Casa del Popolo Teatro  -  2017

Locandina

Uno spettacolo del Teatro dell'Argine
in collaborazione con il Teatro delle Temperie
 
di Nicola Bonazzi
da un'idea di Andrea Lupo
con Lorenzo Ansaloni, Micaela Casalboni, Giovanni Dispenza,
scene Carmela Delle Curti
aiuto regia Mattia De Luca
regia Andrea Paolucci
 
Debutto domenica 26 novembre 2017 ore 21.00
presso Teatro Pedrazzoli, Fabbrico (RE)

Lo spettacolo

«C’era una volta il popolo. Era un popolo ottimista, che credeva in sé e si impegnava in attività improduttive, tipo costruire “case” dove ritrovarsi tutti insieme a fare cose ricreative, per esempio ballare o giocare a carte.  Anche oggi c’è il popolo: di solito viene evocato, ridotto a puro suono, nei dibattiti politici o nei comizi di piazza. Ma da qualche parte, come residuo di un mondo in via di estinzione, si aggira ancora un’umanità dedita al liscio, al burraco, ai quartini di vino e alle liti furiose per una giocata di briscola finita male. Vive in luoghi dove ci sono tavolini, banconi di bar, campi di bocce e tavole calde che sfornano enormi piatti di tagliatelle. Sverna e villeggia lì, giorno dopo giorno, anno dopo anno, mentre un altro popolo, più moderno ed efficiente, marcia con sicurezza nei corridoi di nuovi luoghi ricreativi, chiamati ipermercati. Non a questi – a nostra volta improduttivi e inattuali come tutti i teatranti – ci siamo dedicati, ma ai primi, rubandone voci, storie, dialoghi, atmosfere: per capire se il popolo (ammesso che esista) ha ancora una casa dove poter abitare».

Il materiale di partenza dello spettacolo consiste in decine e decine di interviste condotte con persone di diversi caratteri, età, manie, in numerosi centri ricreativi dell’Emilia intorno a Bologna.
Il punto d’arrivo è uno spettacolo di teatro d’attore e di nostalgia canaglia, che ha il ritmo forsennato del rock d’antan e insieme il passo cadenzato di melodramma e di melassa del liscio da balera.
Un lavoro che intende dar vita a sapori, odori, suoni, stili e colori. Uno spettacolo composto di quadri e ritratti che hanno per soggetto tipi umani e luoghi caratteristici, nei quali passato e presente si mescolano, e si interrogano per capire se mai domani verrà.
A rappresentare a questo caleidoscopico intreccio di storie e sapori la collaudata esperienza di un gruppo di attori che rinnova la collaborazione tra Teatro dell’Argine e Teatro delle Temperie.

«Ci siamo chiesti fin da subito che diritto avessimo di parlare di case del popolo. Con quale competenza ci prendessimo la responsabilità di raccontarne i meccanismi, le pulsioni, gli attriti e le contraddizioni. E magari anche di giudicare.
Luoghi per lo più alieni alla nostra generazione di quarantenni eppure ancora oggi capaci di esercitare su di noi una potente attrazione, non certo ideologica. Ed eccoci dunque qui, a chiederci dove sia finito quello spirito, quel comune sentire, in quale recondito angolo delle nostre viscere, in quale meandro delle nostre città si è andato a nascondere? Perché sentire il bisogno di costruire un luogo inclusivo, aperto, capace di creare valore dall’ascolto e dall’azione comune è un’utopia incredibilmente vicina ad altre utopie a noi molto care e che guidano quotidianamente la rotta delle nostre due compagnie. Idee capaci di farsi luogo, spazi di cultura capaci di farsi casa.
E se oggi per ritrovare quello spirito dobbiamo entrare in un teatro, poco male. Proveremo ad essere all’altezza» (Andrea Paolucci).

Un verbale lungo un secolo

Al giorno d'oggi la storia lascia un'istantanea traccia di sé. Foto, filmati, chat, commenti, tweet, dirette facebook. Un'enorme mole di documenti digitalizzati in cui le parole che finiranno sui testi scolastici del futuro si mischiano a descrizioni di cene e tutorial di ogni tipo.

