité au non méritoire,

Moins de savoir et plus d’ignorance,

L’abondance des assassinats,

Boire du vin sans le nommer vin,

Les hommes se vêtir de soie,

L’abondance des adultères et de la prostitution,

Légitimer la musique et le chant,

Prendre des serveuses chanteuses,

L’apparition du grossier et des grossièretés,

Faire du loyal un traître et l’accuser, 

Rapprocher le traître et lui faire confiance,

Apparition de la mort subite parmi les gens,

L’abondance des séismes,

Le croulement des nations ennemies et leur clabotage vis-à-vis de la nation de l’Islam,

Demander le savoir chez les petits ignorants,

L’apparition des femmes nues-vêtues,

Et dit vrai celui qui a dit : «  la femme est une honte, quand elle sort le diable l’anticipe,  et elle est la plus proche du front de son Dieu étant au fond de sa maison. »

Les indécents s’avancent et parlent des affaires en commun des gens,

L’abondance des mensonges, le rapprochement des marchés et la pandémie du commerce,

Que les diables aient des montures et des maisons où elles logent,

Que les gens se teintent les cheveux en noir,

Souhaiter la vision du prophète,

La rareté de l’obéissance et de l’action pour l’au-delà,

La venue de l’avarice et sa diffusion parmi les gens, 

Que les gens se tuent entre eux, sans but,

Que l’argent public soit pillé par tout le monde,

Que la loyauté se raréfie,

Que l’homme obéit à sa femme et désobéit à sa mère,

Que le caïd d’une communauté soit le plus vicieux, 

et que le débauché soit leur chef,

Que l’homme soit considéré, non pour sa dignité et sa loyauté, 

mais par crainte de son mal, 

Que la police abonde, parce que la corruption abonde,

Que le pouvoir soit vendu, et les responsabilités soient cédées contre des pots-de vin,

Que la femme soit l’associée de son mari dans le travail et le commerce,

L’épidémie des crayons et l’abondance des livres et des œuvres, 

Que la pluie soit une souffrance au lieu d’être un bien et une miséricorde,

Que l’on apprenne non pour sa foi, mais pour avoir un poste, une fonction ou pour gagner de l’argent,

L’apparition de la voiture, et c’est ce qu’avait annoncé, de plus étrange, l’élu des hommes, l’infaillible, quand il disait : «  ils montent des sièges sur ce qui semble des montures, et descendent devant les portes des mosquées.»

L’Iraq sera assiégé, sans nourritures et sans aides, puis la Syrie sera assiégée, et interdites de nourritures et d’aides, deux signes étranges annoncées par l’infaillible et qui se réalisent, et vous en êtes témoins,

L’apparition de la cherté et la hausse des prix, 

La sédition entrera dans chaque maison des arabes et des autres, comme la télévision, et les chansons, et leur danger est grand, apparent pour tout homme raisonnable, lorsque le tout-puissant dit : « dis aux croyants de baisser leurs regards » et dit, qu’Allah soit loué, « et dis au croyantes de baisser leurs regards » «  et les yeux commettent l’adultère, leur adultère est le regard » comme a dit le prophète élu.

Et le dernier petit signe, une trêve et une réconciliation entre nous et les romans, les habitants de l’Europe et d’Amérique, à la suite de quoi viendront les dernières épopées, et l’Antéchrist, et Jésus fils de Marie, Gog et Magog, puis le lever du soleil à l’Ouest, puis vient la Bête, puis la fumée, six épopées que les croyants verront et quatre autres que ne verra pas un croyant car toutes les âmes des croyants les auront quitté ; trois éclipses en Orient, en Occident, et en Péninsule Arabique, puis un feu qui poussera les gens vers leur jugement dernier, « l’Heure ne sonnera que pour ceux qui ont mal agi », « demandez grâce à Dieu, soyez pieux et dites de bonnes paroles, et demandez-vous des comptes à vous-même avant qu’Il vous demande des comptes, et n’oubliez pas que vos cœurs sont suspendus à la main d’Allah, convertisseur des cœurs, entre deux doigts d’Allah qui les convertissent comme Il le veut ».

