Spettacolo vincitore Teatro… voce della società giovanile VII edizione

Spettacolo vincitore Teatro… voce della società giovanile VII edizione

Venerdì 15 novembre 2019 ore 21.00

di Alfonso Russi ed Alessandro Sesti | con Alessandro Sesti | musiche originali eseguite dal vivo da Debora Contini (clarinetto), Federico Passaro (contrabbasso), Federico Pedini (chitarra)
 

ingresso gratuito

In scena lo spettacolo vincitore della VII edizione del bando aperto a compagnie teatrali e a singoli artisti emergenti italiani promosso da Endas Emilia Romagna in collaborazione con Teatro dell’Argine/ITC Teatro di San Lazzaro e Crexida/Fienile Fluò. Uno spettacolo teatrale scelto per l’originalità dell’aspetto drammaturgico, per l’interesse del tema sociale presentato e per la qualità del lavoro attoriale e performativo.
 
Ionica
Scena vuota. Una sedia, un attore e alle sue spalle tre musicisti dietro un velo. Un racconto, una narrazione affidata alle emozioni ed ai ricordi dei due drammaturghi. Un clarinetto, una chitarra ed un contrabbasso per restituire attraverso suoni evocativi quell’arida terra divorata dalla ‘ndrangheta.
«Andrea Dominijanni è un testimone di giustizia calabrese che nel 2014 ha avuto il coraggio di denunciare la ‘ndrangheta. La Calabria non si raggiunge facilmente: viaggi per centinaia di chilometri e ce ne sono più del doppio ad aspettarti. La Calabria non si comprende facilmente: ascolti centinaia di storie e ce ne sono più del doppio ad aspettarti. Anche i pranzi in Calabria non hanno mai fine, come la strada da fare e le storie da ascoltare e da scoprire. Sant’Andrea Apostolo dello Jonio è terra arida, difficile da coltivare e sofferente. Un’aridità presente da sempre non solo nelle zolle di terreno, ma anche nella società spaccata in mille pezzi, divenuta ormai polvere al vento. Lungo la Ionica, come amano dire i calabresi, la ‘ndrangheta è come la polvere frutto dell’aridità: si posa ovunque, si insinua negli angoli più nascosti, sporca cose ed anime; la respiri senza accorgertene, è parte di gran parte di ciò che ti circonda; un sistema parassita in un sistema sociale, politico ed economico incapace di trovare soluzioni che, se non efficaci, siano almeno dignitose. La ‘ndrangheta è come un arto in cancrena che non ti lascia scelta: amputare e sopravvivere senza una parte di te, oppure lentamente essere divorato vivo. Andrea ha fatto la sua scelta e quel pezzo di sé che ha tagliato via gli ha fatto conquistare la libertà. Dal 2014, anno in cui ha prima denunciato e poi testimoniato contro i componenti di alcune delle ‘ndrine a più alto tasso di mafiosità della fascia ionica catanzarese, vive sotto scorta e non può più muoversi autonomamente, uscire da casa come e quando vuole. Grazie al suo atto d’amore verso la società, la giustizia ma soprattutto verso la sua grande e bella famiglia, Andrea ha contribuito ad infliggere un colpo durissimo alla ‘ndrangheta ionica. Sono stati trenta gli anni di sottomissione alle leggi e alle prepotenze mafiose che Andrea ha ricostruito nelle sue testimonianze, grazie alle quali sono stati arrestati e condannati i principali capi bastone e sgarristi delle ‘ndrine operanti nell’area. Purtroppo la storia ci fornisce una certezza: la ‘ndrangheta non dimentica… Non è una questione di “se”, ma di “quando”. È per questo che lo Stato deve continuare a proteggere Andrea e tutti quelli come lui; anzi non a proteggere ma a coccolare, come dice il mio amico Alfonso che la ‘ndrangheta prima di combatterla l’ha studiata, ma mai compresa. Lo Stato ha un debito enorme nei confronti dei tanti testimoni di giustizia che, come Andrea, devono tornare ad una vita degna di questo nome. Dovremmo noi tutti come societas premiare chi ha il coraggio di denunciare, di fare questo difficilissimo passo. Non basta limitarsi a proteggerli mettendoli agli “arresti domiciliari” sotto scorta. Non basta. Non deve bastare» (Alessandro Sesti).
 

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