La storia delle Case del Popolo, invece, ha avuto bisogno di tempi più lunghi. I suoi. Quelli della scrittura, della stesura del verbale, fatto di punti all'ordine del giorno, di alzate di mano e di matite a cui far la punta, col coltellino.

E alla tazza fumante di un caffè americano alla destra del laptop (per evitare fraintendimenti con il più consueto acronimo PC) da bere distrattamente fra un clic e un altro, preferisce il bicchiere di vino, meglio se rosso, al centro del tavolo, col rischio della macchia sulla pagina ingiallita.

Bisogna chiedere scusa per il romanticismo di questa breve, quanto ingenua, analisi e, a ben guardare, anche in quei voluminosi verbali, tra un commento e l'altro sui "bisogni della classe bracciantile", si nascondono risposte a sproposito trascritte con lo stesso italiano stentato del commento medio di un qualunque social network.

Ma è di questo sguardo ingenuo (e utilizziamo questo termine nella sua eccezione più elevata, fino a farlo collidere con quello di utopico) che la drammaturgia si fa carico, raccontando "sogni, bisogni, necessità" di chi ha dato vita a quei luoghi, immaginandosene le storie e i trascorsi, dando voce ad un folto gruppo di personaggi, immediatamente riconoscibili, poiché viventi ancora nei racconti di ogni paese.

E quindi un verbale lungo un secolo, in cui le pagine coincidono con gli anni e voltarle vuol dire fare un salto avanti nella storia, rimanendo irrimediabilmente spiazzati dalla sua velocità, dal suo continuo mutare, fino a rendersi conto di non avere altra possibilità se non quella di continuare ad annotare parole, commenti e punti all'ordine del giorno a cui, però, nessuno risponde più.

Un secolo in cui tutto è cambiato e nessuno ha veramente capito cosa sia successo, in cui ideali solidi come i mattoni usati per "tirar su" le Case del Popolo si sono sgretolati, lasciando il bisogno di ritrovare nuovi modi e nuovi posti in cui stare insieme, nuove "piazze col tetto" insomma.

Ma tutto questo va fatto in mezzo alla nebbia. Una nebbia che si è formata a poco a poco per colmare i buchi, le distanze che ogni individuo, solo, ha iniziato a mettere fra sé e gli altri.
 

Le foto

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Le recensioni

IL CORRIERE DELLA SERA ED. BOLOGNA
Massimo Marino

La riflessione è sviluppata in modo volutamente popolare, diretto, divertente attraverso un gioco di trasformismo di due attori e un’attrice che interpretano vari personaggi, con umorismo e capacità di sbozzare con pochi tratti figure caratteristiche. [...] Appaiono la fascinosa Sboldrona, lo stesso Etilico, Butafògh e altri tipi, colti sempre dai bravi Andrea Lupo, Giovanni Dispenza e Micaela Casalboni (una nota particolare per lei) con pochi, efficaci tratti che ci riportano a figure che chiunque abbia frequentato anche solo una Festa dell’Unità ha incontrato.

CONTROSCENA
Enrico Fiore

L’ho letto, il testo di Bonazzi, mentre in treno andavo a Milano. E mi si son riempiti gli occhi di lacrime, per più di quattro ore di seguito. Poiché da quelle pagine balzava fuori un mondo intero, oggi scomparso, fatto d’idee e di sentimenti, e delle azioni concrete in cui le idee e i sentimenti naturalmente si traducevano. Ma il gran pregio del testo di Bonazzi e dello spettacolo che ne discende sta nel fatto che non sono un’esaltazione nostalgica del Partito Comunista, che pure fu, per l’appunto, il "padre" delle Case del Popolo. [...] Ciò che invece s’impone, con forza concettuale e capacità di fascinazione straordinarie, è l’idea comunista, ovvero l’idea di una società e di una convivenza di uguali. [...] Ma infine, ciò che risulta fuori del comune (e parlo del testo e dello spettacolo insieme) sta nella capacità di fondere – senza parere, e anzi con tono lieve, aperto in pari tempo al sorriso complice e alla comicità ruspante – i bisogni dell’anima (ovvero l’ideologia) e quelli del corpo (ovvero il cibo, appunto, e il sesso su tutti). [...] E non dico quanto siano bravi, perché sono bravi in maniera «indicibile», gli attori ai quali è affidato un simile messaggio, Micaela Casalboni, Giovanni Dispenza e Andrea Lupo.