Que celui qui croit lève la tête vers le ciel, il verra un ciel bleu et clair, se portera vers une chambre, prendra un abri sous son toit, avant que le vent ne se lève et tombera sur nous, légèrement, une rosée ou une pluie ou de la neige des montagnes au cœur du Sahara, pendant l’été, et à ce moment le mécréant croira les histoires des anciens, et heureux soit le bienfaiteur qui ira rencontrer le front de son Dieu. (L’homme de la caverne quitte son perchoir, sur le dos de quelques damnés de la terre, il traverse la foule des spectateurs, la fendant en deux …)

Dieu, faites que cette pluie soit bénéfique pour les croyants, pour la communauté d’Ahmed Le Sincère, et pour les proches de l’Elu, et ses compagnons, et tous les proches de ses compagnons, Vous qui êtes le plus clément de tous les cléments, vous qui êtes Pardon, Tolérance, Savant, Généreux …

L’homme de la caverne descend de son perchoir, sur le dos de damnés de la terre, traverse la foule fendue en deux.

Habil intervient :

« Je ne sais pas s’il y a une vie après la mort, mais je suis sûr qu’il y a une vie avant la mort, il en reste un peu dans les chambres, allez la voir, allez-y, dans les chambres il y a un peu de vérité à découvrir, allez voir, allez allez, suivez ces créatures …Nous nous reverrons plus tard … »

Les damnés de la terre conduisent les spectateurs vers les deux patios où les chambres renferment des acteurs. Sur le chemin, vers les patios, les damnés de la terre narrent les chinoiseries comme chuchotant des secrets d’Etat :

  1. On conte en Chine, pays des chinois, qu’une femme ayant enfanté de deux frères jumeaux, les a allaités comme toutes les femmes, ils ont rampé, marché à quatre pattes, sur leur jambes, ont pris la bêche et tenu la charrue pour labourer la terre avec leur père. Ils ont commencé à lorgner vers les filles du quartier, leur maman décide de les marier en choisissant deux sœurs. Un même jour, une même fête et moins de dépenses. Le premier mois de noce passe sans problèmes. Les deux fils ont l’habitude de finir leur journée de travail, de passer chez leur maman et de vider ce qu’ils ont sur leurs cœurs. Comme d’habitude, ils passent chez leur maman, l’un dit « ma femme n’est pas belle » l’autre dit «  tu m’a choisi une femme moche » «  son visage ne me plait pas » « cela t’arrange toi mais pas moi » et la lune de miel après un mois devient fade, et il vaut mieux s’en séparer plutôt qu’en supporter la fadeur. La maman a beau expliquer, calmer ses fils, les faire patienter, rien à y faire. Le Bienfaisant est au ciel, loin d’eux, eux qui travaillent la terre, et tous les jours la même rengaine. La bonne femme, selon sa science, part à la montagne, à la recherche d’une plante, pour une infusion propice à l’amour des épouses. Une vieille femme se trouvant errer par là, les cheveux bouffés par la blancheur, pliée en deux, tenant une béquille qui la sauve d’une chute certaine à chaque pas. « Bonjour », « heureuse journée », la vieille demande « que viens-tu faire ici ? » la bonne femme lui narre son histoire : il se passe ceci et cela, ses fils n’aiment pas leurs épouses, elles ne sont pas belles disent-ils.

Ecoutes-moi ma fille, ni plante ni amulette, au prochain souk tu vas leur acheter un miroir chacun, et tous les jours qu’ils se regardent dedans, et pense à moi…

