Il caso Di Bella Teatro  -  2000

Locandina

Una produzione Teatro dell’Argine

di Luca Barbuto e Andrea Paolucci

con Micaela Casalboni

regia di Andrea Paolucci

 

Lo spettacolo

Si potrebbe cominciare con una domanda: perché l’affare Di Bella è scoppiato nel novembre del 1997, se il fisiologo modenese prescrive il suo cocktail anticancro dalla fine degli anni ‘70?
Vent’anni di silenzio, poi, improvvisamente, le parole. Perché?
Ivano Camponeschi è già il «ministro degli esteri» della famiglia Di Bella quando bussa alla porta di Emilio Fede, un vecchio cliente della sua agenzia di viaggi, offrendogli “una bomba che vi scoppierà sotto il sedere”. Ha ragione: nei mesi successivi i media, la comunità scientifica, la magistratura, il parlamento, l’opinione pubblica, faranno a gara per avere l’ultima parola sul caso Di Bella, alzando il sipario sul più grande e lungo spettacolo scientifico della storia della televisione.
Cinque mesi di parole, poi, improvvisamente, il silenzio.
Si potrebbe finire con una domanda: perché?       
  
Ci siamo chiesti fin da subito – fin dal 1998, quando è iniziato il lavoro di reperimento e studio delle fonti – quale era la distanza necessaria per osservare un avvenimento che per alcuni non è ancora esaurito, quale il linguaggio da adottare, quali i rischi che si potevano correre in una narrazione che ha per oggetto una «guerra» condotta intorno a un tabù.
Il caso Di Bella ha debuttato nel febbraio del 2001 all’itc Teatro di San Lazzaro. Il giorno della prima, al termine dello spettacolo, un oncologo e la presidentessa di un’associazione di malati che si curano col metodo Di Bella hanno entrambi stretto la mano all’attrice sul palco dicendole “complimenti, è tutto vero”; due giorni dopo in un dibattito pubblico altri rappresentanti delle due fazioni «nemiche» hanno litigato sventolando gli stessi identici risultati scientifici.

Le parole, e come vengono dette. Forse allora Il caso Di Bella è uno spettacolo sulla distanza e sul linguaggio, sulla ragione e sull’emozione. Anche per questo oggi siamo convinti che non solo si possa raccontare il caso Di Bella, ma che lo si debba fare. 

Il testo

Ecco alcuni estratti del copione.

[…] Perché uno spettacolo sul caso di Bella.
Dal novembre 1997 al marzo 1998, in un arco di soli 5 mesi, 50 milioni di italiani erano improvvisamente in grado di pronunciare correttamente la parola somatostatina. Tutti avevano la propria opinione sulle teorie del medico modenese, tutti hanno detto tutto e il contrario di tutto, nelle aule dei tribunali e in quelle universitarie, nelle preture e in parlamento, negli stadi e nelle piazze, nelle corsie d’ospedale e alle fermate degli autobus.
Tutti hanno parlato: medici, ballerine, pretori, cantanti, giornalisti, disk jockey, attori, ministri, anche il presidente della repubblica e il papa. Tutti noi in quel periodo abbiamo imparato parole nuove, parole dal significato difficile, come sperimentazione e multiterapia, concetti molto complessi come libertà di cura e protocollo terapeutico. Parole talvolta difficili anche da pronunciare: come somatostatina.
Parole nuove, difficili.
Parole veloci: in quel periodo sono state pubblicate decine di libri, sono state trasmesse centinaia di ore di servizi televisivi, sono usciti migliaia di articoli.
Tutto questo in soli cinque mesi. […]

[…] E’ la fine del luglio del 1997 quando Ivano si presenta nello studio di Emilio Fede, direttore del Tg4: «Le offro la possibilità di farsi portavoce di una bomba che vi scoppierà sotto il sedere: un medico modenese ha scoperto la cura anticancro. Questi sono i fax dei pazienti guariti dal professore. Abbiamo già qualche giornale ci serve un tg»: si tratta di inviare una troupe ad una conferenza del professore e di intervistarlo.
A questo punto qualcosa va storto, qualcosa che non sappiamo, qualcosa che i due protagonisti ci sveleranno solo più avanti, in diretta televisiva, naturalmente. Per ora ci basta sapere che Fede non è convinto, manda la troupe ma non manda in onda il servizio: del resto dirige un telegiornale di successo, è lui che decide cosa va in onda e cosa no, è lui che ha il coltello dalla parte del manico. Per Ivano è la prima battuta d’arresto, ma non demorde, aggiusta il tiro e si rivolge a chi non può essere troppo schizzinoso, a chi è in crisi di audience: Michele Santoro. […]