HYSTRIO
Michele Pascarella
Sembra un omaggio a Leo de Berardinis il nuovo, bellissimo spettacolo del Teatro dell'Argine. [...] Le parole di Nicola Bonazzi chiedono di essere lette a voce alta, in tutta evidenza scritte avendo ben presente il pubblico a cui si rivolgono: come non pensare all'idea di de Berardinis, di teatro come «tecnica conoscitiva dell'incontro» tra attore e spettatore? Di attori in Casa del Popolo ce ne sono tre, a dar voce e corpo a un copione che, con magistrale sensibilità ritmica, intreccia didascalie e discorsi diretti, cadenza vernacolari e raffinatezze linguistiche, Brecht e Piero Manzoni. I tre interpreti lasciano affiorare, con solida esperienza artigianale, una ridda di tipi: comici e malinconici, evanescenti e terrigni,  peculiari e archetipi, che una regia misurata intreccia con  precisa chiarezza.
 
TEATRO E CRITICA
Lucia Medri
Il popolo e la sua storia fatta di occupazioni, rivendicazioni di ideali e contraddizioni è protagonista di questo spettacolo di teatro d’attore, rigoroso nella cura registica e nella precisione dei tre interpreti in scena Micaela Casalboni, Giovanni Dispenza, Andrea Lupo, che ricoprono i ruoli di svariati personaggi dai tratti caricaturali, raccontati attraverso gli anni che passano, la storia del Novecento che irrompe nella cittadina bolognese e la disillusione di un ideale sfociata nell’individualismo. Casa del Popolo nasce dalla raccolta di una lunga serie di interviste fatte a partecipanti di età variabile dei vari centri ricreativi di Bologna e dell’Emilia ed è prima di tutto la rappresentazione scenica di un luogo di potenziali possibilità; estremizzando, potremmo dire che lo spettacolo, per le tematiche affrontate, si configura come lo specchio di quella “operatività teatrale e militante” che vede il Teatro dell’Argine impegnato su vari fronti.
 
RECENSITO
Tommaso Chimenti

E la sensibilità dell'autore, Nicola Bonazzi sempre a suo agio tra il popolare, l'ironia e l'analisi sociale, tra Stefano Benni e Michele Serra, lo ha spinto ad avventurarsi dentro questi luoghi mitici, posti fumosi di ricordi ad intervistare gli avventori anziani, ultimi baluardi di una politica che non c'è più, dove si gioca ancora a briscola e scopa, si fa la tombola e si balla il liscio. [...] I tre attori (bell'amalgama affiatata, precisi e ben calibrati Micaela Casalboni, Giovanni Dispenza e Andrea Lupo, sua l'idea dello spettacolo, per la regia nitida e puntuale di Andrea Paolucci), che interpretano una carrellata simpatica e nostalgica di figure, molte realmente esistite, ma anche topos e stereotipi da bar di provincia. [...] Un ventaglio di varia umanità che fa sciogliere ora un sorriso, adesso una lieve commozione.