  1. En Chine, pays des chinois, on conte qu’une vielle femme vivait tranquille avec son fils chasseur au cœur de la forêt. Le fils part à la chasse, rentre au crépuscule, une fois avec un lapin, une autre avec quatre cailles, une fois avec un petit sanglier, une fois avec deux pigeons ou deux éperviers. Un jour le file part à la chasse et ne revint pas. Le lion l’a mangé. La vieille passa sa nuit le ventre creux. Le lendemain, à l’aube, elle partit voir le lion, et lui dit : tous les jours tu m’apporteras à manger… 
  2. Le chemin de la dignité, une histoire de Chine, pays des chinois. On conte qu’une femme et un homme, époux et épouse, vivaient heureux voilà une année, bien que l’homme soit au chômage. Un jour il quitte sa maison, à la recherche du travail. Il entend parler d’un immense chantier en cours qui a besoin d’ouvriers. Il rentre, informe sa femme, elle lui tend son baluchon, lui dit adieu, elle lui souhaite une bonne route. Il fait du chemin, s’informant chez les passagers, arrive devant la muraille de Chine. Il est engagé, il travaille loin de sa femme, loin du pays, comme un forçat mais avec le cœur à plein régime. « La femmette dans sa maisonnette bien honnête, attend le retour de son épousette ». Passent trois ans, et j’ai oublié de vous dire que le mari est mort. L’épouse a attendu, attendu, puis a pris son baluchon, a fait ses adieux à sa belle-mère, et partit. Elle marche, fait du chemin et s’informe chez les passagers, et finit par arriver devant la muraille de Chine. Elle apprend que son mari, avec des millions d’hommes, est sous terre, dans un tombeau. Ce jour là, passe un énorme convoi impérial. L’Empereur de Chine visite son chantier. Médusée, elle regarde d’un œil qui pleure d’un torrent. L’empereur l’aperçut, elle lui plut, elle fut portée illico devant l’empereur : « je te prend comme épouse, tu sera impératrice au Palais. » elle lui dit : « j’accepte, à une condition. » - j’accepte ta condition. Dis. Elle répond : « des funérailles impériales pour mon défunt mari » Les tombes sont ouvertes, son mari enseveli dans la soie, les encens dégagent une fumée dense, le convoi roule vers la falaise donnant sur la mer, carrosses dorées, drapeaux et oriflammes, noces impériales. Elle demande à descendre, un bouquet de fleurs à la main. Elle se tourna, sourit et dit : « je peux lui dire adieu, je jette vite le bouquet et je reviens. » Elle avance, silencieuse, le cœur gros, l’Âme légère offrant son corps aux poissons. Elle lança le bouquet, le rejoint, sans rien vendre, sans rien acheter, sans oublier, sans trahir …
  3. Un prince, disons de Chine, pays des chinois, sort faire un tour. Il aperçut une jeune fille, portant un plat sur le tête, le déjeuner de son père laboureur. Il la suivit, de mot en mot, il lui proposa un mariage. Elle précipita ses pas, il la rattrapa, elle lui dit : « demandes ma main à mon père que voilà » « je viens vous demander la main de votre fille. » « si vraiment tu y tiens, ma fille est encore jeune, tu es encore aussi jeune, elle sera à toi si tu pars dans les pays chercher la vérité. Reviens quand tu la trouveras. » 

Le prince partit, d’un pays à l’autre, « connais-tu la vérité, l’as-tu aperçue, où se trouve-t-elle ? » on lui indiqua une montagne où loge la vérité, dans une grotte.

Il arriva, un jour, devant la grotte, entendit : « entres, entres… » Il entra, vit une vieille décharnée, des pustules sur le visage écœurant. « C’est toi la vérité ? » aussitôt il regretta sa question. « Tu es le jeune prince qui a demandé la main de la fille du laboureur… » elle lui narra son histoire au détail près. Il voulut sortir, aller se marier. Elle lui dit « tu ne vas pas dire la vérité telle que tu l’as vue moche, vieille, désagréable à voir !!! »

Il est revenu, heureux, gai d’avoir trouvé la vérité. Il appela le laboureur qui vint le voir avec sa fille enceinte. « tu as donné ta fille ? » dit-il. Le laboureur lui répondit « mon fils, tu as pris ton temps, je lui ai trouvé un mari banquier, sa richesse augmente de jour en jour, c’est un homme travailleur, bien élevé, je me suis dis, il ne peut pas être loin de la vérité »

Devant les chambres, les damnés de la terre expliquent par suggestion le mécanisme du spectacle, dans cette phase, les chambres portent des numéros, vous allez entre et regarder ce qui s’y passent, trois chambres, trois numéros, puis nous allons ailleurs, où vous allez choisir vous-même les chambres suivant les numéros inscrits sur une clef :

Les damnés de la terre :

Melkiadès, un ami à moi, l’un des fils d’Abraham, a vécu plus que cent ans ou peut-être trois, à Macondo, a découvert tout seul, qu’il soit loué, que la terre est ronde comme une orange, un peu de chiffres, soyez dans la grâce de dieu, 1 2 3 5 6 7, un peu de vérité comptée à la minute près, se trouve dans les chambres que vous allez voir, nous ouvrons les portes, restez en groupes, vous allez voir, patientez, ou un mort qui parle, ou une femme qui mange son mari, un vieux et une vieille, un prêtre assassin, ou un bébé dans une valise, ou un témoin romancier,  que l’œil de l’envieux ne vous touche jamais, vous êtes superbes, nous ouvrons un long chemin, vous apprendrez à y avancer seuls, nous avons peur des autres mais pas de vous, allez-y, entrez… voyez…   

