La luce intorno Teatro  -  2021

Locandina

Uno spettacolo del Teatro dell'Argine
 
di Nicola Bonazzi
 
con Micaela Casalboni
 
autòmata e creazioni in legno Giovanni Dispenza
disegno luci Eva Bruno
 
aiuto regia Caterina Bartoletti
regia Nicola Bonazzi e Micaela Casalboni 
 
Debutto mercoledì 8 dicembre 2021
presso ITC Teatro, San Lazzaro di Savena (BO)

Lo spettacolo

«Questa è la storia di uno spettacolo nato di traverso e quasi nostro malgrado: è la storia di un migrante ma non è una storia di migrazione; è la storia di un padre ma non è una storia di paternità; è la storia di un figlio ma non è una storia familiare; è la storia di una persona psicologicamente fragile ma non è una storia di depressione. È anche la storia di noi e di cosa significa fare teatro, oggi. Oggi, Italia 2020. E di cosa significa il nostro lavoro, sempre che di un lavoro si tratti visto che non è mai semplice spiegare chi siamo, cosa facciamo e perché. Nemmeno a noi stessi» (Nicola Bonazzi e Micaela Casalboni).
 
Il nuovo spettacolo del Teatro dell’Argine prende le mosse da una storia vera ma incredibile: la storia di un ragazzo africano dalla vicenda familiare complessa e rocambolesca, vicenda che lui prima insegue, poi rifugge, poi è costretto ad indagare perché «noi siamo quello che siamo grazie alla nostra storia».
 
La vicenda di Sekou (nome di fantasia) si snoda in parallelo a quella dell’attrice che la racconta e che in quel racconto si rispecchia e si interroga, tra ricordi, dubbi, battute di spirito e riflessioni sul meraviglioso mestiere che esercita e che però sembra non dare più risposte, soprattutto in quest’ultimo periodo, in corrispondenza di una pandemia che pare aver azzerato il senso del teatro e di chi lo pratica professionalmente.

Note a margine

— Io mi chiamo Mattia Pascal. 
— Grazie, caro. Questo lo so. 
— E ti par poco? 
(L. Pirandello, Il fu Mattia Pascal, cap. I)
 
Se è vero che il mito è un racconto in grado di sollecitare l’immaginazione di ciascuno in rapporto alla condizione dell’uomo, ai suoi bisogni, alle sue paure e alle sue aspirazioni, allora questa storia è un mito contemporaneo. In quanto contemporaneo non può che essere reale, dato il nostro scetticismo verso le avventure della fantasia, ma in quanto mitico non può non coinvolgerci nel profondo. 
 
Così è successo a noi quando ci hanno raccontato questa storia: la consapevolezza che il racconto, nella nostra percezione ormai disillusa o forse smaliziata, non è sufficiente a fare uno spettacolo, si è scontrata subito con la potenza segreta di quella stessa storia. Era la storia di un migrante ma non era una storia di migrazione; era la storia di un padre ma non era una storia di paternità; era anche la storia di un figlio ma non era una storia famigliare; era la storia di una persona psicologicamente fragile ma non era una storia di depressione. Dunque, di cosa parlava questa storia? Forse di tutte queste cose insieme, e per tale motivo ci ha investito con la sua energia misteriosa e arcana.
 
Sicché quel racconto è diventato il racconto di un racconto, ovvero di come, imprevedibilmente, esso si è imposto a noi, fino quasi a costringerci a trasformarlo comunque, quasi nostro malgrado, in uno spettacolo. E di come esso, proprio perché mitico, ci implichi nelle domande essenziali che solleva: chi sono? In base a quali elementi della mia vicenda personale posso “dirmi” o “definirmi”? E cosa succede quando questi elementi si sgretolano e sembrano non potersi più rimettersi insieme? 
 
La vicenda è quella di un ragazzo africano alla costante ricerca di se stesso e delle proprie radici famigliari: o forse, paradossalmente, in perenne fuga da se stesso, da quello che di sé non conosce e non capisce; fino all’approdo ultimo in Europa, come accade a tanti, un’Europa terra di metaforica e metamorfica rinascita, cercata al pari di un sogno pacificatore (ma che pacificatore non è). Tutta la storia però viene declinata, per le ragioni di cui sopra, sulla persona che abita la scena, un’attrice, cioè la figura meno definibile in base alle convenzioni comuni, e sempre a rischio, per questo, di perdersi, di rinunciare appunto a dirsi e definirsi come tale. Soprattutto in corrispondenza di una pandemia che sembra aver azzerato il senso del teatro e di chi lo pratica professionalmente. Lo smarrimento dell’attrice si rispecchia, pur nella differenza di condizioni, di vicissitudini e di latitudini geografiche, nello smarrimento dell’uomo di cui sta narrando la storia…
 
