Forse che si, forse Queneau - V come Vian

Forse che si, forse Queneau - V come Vian

da martedì 15 a giovedì 17 aprile - ore 21.00

Laboratorio intensivo di recitazione – base
Forse che sì, forse Queneau
con Maria Rosaria Aprile, Nancy Bonifazi, Daniela Gardenghi, Serenella Gatti, Fausto Gattuso, Noemi Giannerini, Carlotta Gruppioni, Elisabetta Guidastri, Stefano Lipparini, Marco Maldotti, Filippo Marchi, Emanuela Mengoli, Marica Pellegrini, Elisa Pompilio, Gianluca Schirru, Alessandro Stucci
 
Laboratorio intensivo di recitazione – avanzato
V come Vian
con Lucia Bonini, Riccardo Calmucchi, Lorenzo Cavrini, Alessandro Ferrari, Francesco Izzo Vegliante, Marco Masetti, Sara Maurizi, Roberta Parrella, Gianandrea Rubbini, Carlo Varotti, Anna Maria Volta
 
oggetti scenici a cura di Giulia Franzaresi e Francesca Bagnara
laboratorio e regia di Micaela Casalboni, Giulia Franzaresi, Vincenzo Picone

posto unico: 6,00 €

Due spettacoli folli, surreali, assurdi, pieni di giovani e di gioia di vivere. Una gioia così forte e trascinante che trasforma tutto ciò che incontra e fa degli alberi, delle strade, dei palazzi, dei cittadini e della stessa Parigi – cornice d’eccezione di entrambe le storie – figure di sogno disegnate da pennelli di pittori dadaisti.
 
In Forse che sì, forse Queneau, scopriamo Parigi attraverso gli occhi di una ragazzina pestifera, la piccola Zazie, creata da Raymond Queneau nel romanzo Zazie nel metro. Scopriamo Parigi e la miriade di personaggi che la popolano come fossero figurine di un albo colorato viste attraverso un bicchiere di champagne: ballerini travestiti e turisti rintronati, zitelle impenitenti e pappagalli parlanti, vicini rissosi e autisti smarriti, vedove consolabili e poliziotti improbabili, trasformati dall’arrivo della piccola peste che scuote il loro quotidiano di adulti noiosi.
 
In V come Vian, invece, la nostra guida d’eccezione non è un personaggio, ma l’autore stesso: ingegnere, scrittore, poeta, musicista, critico, drammaturgo, compositore, discografico, traduttore, attore, pittore. Boris Vian è stato tutte queste cose nei brevissimi 39 anni della sua vita. È stato tutto questo e molto di più: negli anni più bui della nostra storia (1920-1959), è stato l’anima ricca, caustica e divertita di una Francia (e di un’Europa) che amava e criticava, parlando di tutto – di guerra, di amore, di filosofia – con quella speciale leggerezza, quell’amore per l’assurdo, per il surreale, per il gioco, che lo ha fatto amare e ammirare da amici come Raymond Queneau e Jean Paul Sartre.
Anche il percorso dei due gruppi sul copione e sul personaggio è stato particolare: ci si è avvicinati alle situazioni e ai ruoli partendo più da un lavoro di straniamento, di personificazione fisica e di stilizzazione, che non da un tradizionale lavoro di tipo psicologico. Infine, in entrambi i gruppi si è privilegiato il lavoro sul gruppo stesso, sul coro, sulla ricerca di questa speciale atmosfera ed energia che permea tutte le scene e che potremmo sintetizzare con quest’ultima citazione del nostro Boris: «Ho avuto una vita movimentata, ma sono pronto a ricominciare».

Teatro dell'Argine Società Cooperativa Sociale | Sede legale via dei Gelsi, 17 | 40068 San Lazzaro di Savena - BOLOGNA | P.I. 02522171202