Après la troisième chambre visitée, les spectateurs sont invités à suivre les damnés de la terre vers le grand patio, ils y assistent à la seconde bagarre entre Kabil et Habil :

Kabil :  chien, minus, moins que rien, nul, pauvre, malade, 

Habil : menteur, charogne, ordure, loup, assassin, merde de merde, chien enragé,

Kabil : je t’ai donné le choix, avec moi et tu te la boucle, tu ne verras que du bien, tu travaille contre moi ?  tu raconte tout à qui veut t’entendre ?  tu fais de ton frère ton pire ennemi ? Je suis ton seigneur, j’ai ma main haute, je te donne à manger, chien …

Habil : frère, mon frère !!! Tu as une gueule pour dire mon frère ? Que ta gorge soit piquée ! Traître, perfide, chien enragé, loup-garou, pilleur, charognard, chacal, vautour, mon argent tu l’as pris, les biens du père tu les as confisqués, toutes les nuits, dans mes songes noirs je vois ma mère, la tête nue, implorant Dieu contre toi, Mon Dieu faites que je sois présent quand tu le pendra par les paupières !!!

( nous entendons l’un des gardes appeler « Monsieur Kabil, monsieur Kabil, on a besoin de vous …)

Kabil crache en direction de Habil et s’en va précipité.

 

 Après la bagarre, les spectateurs sont invités, en deux groupes, à suivre les damnés de la terre vers les patios, où ils vont découvrir d’autres chambres qu’ils n’ont pas fréquentées déjà.

Les damnés de la terre reprennent leur explication :

Un peu de vérité, compté à la minute près, vous l’avez vu dans trois chambres, nous avons ouvert un long chemin, sur lequel vous avez fait trois pas, restent trois seuil que vous allez franchir tous seuls, nous avons peur des autres, pas de vous, nous vous donnons des clefs jumelles, avec des chiffres dessus, suivez les chiffres, en petits groupes, je ferme les yeux, l’intention est claire, ou un garçon ou une fille, c’est l’intention qui compte, pas d’élection libre, c’est celui là l’élu, c’est celle là élue de mon cœur, prenez, des pairs et des impairs, 28 29 30 31 32 33, et une autre fois un peu vérité comptée à la minute près, voyez ça, s’il vous plait, et Ommik Sissi a trouvé un sou, a ramassé un petit tas de sous, passant son temps à balayer, balayer, balayer et elle fut emportée par l’Oued avec la récolte et l’ogre de la forêt, elle ne voit pas, ne regarde pas ne mange pas le porc, c’est péché, concentre-toi, comprends les malheurs vécus par des tunisiens et des italiens qui te disent : il n’y a pas de vérité évidente, il n’y a pas de mensonge patent, voyages, fréquentes les gens et apprends la leçon, il est difficile de trancher entre le Bien et le Mal, le chaud du froid … l’esprit rétrécit par manque de pluie, pluie, pluie, pluie…

 

Suivent les textes servant pour le jeu dans les chambres :

  1. Le témoin afghan :

L’idée du jihad m’a amené à combattre les russes en Afghanistan, nous avons combattu, les russes s’en vont, arrivent les américains, je ne vais pas m’étirer là-dessus, vous connaissez l’histoire. L’important, je vais vous dire un secret, qui doit ici rester, si jamais vous apprenez que j’ai quitté la prison, vous pourrez le dire. J’ai écrit un roman, à Guantánamo, quatre ans que j’écris et réécris, ils se rendent compte, ils confisquent tout et je recommence, jusqu’à la solution finale, huit ans après, j’écris dans ma tête et j’apprends par cœur, sans crayon, sans papier, je l’ai fini et je l’ai appris, je sors et je le publie, et que ma mort advienne, bienvenue. Je vous en lis un bout : sur du papier 15/21, la page 416, pétition n° 6,

Objet deux point, économique point. Entre parenthèses les valeurs et les richesses retrouvées avec les prisonniers