Ma niente paura. Il mito che lo spettacolo racconta appartiene all’ambito di quelli che il critico letterario Northrop Frye chiamava “miti di primavera”: storie che, al termine di un intreccio complicato, trovano uno scioglimento positivo, qualunque cosa questo significhi. Perché in fondo, nella necessità di “potersi dire” con cui ciascuno di noi si trova alle prese, non è tanto importante raccontare la propria storia, ma raccontarla sotto la luce giusta. Quella luce che spesso non vediamo. Che spesso volontariamente rifuggiamo. Ma che è tutta intorno a noi, e che fa splendere le nostre vite.

Le foto

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Le recensioni

HYSTRIO
Claudia Cannella
Avere una bella storia non significa saperla raccontare. E neanche riuscire a renderla spunto per altre riflessioni. Per questo La luce intorno di Nicola Bonazzi è un piccolo gioiello che brilla in una notte di pioggia. […] Fascinoso e poetico artigianato teatrale per due storie che scivolano una nell'altra con sorprendente grazia drammaturgica, quasi un abito su misura che consente all'attrice di svariare magistralmente su diversi registri con toccante equilibrio tra la leggerezza di una fiaba-mito e la durezza della realtà. Il tutto ben sintetizzato da una regia non a caso firmata a quattro maini da lei e dall'autore.
 
RECENSITO
Tommaso Chimenti
scena una incredibile, meravigliosa Micaela Casalboni che, a piccoli passi, ci conduce, a sorsi millimetrici, dentro questa vita che ad un primo ascolto ci è sembrata distante, talmente separata dal nostro vissuto quotidiano da sentire una scissione, una separazione, una frontiera. […] Poi, come un fulmine, una vera e propria illuminazione, si attua il miracolo, si accende lo storytelling. La Casalboni tocca le corde invisibili del parallelismo, della vicinanza umana non tanto come compassione per le vite altrui ma quanto come identificazione dentro le vite degli altri. […] E tutto cambia. Radicalmente. […] Stanno parlando a me, stanno parlando con me, stanno parlando di me. […] Toccante fino alla pancia, al cuore, allo stomaco, al fegato, all'anima. Se non sai da dove vieni non puoi decidere dove vuoi andare. Ognuno di noi ha una “Luce intorno”, molte volte è difficile scorgerla nel buio che spesso avvolge molte esistenze. 
 
GAGARIN ORBITE CULTURALI
Michele Pascarella
[…] Il come, in questo caso, è innanzi tutto dato da una scrittura drammaturgica vibrante e ritmata, intessuta di variazioni timbriche e strutturali, che procede per accumulo di immagini offerte a chi ascolta con un’attitudine massimamente estroflessa: sideralmente distante da autocompiaciute astruserie ombelicali, questo è un teatro che tiene ben presente l’altro da sé, che sia evocato sulla scena tra cornici e molte quasi-figure di legno o che sia seduto in platea (non è certo un caso, ma non ci addentriamo in questo discorso, che la Compagnia abbia pochi giorni fa vinto un importantissimo Premio, l’Ubu, per un visionario, monumentale progetto in cui l’altro da sé era il punctum, al servizio del quale gli artisti mettevano la loro competente attitudine maieutica). Io è un altro, appunto.
 
BOLOGNATEATRO.IT
Carlo Magistretti
Non mi vergogno a dire che ho pianto per quasi tutta la seconda parte di questo piccolo bellissimo gioiello che i suoi autori devono assolutamente curare e far crescere facendolo diventare un pezzo di repertorio richiesto all’infinito. È uno dei migliori testi di Nicola Bonazzi, che seguo da anni insieme a tutta la compagnia del Teatro dell’Argine, una realtà che spesso ho lodato e a ragione. E devo farlo ancora: Micaela Casalboni è una bravissima attrice – lo sapevamo – e qui lo dimostra ancora. […] Io penso che il futuro del Teatro dell’Argine sia ancora luminoso se propone spettacoli belli come questo, una seconda giovinezza del teatro contemporaneo bolognese che merita assolutamente la ribalta nazionale.
 
