La magnifica illusione Tout Public  -  2016

Locandina

Uno spettacolo del Teatro dell’Argine

di Andrea Paolucci e Giovanni Dispenza
con Sofia Bròcani e in video Yousef Abdel Hakim Benamira
drammaturgia Mattia De Luca e Andrea Paolucci
scenografie Giovanni Dispenza, Dario Marcolin Gallerani, Carmela Delle Curti
musiche Andrea Rizzi
illustrazioni Jacopo Moruzzi
direzione tecnica Zine Labidine Jahabli, Francesco Massari
consulenza tecnica Antonio Racioppi, Sergiu Cebotari
regia video Simon Barletti
video mapping Stefano Baraldi
con la partecipazione straordinaria in video di Sanaà Selfaoui, Amine Lamraoui, Zine Labidine Jahabli
aiuto regia Giacomo Armaroli
regia Andrea Paolucci
 
si ringrazia il Comando Generale delle Capitanerie di porto e la Guardia Costiera di Cattolica
 
foto di Luciano Paselli
 
Premio come miglior scenografia al Festival Atelier di Baia Mare (Romania)
Nomination per miglior giovane attrice, miglior spettacolo e migliore immagine scenica al Festival Atelier di Baia Mare (Romania)
 
Per pubblici di ogni età a partire dai 10 anni
 
Debutto venerdì 11 novembre 2016 ore 21.00
presso ITC Teatro, San Lazzaro di Savena (BO)
 
 

Lo spettacolo

Da dove arriva quella ragazzina che entra timidamente dal fondo della sala? Quale segreto si cela dentro all’enorme scatola magica che lentamente ruota al centro del palco? Quali meccanismi si attiveranno tirando tutte quelle leve, spingendo quei pulsanti, ruotando quegli interruttori? E chi è quel piccolo prigioniero, incatenato nel fondo di una nave?
In scena un enorme cubo funge da portale, da passaggio segreto, che separa due distinti mondi: uno fantastico, rarefatto, ovattato dove una bambina osserva e interroga sempre più insistentemente questa macchina piena segreti. L’altro, che sbirciamo con gli occhi di un bambino, costellato di bombe, di pericoli, di fughe in mare.
I due mondi sono distanti eppure destinati prima o poi a scontrarsi con esiti fatali.
A meno che non si attivino i meccanismi giusti.

Il nuovo spettacolo del Teatro dell’Argine, che ha aperto la stagione 2016-17 dell'ITC Teatro, è uno spettacolo senza parole, rarefatto, poetico, duro. Uno spettacolo che racconta di complicità e di altruismo, di mistero e di accoglienza, di viaggi in mare e dentro se stessi. Uno spettacolo che tenta la difficile via di parlare tanto a un pubblico adulto quanto a bambine e bambini, tanto a spettatori esperti quanto a chi non è mai entrato a teatro, grazie a un linguaggio che unisce teatro di figura e videomapping, teatro d'attore e di impegno civile.

Le note di regia

«Abbiamo tentato di parlare in modo poetico e universale di migrazione. E di quell’assuefazione che inevitabilmente ci assale quando, sbarco dopo sbarco, naufragio dopo naufragio, tutto diventa un indistinto rumore di fondo da telegiornale. Facile indignarsi dal divano, difficile rimboccarsi le maniche e agire.  Abbiamo tentato di raccontare temi duri attraverso la favola, la parabola, il realismo magico non tanto per edulcorare o limitare la drammaticità degli eventi, quanto per trovare una nuova modalità di narrazione del reale, capace di aggirare anticorpi e difese che ormai si attivano automaticamente in ognuno di noi sentendo ogni giorno parlare di decine, centinaia, migliaia di morti in mare. E tentiamo anche la difficile sfida di parlare contemporaneamente a pubblici differenti, siano essi adulti o bambini, italiani o stranieri, di sinistra o di destra, a favore o contrari. Perché ci riguarda tutti. E ci riguarda ora.» Andrea Paolucci