« au cous des perquisitions effectuées par vous, ont été réquisitionnés les bagues d’agrément et de mariage, les bracelets, les montres, les stylos à encre, les pièces en argent et toutes les choses de valeur. Et bien que ces perquisitions se passent avec une précision qui a ensanglanté la peau virgule elles ne sont pas avec ça parfaites point je reviens à la ligne j’ai remarqué aujourd’hui autour des têtes d’un nombre de prisonniers des couronnes qui ressemblent aux auras des saints peints sur les icônes point les saint comme je le sais ont des auras en or point alors que les auras des prisonniers ne sont pas en or ou en quelque autre métal précieux virgule et si elles étaient ainsi ces auras ou ces couronne tiret si vous préférez cette expression tiret auraient été déjà confisquées point mais malgré l’absence de métal précieux virgule leur valeur est bien supérieure pour être négligée point

Nouveau paragraphe

Personnellement je ne fais pas partie des savants point mais je crois que la valeur de ces auras est haute virgule parce qu’elles  ne peuvent apparaitre que sous l’effet de rayonnements qui ressurgissent des cerveaux de quelques prisonniers et de leurs âmes point et il est nécessaire d’attirer l’attention que de tels faits n’apparaissent pas dans la société machinale occidentale point parce que ces phénomènes sont apparemment parmi les particularités des sociétés non évoluées point mais cela est sans importance point car tant que ces couronnes auront une quelconque valeur il ne faudra pas de ce fait qu’elles restent à la portée des mains des prisonniers virgule là je commence la page 417

Parce qu’il est strictement interdit que des prisonniers gardent des choses précieuses et de valeur point je suis convaincu que ce genre d’auras ou de couronne était pendant quelques étapes de l’histoire virgule objet de nombreuses confiscations point Les envahisseurs barbare tel que Gengis Khan avait considéré ces atours découverts chez quelques prisonniers à leur juste valeur virgule et les extorquaient d’eux point Et les moyens de transport à cette période de l’histoire n’étaient pas comparables à nos moyens aujourd’hui point C’est pour cela que Gengis Khan tiret lui qui était hanté par l’acquisition et la possession de ces auras tiret donnait l’ordre de transporter la tête avec l’aura à son palais pour que le rayonnement lumineux qui en jaillit ne s’abime pas point les têtes avec les auras virgule les têtes des prisonniers chinois et arabes étaient attachées à un fil virgule et nouées aux selles sur les chevaux et portées en Mongolie point Mais sur le chemin il arriva tiret à cause des conditions climatiques et le changement brusque de température sans doute tiret que les auras sur les têtes coupées sont disparues et que celles-ci sont restées privées de leurs atours et sont jetées abimées quelles sont commençant à se décomposer 

Nouveau paragraphe

Pour éviter une telle perte virgule il vaut mieux pour vous de ne pas recourir à couper les têtes des prisonniers comme a fait Gengis Khan avant mais vous pouvez conserver ceux qui ont des auras autour de leurs têtes dans des cloches en verre avec une atmosphère réglée et une température constante virgule et les envoyer dans vos pays point Votre société jouit d’un bonheur illimité possédant les moyens mécaniques et techniques nécessaires pour vous éviter les pertes qu’ont subies jadis les barbares point Les informations et les mythes disent qu’un demi million d’auras ont été perdu de cette façon les temps passés point Veillez agréer comme d’habitude mes expressions d’admiration profonde point tiret restes souriant point d’exclamation signature le témoin point page 418 … page 419 … page 420 … page 421 … page 422 … page 423 …

 

  1. Le grand enfant, ou Merci Maman :

Un vieux et une vieille, assis à une table, l’un en face de l’autre. Sur le mur une horloge arrêtée. Elle indique toujours six heures moins dix. A côté, un porte-manteau sur lequel pendent la chemise, le pantalon,  la veste, avec en bas, les chaussures du vieux. Lui porte un pyjama et un tricot de corps. On entend, au dehors le bruit d’un moteur d’une automobile. Le moteur est arrêté, les portières s’ouvrent et claquent à leur fermeture.

Le vieux se lève, excité, baisse son pyjama à ses pieds et attend que la vielle lui apporte son costume pièce après pièce. La vieille se lève aussitôt que lui, range quelque peu la table, elle va chercher la chemise, l’aide à la mettre, la boutonne et va chercher le pantalon, elle le pose sur le dos de la chaise, elle lui retire son pyjama l’aide à mette son pantalon avec sa ceinture. Elle va chercher les chaussures et les pose devant ses pieds. Il est debout, il tente de mette un pied dans la chaussure et il chancelle, met une main sur la table, se stabilise et s’assied sur la chaise. Elle fait de même. Il met ses chaussures et fait signe à la vieille pour nouer les lacets. Elle le fait, à genoux. Elle va chercher la veste, et la voiture redémarre, s’éloigne. Ils se regardent. Elle regagne sa place, prend dans une boite, sur la table, un vieil agenda, le feuillette, puis retrouve une page poussiéreuse d’un vieil almanach, elle regarde le vieux et lui dit : « c’est pas aujourd’hui, c’est demain .» Il fait mine de se rappeler … un temps passe.