BOLOGNATEATRO.IT
Carlo Magistretti

Come sempre i riferimenti di Bonazzi sono Fellini, Zavattini, Guareschi, autori che, ne sono certo, apprezzerebbero questo drammaturgo e il suo lavoro che segue il solco da essi tracciato, ma lo fa sempre trovando una sua cifra, un suo stile che sta ormai diventando inconfondibile. Ma non è solo merito suo la riuscita di questo spettacolo. C’è anche un cast di tre attori bravi e in stato di grazia, che non hanno sbagliato una virgola dei loro tanti personaggi in un rincorrersi incessante di facce e nomi che fanno prima sorridere, ma che poi ci pare di aver già conosciuto nella nostra vita, e di conoscere ancora. E poi c’è la regia di Paolucci, misurata, composta, ma sempre di grande intelligenza nel gestire uno spazio scenico volutamente piccolo, ridotto. [...] Ancora una volta hanno fatto centro e mi auguro che questo nuovo spettacolo abbia lunga vita, giri parecchio e non solo nelle terre dove il vissuto delle case del popolo è comune a molti. È uno spettacolo divertente, da vedere, per conoscere e riconoscersi.

B IN ROME
Alessandro Vellaccio

Paolucci ritrae dei veri e propri quadri con un uso sapiente delle luci, che cambiano colore, dando allo spettatore un immagine nitida dell’ individuo, del doppio, del popolo. [...] Gli attori sono bravissimi, interpretano più personaggi da un secondo all’ altro. [...] Una nota di merito va alla Casalboni che con grande eleganza teatrale aiuta a far fluire l’ intreccio e regala momenti poetici con i suoi monologhi durante lo spettacolo. [...] Casa del Popolo mi ha ricordato Novecento di Bernardo Bertolucci forse perché trattano entrambi, il film e lo spettacolo teatrale, dello stesso periodo storico, riassunto magistralmente in un breve minutaggio, forse perché entrambi sono avvolti da un velo di magia fatto di sogni, desideri, orizzonti da raggiungere.
 
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La scheda tecnica

Durata spettacolo
65 minuti circa senza intervallo
 
Illuminotecnica
  • 12 PC 1kw provvisti di ganci, bandiere e porta gel
  • 7 sagomatori 750W 25°/50°provvisti di 3ganci e 2 porta gel
  • 3 Parcan64 CP60 provvisti di ganci
  • 4 stativi h 2 m
  • 24 canali dimmer 2kW
  • 3 sdoppi
  • Ritorno DMX 5 poli in regia
  • Luci di sala dimmerabili
  • 15kW di carico minimo necessario
  • Tutti i cavi necessari ai collegamenti
Audio
  • 1 mixer audio
  • P.A. adeguato allo spazio
  • 1 connesione PC mini-jack
  • 2 monitor su palco
  • Tutti i cavi necessari ai collegamenti
Allestimento palcoscenico
  • Dimensioni ottimali del palco (LxP): 6,5m x 7m
  • Altezza ottimale al graticcio: 5m
  • Quintatura all’italiana nera
  • Fondale nero
  • 1 scala per i puntamenti
Materiale in carico alla Compagnia
  • 1 laptop MAC
  • 1 consolle ADB Tango 48
  • 1 pedana 4m x 4m h 0,5m
  • 3 sedie
  • 1 tavolo
  • 1 porta
  • 2 cubi 50x50 cm
  • Filtri necessari
Personale tecnico richiesto su piazza
  • 1 responsabile tecnico dello spazio
Note
  • Tempo di montaggio: 8 ore
  • Tempo di smontaggio: 2 ore
  • Lo spazio dovrà essere preventivamente riscaldato per le prove della Compagnia
  • Sono inoltre richiesti 3 camerini per 3 attori, riscaldati e dotati di toilette
 
Variazioni alla presente scheda tecnica dovranno essere preventivamente concordate con la Compagnia.
 
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Referente Tecnico
Carlo Corticelli
348 9304560
carlo.corticelli@teatrodellargine.org

Le date

Giovedì 14 marzo 2019 ore 21.00

Bergamo
Teatro Sociale

Via Bartolomeo Colleoni, 4

telefono 035 4160 601  

sabato 19 gennaio 2019 ore 21.15

Vignola (MO)
Teatro Cantelli

Via Cantelli, 8

telefono 329 1019102  

Teatro dell'Argine Società Cooperativa Sociale | Sede legale via dei Gelsi, 17 | 40068 San Lazzaro di Savena - BOLOGNA | P.I. 02522171202