La drammaturgia

Al centro del palcoscenico un grosso cubo ruota come ruota il mondo su cui poggiamo tutti i piedi. Una ragazza lo osserva. Interessata, certo, ma allo stesso tempo salda nel naturale distacco che il quotidiano ci impone. Esiste ancora qualcuno che si stupisce davvero quando gli viene detto che il nostro pianeta ruota su se stesso?
È proprio attraverso l'esca della curiosità, quella sana spinta che ti risveglia dal torpore, che il cubo, enorme ammasso di tubi, pulsanti, leve, sportelli dalle molteplici forme e strani ingranaggi, attira la giovane ragazza all'interno del proprio gioco.
Un gioco che ha come protagonista anche un altro personaggio: un bambino, che non vediamo in faccia ma di cui condividiamo lo sguardo. I suoi occhi, attraverso uno schermo al centro di una delle facce del cubo, svelano quella realtà che non abbiamo mai vissuto in prima persona, ma di cui sentiamo solo parlare: una famiglia felice, l'orrore della guerra, la fuga, la solitudine e l'approdo in mare, la lotta per la vita. Starà alla ragazza capire la sua connessione con quel punto di vista sul mondo: basso di fronte a problemi e pericoli alti, giovane al cospetto di fenomeni antichi ma sempre contemporanei.
La migrazione raccontata con gli occhi di un bambino, una realtà in cui l'immaginazione resta l'unica via di fuga da un mondo così duro, spigoloso e incomprensibile.
Ed ecco quindi la serie di prove da superare come nel classico schema delle favole, dove un eroe e il suo inconsapevole aiutante, attraverso l'abilità, l'ingegno, la fortuna e, forse, la magia, percorrono un viaggio irto di pericoli e sfide verso la salvezza finale. Si spera.
Poco importa che i due si trovino ad agire in dimensioni diverse e che i loro linguaggi siano differenti. Il cubo funge da portale, da trait d'union tra le due storie perché non esiste un dentro e un fuori: così come il mondo, il cubo è unico, raccoglie tutte le nostre storie sulle sue facce, anche se non ce ne rendiamo conto. Dobbiamo solo ricominciare a stupirci nel vederlo ruotare.

Le foto

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Il video

Le recensioni

CONTROSCENE, CORRIEREDIBOLOGNA.IT
Massimo Marino

Andrea Paolucci e Giovanni Dispenza, gli autori, hanno voluto raccontare l’immigrazione cercando di rompere il senso di assuefazione che le storie di fughe verso il nostro mondo hanno ormai su molti di noi. [...] La chiave scelta è quella della favola, in una narrazione senza parole dal sapore evocativo. La protagonista è una ragazza del “nostro mondo” di fronte allo choc delle vite di chi scappa da luoghi di guerra, di odio, di miseria. [...] Alla sorpresa iniziale di fronte al misterioso cubo rotante, succede la voglia di esplorare quello strano oggetto, che nasconde scatole con scoppi e suoni, acque del mare, manopole che rivelano mondi imprevisti; un luogo che si accende di voci e volti o che sprofonda in mari tempestosi che mettono povere vite a rischio. […] Siamo in un teatro di ombre: ombre minacciose, ma anche giocose, un altro modo di vedere, in tralice, la realtà. I due livelli, l’ansia e la voglia di scoprire, si susseguono e si sovrappongono, in un lavoro fresco, divertente, capace di stupire con la meraviglia del teatro di oggetti, quel teatro che allude alle grandi cose per piccole, umili trasposizioni in materiali poveri e figure, riportando le cose difficili alla vicinanza del gioco, della manipolazione, facendo crescere a poco a poco curiosità e sentimenti. È uno spettacolo che troverà il suo pubblico ideale nei ragazzi, ma che tutti possono gustare. Ed è una domanda, impellente, su come noi guardiamo i fatti che avvengono nel mondo, che ci investono, che dovrebbero provocare una nostra reazione. È una questione su come noi partecipiamo. Con i metodi del teatro d’ombre, di oggetti, della favola in cui si scopre la sproporzione del corpo indifeso, il pericolo, l’ansietà, per cercare una liberazione profonda. Da vedere.