Il se met à plat ventre sur la table (pleurant ou rigolant), la vieille en profite pour lui enlever ses chaussures, puis le tape sur la fesse. Il s’arrête, pose les pieds et commence à vouloir enlever son costume sans y parvenir. Elle l’aide à déboutonner la chemise, la remet sur le porte-manteau, elle l’aide à enlever son pantalon, assis, elle lui remet son pyjama, remet chaque chose à sa place puis s’assied en face de lui essoufflée.

Il se met debout, hausse son pyjama autant que possible et s’assied en face de la vieille.

Elle prend sur la table, la même boite, en retire deux biscuits, elle en donne un à lui, et garde l’autre pour elle. Ils grignotent en même temps les biscuits.

Un temps passe.

On entend le bruit d’une autre voiture, les portières qui claquent. Le vieux se lève et baisse son pyjama à ses pieds. La vieille lui jette un coup d’œil, désolée, et lui dit « c’est demain, demain c’est pas aujourd’hui ». Faisant mine de comprendre, il s’assied de nouveau, reprend son biscuit, puis dit « merci maman, alors c’est demain que je serai président ?!!! » La vieille souriante, hoche la tête signifiant « oui ». Ils reprennent ensemble les biscuits puis se tendent tendrement la main pour plonger dans un silence éternel…

Le moteur de la voiture redémarre, s’éloigne …

  1. Le Mort vivant :

Un jeune homme, dans un sac mortuaire, contre le mur, le comédien ouvre la fermeture éclair, et montre sa tête.

« Pardon maman, le bateau à échoué, et nous avec, j’ai compté sur Dieu, j’ai nagé, nagé, nagé, sans arriver,

Je n’envoie pas l’argent que j’ai emprunté, ce sera une créance sur mes épaules le jour de la résurrection, je la paierai en enfer que Hmayed me pardonne ou non,

Maman ne soit pas triste, qu’ils trouvent mon cadavre ou non,

A quoi pourrait te servir mon macchabé, tu paieras son transport, son enterrement, son deuil, les liseurs de Coran, les Farqs et le quarantième jour, et les vers dans les yeux, pardon, la mer est une tombe meilleure, oublie, ça ne fait rien,

Pardon, dans le pays il y a la guerre, cauchemar qui a tout ravagé ne laissant ni branche sèche ni verte,

J’ai fait comme tout le monde, j’ai fuis comme tous les humains,

Le bateau a échoué, j’ai compté sur Dieu, j’ai nagé, nagé, nagé, rien, sans arriver …

Pardon, je ne rêvais pas grand,

Je rêvais d’un paquet de médicament pour soulager le col de ton estomac, du prix de la réparation de tes dents, pour que tu puisses comme d’habitude mordre un bout de viande, à l’occasion, mes dents doivent être vertes par les algues mais elles restent meilleures que celles du dictateur,

Pardon ma chérie, l’amour de mon cœur, je t’ai  bâti une maison d’illusion, je t’ai construit une belle cabane en bois comme on en voyait au cinéma, 

Je t’ai construit une pauvre cabane, humble, loin des barils explosifs, loin de leurs communautés, de leurs sectes, loin des racines de leur maudit chien de pater familias …

Et je me suis laissé embarquer par le rêve, et le qu’en dira-t-on.