BOLOGNA SIPARIO
Paolo Rota
Micaela Casalboni, entrando progressivamente nei ruoli interpretati sulla scena e rivivendo coraggiosamente assieme al pubblico il proprio percorso personale, offre un convincente ritratto di attrice e di donna, il cui cammino ha portato ad individuare quella luce (presente talvolta anche nelle persone che incontriamo o nelle loro storie) in grado di definirci, e dunque di salvarci.
Perché non è vero che quello che accade su di un palco “non importa”…
 
RECENSITO
Tommaso Chimenti
scena una incredibile, meravigliosa Micaela Casalboni che, a piccoli passi, ci conduce, a sorsi millimetrici, dentro questa vita che ad un primo ascolto ci è sembrata distante, talmente separata dal nostro vissuto quotidiano da sentire una scissione, una separazione, una frontiera. […] Poi, come un fulmine, una vera e propria illuminazione, si attua il miracolo, si accende lo storytelling. La Casalboni tocca le corde invisibili del parallelismo, della vicinanza umana non tanto come compassione per le vite altrui ma quanto come identificazione dentro le vite degli altri. […] E tutto cambia. Radicalmente. […] Stanno parlando a me, stanno parlando con me, stanno parlando di me. […] Toccante fino alla pancia, al cuore, allo stomaco, al fegato, all'anima. Se non sai da dove vieni non puoi decidere dove vuoi andare. Ognuno di noi ha una “Luce intorno”, molte volte è difficile scorgerla nel buio che spesso avvolge molte esistenze. 
 
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Il promo

La scheda tecnica

Durata spettacolo
75 minuti circa senza intervallo
 
Spazio scenico
- Dimensioni minime necessarie del palco 6x6 m
- Necessità di appendimento di 5 oggetti scenici
- Necessità di inchiodare e/o nastrare moquette di dimensione 6x6m
- Si richiede quadratura nera montata
- Le regie audio luci devono essere posizionate vicine e a fondo sala più centrale possibile
- Per spazi particolari si prega di contattare la produzione
 
Scenografia
- Tappeto 6x6m (da inchiodare e nastrare a terra)
- 4 cornici in legno da appendere 
- Elemento scenografico da appendere (2 punti d’appensione non allineati)
- 2 manichini in legno
- Attrezzeria varia
 
Audio
- Impianto audio adeguato alla sala 
- 1 monitor sul palco 
- Ingresso stereo per mandare tracce da pc (cavo segnale per pc)
- Mixer audio a scelta del fonico residente
- Computer portatile (a carico compagnia)
 
Luci
- 18 ch dimmer 2 Kw
- 8 pc 1 kw + portagel + bandiera
- 10 etc s4 zoom 25/50 750 w + portagel
- 2 sagomatori 500 w + portagel
- 6 portagobo per etc zoom
- 1 base da terra 
- 10 cavi dmx 3 poli
- Caveria necessaria
- Ganci e cavi di sicurezza per tutti i proiettori
- 2 driver dmx 8 ch (a carico Compagnia)
- 1 trasformatore 12 v (a carico Compagnia)
- 24 cob (a carico Compagnia)
- Consolle smartfade 2496 (a carico Compagnia)
- 6 riduzioni ethernet femmina-femmina (a carico Compagnia)
- 4 cavi di rete 20 m (a carico Compagnia)
- Filtri e gelatine
- 201 conversione
 
Personale tecnico richiesto su piazza
- 1 macchinista a disposizione per montaggio e smontaggio
- 1 responsabile tecnico dello spazio presente da inizio montaggio a fine smontaggio (compreso tempo di replica)
 
Note
- Tempi di montaggio: 6 ore circa
- Tempi di smontaggio: 2 ore circa
- Lo spazio dovrà essere preventivamente riscaldato per il montaggio e le prove della Compagnia
- È inoltre richiesto un camerino per l’attrice, riscaldato e dotato di toilette
 
In caso di programmazione in luoghi non teatrali, come aule o sale non attrezzate, lo spettacolo è comunque rappresentabile previo accordo con la Compagnia 
 
Referente Tecnico
Carlo Corticelli
348 9304560

 

Le date

venerdì 30 settembre 2022 ore 21.00

Melpignano (LE)
Palazzo Marchesale Castriota

via Roma, 19

telefono 375 6041184  

giovedì 7 luglio 2022 ore 21.00

Marzabotto (BO)
Teatro di Paglia

Museo Nazionale Etrusco Pompeo Aria, Via Porrettana Sud

telefono 329 5652996  

venerdì 10 giugno 2022 ore 21.00

Bologna
DAMSLab

Piazzetta Pier Paolo Pasolini, 5

telefono 051 2092400  

Teatro dell'Argine Società Cooperativa Sociale | Sede legale via dei Gelsi, 17 | 40068 San Lazzaro di Savena - BOLOGNA | P.I. 02522171202