TORNA IL CENSIMENTO SPETTACOLO 16/09/2008

TORNA IL CENSIMENTO SPETTACOLO

Anche quest'anno, date le numerose richieste, il Censimento Spettacolo si trasferisce in settembre per una settimana intera dedicata alle giovani compagnie.

Posto Unico: 7,50 - Inizio spettacoli: ore 21.00

Mercoledì 17 settembre
Angelo Maddalena
in
Lu jurnu di tutti li Santi
(testo musiche, regia e interpretazione di Angelo Maddalena)
tecnico: Stefano Seproni

Il giorno di Ognissanti ("tutti li santi") è più o meno vicino a quello in cui Marco Camenisch viene fermato a Montignoso (Massa Carrara), 5 novembre 1991. Chissà quanti decenni prima, un uomo viene arrestato in Sicilia, quannu arristaru a mmia iera nnuccenti/ iera lu jurnu di tutti li santi, dice un canto siciliano interpretato magistralmente da Rosa Balistreri.
Anche Rosa Balistreri ha conosciuto le mura e le sbarre del carcere. E un giorno, Rosa, incontra Marco, lui è un bambino, ma in tribunale, durante l'udienza che lo condannerà a diversi anni di carcere, ricorda i canti che Rosa gli cantava, canti di uomini come lui, cosi lontani e così vicini, nella miseria della civiltà industriale e nel desiderio di riscatto....
Un racconto all'antica, un po' parlato e un po' cantato, che rievoca La Giullarata di Cicciu Busacca. Di quest'opera - prodotta da La Comune di Dario Fo c'è sicuramente l'intreccio tra storie e canti del carcere. Ne Lu jurnu di tutti li santi ci sono due storie : storie di cant-azioni, tra il sud e il nord, tra fatti (passati e presenti) sepolti eppur a volte vicini e sempre vivi nella memoria di molti, e riscatti (possibili, immaginabili, raccontabili....) interpretato con voce e chitarra. Dati storici, narrazione orale s'abbracciano fra di loro, a volte attraverso la memoria e l'immaginazione, a volte attraverso i dati giudiziari.


Giovedì 18 settembre
Nati Ieri
in
Nati Ieri Live
con Patricia Benini - Voce, Matteo Franconi -  Voce e chitarra acustica,
Diego Gencarelli - Chitarra acustica, Alfio Giugniuletti - Rullante

Formazione davvero anomala quella dei Nati Ieri.
Per come nasce, per come cresce, per la struttura e per mille altre cose.
La nascita del gruppo è recentissima (il nome non è casuale) perchè la prima prova è datata settembre 2007; certo non credo che andando avanti cambieranno il nome, ma ora è sicuramente fedele al vero. Nati ieri, quindi, anche se i componenti hanno un proprio personale background piuttosto ricco, ricco di studi, esperienze e collaborazioni. E' proprio questo background, figlio di formazioni diversissime per genere e caratteristiche, a farne il punto di forza, perchè in questo gruppo, per mezzo della musica, gli opposti coincidono naturalmente; generi diversi e apparentemente in antitesi si sposano; l'elettrico diventa acustico, l'hard diventa soft.
Due chitarre, due voci e un rullante, diventano la chiave per far diventare acustici brani che per loro natura non lo sono. A leggerlo sembra un scommessa, è vero.
E forse lo è!
Quello che è certo è che, sul palco, ogni volta, questi ragazzi danno tutto perchè sia una scommessa vinta.