BOLOGNATEATRO.IT
Carlo Magistretti

[…] Ancora una volta provano qualcosa di nuovo in questo La magnifica illusione quelli dell’Argine, e ancora una volta mi sorprendono, in positivo. Si tratta di uno spettacolo pantomimico, senza parole, ma con una narrazione molto chiara che intreccia più linguaggi e più piani narrativi. Il vero protagonista è un cubo, una macchina scenica molto complessa, un deus-machina che si trova al centro della scena e che vive grazie anche alle videoproiezioni che lo usano come schermo. Il cubo è vivo dunque, e allora chi è il cubo? La mente del protagonista? Un luogo? Un non luogo? O ciascuno di noi? Ogni spettatore potrà trovare la risposta e sarà sicuramente altrettanto valida quanto quella dello spettatore a fianco. Ma alla fine tutti avremo assistito alla storia di un piccolo migrante che scappa dalla guerra e arriva in Italia, giusto per ricordarci che una storia che appare ormai così comune inizia sempre da una necessità, quella di vivere, fuggendo bombe e morte, come qualunque essere umano farebbe. Sì, lo spettacolo può migliorare, e sono certo che lo farà, perché è una ennesima buona prova del Teatro dell’Argine che merita ancora di essere promosso e conosciuto dal pubblico di massa a livello quanto meno nazionale. Spero che La magnifica illusione possa crescere dunque, e arrivare a qualche festival internazionale dove certo non sfigurerebbe. E voi, andatelo a vedere.
 
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La scheda didattica

Ambito disciplinare
Teatro e scuola

Parole chiave
Curiosità, fiaba, migrazione

Destinatari
Per tutti, a partire dai 10 anni

Durata
50 minuti

Obiettivi
Abbiamo tentato di parlare in modo poetico e universale di migrazione. E di quell’assuefazione che inevitabilmente ci assale quando, sbarco dopo sbarco, naufragio dopo naufragio, tutto diventa un indistinto rumore di fondo da telegiornale. Facile indignarsi dal divano, difficile rimboccarsi le maniche e agire.  Abbiamo tentato di raccontare temi duri attraverso la favola, la parabola, il realismo magico non tanto per edulcorare o limitare la drammaticità degli eventi, quanto per trovare una nuova modalità di narrazione del reale, capace di aggirare anticorpi e difese che ormai si attivano automaticamente in ognuno di noi sentendo ogni giorno parlare di decine, centinaia, migliaia di morti in mare. E tentiamo anche la difficile sfida di parlare contemporaneamente a pubblici differenti, siano essi adulti o bambini, italiani o stranieri, di sinistra o di destra, a favore o contrari. Perché ci riguarda tutti. E ci riguarda ora.
 
Temi
Lo spettacolo è stato impostato, fin dalla fase iniziale, per parlare direttamente ai ragazzi/e, ai bambini/e bambine e agli adulti/e attraverso l’esca della curiosità. La curiosità è il vero primo motore dell'azione in scena. La magnifica illusione racconta il rapporto tra un bambino, una ragazza - una fata? una narratrice? - e il percorso che entrambi compiono insieme. Al centro del palcoscenico un grosso cubo ruota, come ruota il mondo su cui poggiamo tutti i piedi. La ragazza lo osserva. Interessata, certo, ma allo stesso tempo salda nel naturale distacco che il quotidiano ci impone. Esiste ancora qualcuno che si stupisce davvero quando gli viene detto che il nostro pianeta ruota su se stesso? Ma è proprio attraverso l'esca della curiosità, quella sana spinta che ti risveglia dal torpore, che il cubo, enorme ammasso di pulsanti, leve, sportelli dalle molteplici forme e strani ingranaggi, attira la giovane ragazza all'interno del proprio gioco. Un gioco che ha come protagonista anche un altro personaggio: un bambino, che non vediamo in faccia ma di cui condividiamo lo sguardo. I suoi occhi, attraverso uno schermo al centro di una delle facce del cubo, svelano quella realtà che non abbiamo mai vissuto in prima persona, ma di cui sentiamo solo parlare: una famiglia felice, l'orrore della guerra, la fuga, la solitudine e l'approdo in mare, la lotta per la vita. Starà alla ragazza capire la sua connessione con quel punto di vista sul mondo. La migrazione raccontata con gli occhi di un bambino, una realtà in cui l'immaginazione resta l'unica via di fuga da un mondo così duro, spigoloso e incomprensibile. Ed ecco quindi la serie di prove da superare come nel classico schema delle favole, dove un eroe e il suo inconsapevole aiutante, attraverso l'abilità, l'ingegno, la fortuna e, forse, la magia, percorrono un viaggio irto di pericoli e sfide verso la salvezza finale. Si spera. Poco importa che i due si trovino ad agire in dimensioni diverse e che i loro linguaggi siano differenti. Il cubo funge da portale, da trait d'union tra le due storie perché non esiste un dentro e un fuori: così come il mondo, il cubo è unico, raccoglie tutte le nostre storie sulle sue facce, anche se non ce ne rendiamo conto. Dobbiamo solo ricominciare a stupirci nel vederlo ruotare. La magnifica illusione è una fiaba per tutti.