[…] È sempre più muro contro muro, fino a quando – inevitabilmente – i muri si schiantano: centinaia di ammalati abbandonano le cure tradizionali per recarsi in via Marianini, le farmacie esauriscono in fretta le scorte di somatostatina, che adesso si può trovare solo al mercato nero o telefonando ad un misterioso numero di cellulare che alcuni farmacisti danno a chi ha i soldi per poterselo permettere.
Si forma la fila ai confini di stato con la Svizzera e con la Croazia dove si può ancora trovare un po’ di somatostatina a prezzi ragionevoli. Se vuoi evitarti il viaggio oltralpe, case di cura private ti garantiscono la terapia, somatostatina inclusa, a suon di milioni.
Spuntano medici dibelliani in tutta Italia, che, a differenza del maestro, chiedono parcelle fino a 1.000.000 di lire a visita. Nasce una società che offre un corso per insegnare ai farmacisti a preparare i cocktail Di Bella. Durata: 3 giorni. Costo: 9.000.000. Vengono vendute fotocopie di ricette a 150.000 lire l’una, e qualcuno si vende la ricetta usata a 500.000 lire. Una signora siciliana si vende direttamente la casa per sostenere i costi della cura.
Davanti al civico 45 la fila aumenta e arriva dall’altra parte della strada, dove non di rado staziona un signore in camice bianco che stacca ricette una dietro l’altra. Sostiene di essere un allievo del Professore, il professore smentisce immediatamente.
A Modena una signora presenta un pezzo di carta al suo medico, chiedendogli di prescrivere i farmaci scarabocchiati lì sopra, sopra un foglio dell’agenda di Adolfo Di Bella, classe ’47, secondogenito del professore, impiegato di banca che, come per eredità genetica, si è sentito in grado di consigliare la cura del padre a una donna che nessuno aveva visitato. (Adolfo Di Bella non verrà giudicato perché nulla vieta a una persona di scrivere nomi di farmaci su un foglio di carta). Il Consiglio Superiore della Sanità ne ha abbastanza e ordina – quasi supplica – che il ministro faccia qualcosa. Rosy Bindi è sconsolata: «non posso farmi consegnare le cartelle con la forza». […]

[…] Nel frattempo la Bindi cerca di scrivere un decreto che spiani la strada alla sperimentazione. Non è facile perché questa, ma ormai l’abbiamo già capito, è una sperimentazione unica nel suo genere. Si parte da zero: ci sono rigide regole, bisogna trovare il modo di aggirarle; bisogna far contenti sia i dibelliani sia gli oncologi, e, perché no?, salvaguardare anche gli ammalati. Il frutto del suo lavoro vede la luce il 17 febbraio.
Le reazioni, alla faccia del disgelo, sono immediate.
Scende in campo lo stesso professore al quale, come lui stesso dice, «hanno spiegato il decreto»; non lo convince. Alcuni degli articoli che lo compongono sono lesivi della dignità del medico, e per bocca del figlio Giuseppe, informa i firmatari (Scalfaro, Prodi, Bindi, Ciampi e Flick) che non è nemmeno disposto a discuterne: «Non c’è nulla da modificare: quegli articoli vanno eliminati». E indice lo sciopero della ricetta: nessuno dei medici dibelliani doc prescriverà più la terapia. Non solo, ma per bocca del figlio Adolfo, fa sapere di essere pronto a lasciare l’Italia. […] La Bindi chiude casa, sale in macchina e va a Modena. E’ il 7 marzo e il ministro suona il campanello di via Marianini 45. Si siede, si piega, e dice che terrà conto delle modifiche richieste. […]

Le fonti

In questa pagina l'elenco dei testi di riferimento per la stesura del copione.

Sono stati inoltre presi in esame la quasi totalità degli articoli usciti dal gennaio 1997 al dicembre 1999 su  l'Unità, il Messaggero, Il Resto del Carlino, Il Corriere della Sera, Repubblica, Il Giornale, La Stampa, L'Osservatore Romano, L'Espresso e Panorama.

Abbiamo reperito preziosi punti di vista anche sul web, spaziando da www.medline.com a www.brunovespa.net, da www.luigidibella.it a www.ministerosalute.it, da www.novartis.com a www.iss.it e più in generale visitando buona parte degli oltre 6000 siti ottenuti incrociando su www.google.it le parole "caso" e "Di Bella".

Bibliografia:

 >>> Luigi Di Bella
Cancro: siamo sulla strada giusta?
Travel Factory, dicembre 1997

>>> Edoardo Altomare
Medicine & miracoli. Dal siero Bonifacio al caso Di Bella
Avverbi, marzo 1998 

>>> Carlo Madaro
Il camice e la toga
Lupetti, marzo 1998 

>>> Bruno Vespa
Si può guarire? La mia vita, il mio metodo, la mia verità
Mondadori, aprile 1998 

>>> Daniela Minerva
La leggenda del santo guaritore
Editori Riuniti, giugno 1998 

>>> AAVV
Bioetica – rivista interdisciplinare 2/1998
Zadig, giugno 1998 

>>> Mauro Todisco
Cura Di Bella: la nostra verità
Sonzogno, settembre 1998 

>>> Lorraine Rowland
Grazie Professore
Travel Factory, novembre 1998 

>>> Adolfo Di Bella
Egregio Professor Di Bella
Travel Factory, gennaio 1999 

>>> Vincenzo Brancatisano
Un po’ di verità sulla terapia Di Bella
Travel Factory dicembre 1999 

>>> AAVV
Il caso Di Bella nella televisione e nella stampa italiana
a cura dell’Osservatorio di Pavia Eri, maggio 1999

Le foto

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Il video

La scheda tecnica

Lo spettacolo è pensato per essere realizzato in qualunque luogo.
 
La durata dello spettacolo è di 75 minuti senza intervallo.  
    
Fonica  
Lettore CD   
Amplificazione adeguata allo spazio  
Eventuale microfono ad archetto
  
Luci  
(Per spazi teatrali) 
 
8 pc 1000 Kw completi di bandiere e porta gelatine 
2 sagomatori 1000 Kw  
Mixer luci 6 ch doppia scena  
1 Dimmer 6 Ch x 2,5 Kw   
  
Luci  
(Per spazi non teatrali) 
 
una lampadina da 100 Watt

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