Pardon mon frère Adnène, je ne t’envoie pas les cinquante euros promis, une bouffée d’oxygène pour que tu puisses finir ton diplôme, trouver un travail et obtenir un salaire,

Pardon ma sœur Salwa, je ne t’envoie pas le nouveau téléphone avec wi-fi, ta copine aisée en a un, elle s’en lassera vite et tu pourras le reprendre,

Dis aux murs de la maison de me pardonner, ils ne verront plus mon manteau accroché derrière la porte,

Que les plongeurs de la protection civile me pardonnent, ils vont travailler dur à la recherche d’une charogne, je ne connais pas le nom de la mer où je me noie, je ne sais pas où vont les vagues, je ne sais pas si les poissons vont laisser quelques restes ou non, 

Je veux tranquilliser le comité des réfugiés, je ne serai pas un lourd fardeau pour eux, je ne suis pas arrivé, le bateau a échoué, j’ai reconnu qu’il n’y a de dieu qu’Allah et que Mohammed est son prophète, et j’ai nagé, nagé, nagé, sans arriver à devenir un réfugié,

Et je ne peux que remercier la mer qui m’a accueilli sans visa, et sans passeport, et sans visa, sans passeport, sans visa et sans timbre, sana passeport et sans visa,

Je remercie toutes sortes de poissons qui me mangent sans me poser de questions sur ma religion, sur mes opinions politiques, bon appétit, sans poser de question ils me mangent,

Je remercie les télévisions et les programmes d’informations, elles vont diffuser la nouvelle de notre mort, en cinq minutes toutes les heures, pendant deux jours,

Un remerciement spécial pour les téléspectateurs, vous allez vous attrister en apprenant la nouvelle,

Excusez moi, je me noie, je meurs …

(le comédien referme le sac)

 

Suivent :

La bague

Le prêtre

La valise

 

Les gardes surgissent et interrompent le specles dans les chambres, de sorte que tous les spectateurs se retrouvent dans la même situation initiale des clients de l’hôtel renvoyés. Les gardes les orientent vers la même issue des escaliers, puis du dessus du grand patio, ils assistent à la dernière scène, la dernière bagarre entre les deux frères Kabil et Habil.

 

 La dernière bagarre entre Habil et Kabil :

(Habil poursuivant Kabil, le menaçant d’un pistolet) :

Ecoute- moi, c’est le jour de la vérité,  écoute-moi, dans une vielle histoire tu me tues, les choses aujourd’hui ont changé, tu m’obéiras sur une nouvelle voie, nous l’essayons, tu sais mieux que moi, en ce moment le monde n’est pas beau à voir, il ne plait à personne, les gouvernements ont une réponse, ils construisent des murs sur les frontières, ils oppriment les gens et les font taire. Les gens qui ont confiance en l’humanité, et j’en fais partie, résistent. Malgré le mal et les ennemis, nous refusons  la logique de « chacun pour soi », et nous nous efforçons de hausser notre  voix par-dessus les murs. Les gouvernements disent « non », nous les esquivons, nous barrons la route devant le racisme, et xénophobie.  Devant l’esclavagisme, l’exploitation, et le pouvoir absolu, ensemble nous pouvons convaincre que le monde pourra être mieux. Un monde où nous pourrons prendre dans nos bras les enfants réfugiés, exclus,  exilés et les regarder les yeux dans les yeux,  ce sera un monde avec plus de bonheur. Cela fait des années que nous sommes convaincus, qu’il nous faut une morale qui sera la base de la religion et non l’inverse, une religion base de la morale, nous avons essayé les gens les plus proches de Dieu, ça suffit, il nous faut une religion qui évolue, capable d’élever l’âme au niveau de la chère liberté, celle des martyrs et du  secret de leur croyance en elle. Et n’oublions pas que la religion était une  arme puissante entre les mains des régimes révolus, et l’une de ses principales thèses « rendre à César ce qui est à César » et nous avons déposé César, et nous ne voulons rien lui donner. Et la coalition d’aujourd’hui entre le capital, le pouvoir et la religion, vous donne une idée sur les chaînes de demain et sur le retour de César et sur le nouvel assassinat de la liberté… comme dirait l’autre, « qu’est-ce qui te pousse vers l’ART ? » Réponds ? Réponds … l’odeur de la merde, l’odeur de ton projet, ou une base militaire américaine, ou une poubelle pour les déchets nucléaires, ou une prison pour les restes de l’Etat Islamique de Daech, chez nous ? Dans nos propriétés ?  sur notre sol ? Il ne fait pas partie du globe terrestre ? Tu n’as plus le moindre brin d’humanité ?  Ta conscience est morte ? Gens du monde soyez témoins … (Il lui donne son pistolet.)

Je t’abandonne à  ta conscience… ( Kabil tire sur Habil, il le tue.)

 

Traduit du tunisien et de l’arabe par ridha boukadida. Le 01/11/2015. A kalaa Sghira.

  

    

  

 

 

       

 

 

 

 

 

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