Attività in classe - Spunti di riflessione
Si suggerisce un gioco teatrale da svolgere in classe dopo la visione dello spettacolo: si divide la classe in due gruppi e si sceglie un a parte dello spettacolo che più ha colpito i ragazzi e le ragazze. Con l’ausilio di musiche adeguate, si richiede a ciascun componente dei due gruppi di dar voce per iscritto al proprio personaggio. Per la scrittura, che altro non deve essere che un flusso di pensiero, è importante assegnare un tempo massimo che non superi i 10 minuti. A seguire si richiede ai componenti dei gruppi di leggere quanto scritto. Si consiglia sottofondo musicale.
 
Conoscenze propedeutiche
Nessuna
 
Preparazione allo spettacolo
Lo spettacolo non richiede lezioni di preparazione particolari.

La scheda tecnica

Durata spettacolo
60 minuti circa senza intervallo
 
Illuminotecnica
  • 16 PC 1kW provvisti di ganci, bandiere e porta gel
  • 2 PC 500W provvisti di ganci, bandiere e porta gel
  • 4 sagomatori 750W 25°/50° provvisti di ganci
  • 7 Par36 provvisti di ganci
  • 24 canali dimmer 2,5kW/ch
  • 8 sdoppi
  • Ritorno DMX512 in regia
  • Luci di sala dimmerabili
  • Carico elettrico necessario: 15kW
  • Tutti i cavi necessari ai collegamenti
  • Scala per puntamenti
Audio
  • 1 mixer audio 4 in/4 out
  • P.A. adeguato allo spazio
  • Ritorni audio in regia
  • 1 connesione PC mini-jack
  • 2 monitor su palco
  • Tutti i cavi necessari ai collegamenti
Video
  • 2 ritorni HDMI in regia
Allestimento palcoscenico
  • Palcoscenico in legno perforabile, senza declivio e liscio
  • Dimensioni minime del palco (LxP): 8m x 7m
  • Altezza minima al graticcio: 5m
  • Quadratura nera alla tedesca con 1 uscita sul lato destro vista pubblico
  • Oscurabilità totale dello spazio
  • Non è necessario sipario
  • Regia unica a fondo sala
Materiale in carico alla Compagnia
  • 1 consolle ETC Smartfade 24/48
  • 1 barra led RGB
  • 2 videoproiettori con ganci di attracco
  • 1 notebook MACBook
  • 1 PC tower
  • Scenografia: 1 cubo di legno con relativo scheletro di ferro delle dimensioni di 150x150cm
  • 2 batterie da 12v
  • 1 caricabatterie da 12v
  • Filtri necessari
Personale tecnico richiesto su piazza
  • 1 responsabile tecnico dello spazio
  • 1 macchinista
  • 1 aiuto elettricista
  • 1 facchino per lo scarico e carico
Note
  • Tempo di montaggio: 16 ore (si richiede 1 giorno di premontaggio)
  • Tempo di smontaggio: 3 ore
  • Lo spazio dovrà essere preventivamente riscaldato per le prove della Compagnia
  • Sono inoltre richiesti 2 camerini per 2 attori, riscaldati e dotati di toilette
Variazioni alla presente scheda tecnica dovranno essere preventivamente concordate con la Compagnia.
 
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Referente Tecnico
Francesco Massari
348 9315611
francesco.massari@teatrodellargine.org

Le date

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Teatro dell'Argine Società Cooperativa Sociale | Sede legale via dei Gelsi, 17 | 40068 San Lazzaro di Savena - BOLOGNA | P.I. 02522171202