Sito ufficiale: http://www.natiieri.org


sabato 20 settembre
L'Importanza di chiamarsi Ernesto
traduzione di Luigi Lunari
Gruppo Teatrale Amatoriale San Francesco
Regia Valentina Bressanin
con Adriano Di Martino, Oreste Bonazzi del Poggetto, Fabio Calderoni, Sara Zanichelli, Matteo Simoncini, Elisabetta Cocchi, Daniela Bressanin, Michela Macchiavelli, Maria Pia Costa
Scenografia: Laura Martinelli, Maria Martelli
Allestimento, luci e suoni: Luigi Rossi
Trucco: Valentina Lorini

Londra, fine dell'800. Jack Worthing nonostante i suoi dubbi natali è divenuto un gentiluomo
irreprensibile e un perfetto tutore di Cecily, nipote di chi l'aveva adottato. L'incontro con Gwendolen, ragazza dell'alta società e il conseguente innamoramento darebbero una svolta alla
sua vita. Ma la ragazza ha la ferma intenzione di sposarsi solo con qualcuno che abbia un nome particolare. Il bello è che anche Cecily ha la stessa fissazione, e il suo spasimante Algernon
è costretto a ricorrere allo stesso trucco di Jack... Concepita come una commedia di costume, come presa in giro dell'aristocrazia inglese della fine del secolo scorso è un testo di godibilità estrema. Gli aspetti più divertenti dei protagonisti,i loro marcati difetti, il loro stato confusionale, la loro vacuità, l'incoerenza, il vivere in un mondo di parole fanno si che il testo ci consenta di ridere sulla giocosa incoerenza dell'uomo di oggi, dei suoi sogni e delle aspirazioni, della sua capacità di esistere oltre l'apparenza. Questa straordinaria commedia è quasi una sarcastica celebrazione dell'apparire e del fingere. Ciò che si esalta tuttavia è solo l'intelligenza, la capacità di inventarsi e di mascherarsi.

 

Martedì 23 settembre
Maria Cristina Sar?
in
Zagara
Organizzazione: Valentina Miceli

Questo testo nasce all'interno di un lavoro di ricerca sul Teatro di narrazione e dalla mia esperienza vissuta, da due anni, all'interno del Laboratorio Teatrale d'Ateneo.
Zagara si presenta, oggi, come un work in progress, non ha quindi la pretesa di esprimere la compiutezza di un percorso che è ancora in itinere.
Esso potrà dunque essere integrato da nuovi episodi o, forse, alcuni di essi troveranno vita autonoma in altri contesti. Zagara è un insieme di ricordi, di emozioni, è la vita che mi ha cullato, mi ha nutrito con i suoi profumi, odori, con le sue sensazioni, con i suoi strani personaggi e le sue ombre. Ho cercato di raccontare quella verità che mi appartiene.
Ho cercato di trasformare un profumo in parole.
I personaggi da me descritti sono esistiti, esistono con la mia scrittura; non c'è stato nessun sentimento di scherno o accusa verso queste persone ma solo commozione per il riconoscimento di un'appartenenza condivisa.
 

Mercoledì 24 settembre
Born to Swing in Concert

Lo spettacolo della band Born to Swing si articola con la presentazione dei brani jazz/swing dall'inizio sino ai giorni nostri. La maggior parte degli arrangiamenti sono curati personalmente dal direttore, Michael Brusha.
L'orchestra Born to Swing, attiva dal 1980 ha svolto attività artistica in numerosi teatri e club sul territorio nazionale. E tornano dopo quasi dieci anni sul palco dell'ITC Teatro di San Lazzaro in questa formazione: Vocalist femminile, 3 flauti, 1 clarinetto, 2 sax soprano,? 2 sax alto, 2 sax tenore, 2 sax baritono, 2 trombe, 2 tromboni, pianoforte, chitarra, basso, batteria e naturalmente l'inarrestabile direttore d'orchestra.


Giovedì 25 settembre
Compagnia Pomodoro
in
Baciamolemani
Ovvero, come ricredersi sulle potenziali interrelazioni tra crimine e femminilità
di Fiorenza Renda
regia Matteo Cotugno
con Francesca Pierantoni, Emanuele Maria Vellico, Daniele Mazzacurati, Letteria Salvo
Francesca Sotgiu, Alen Guizzardi, Mauro Brighenti
Tecnico audio/luci:Gigi Traisci

La stravagante vita di Franza, prende le pieghe più impensate il giorno che conosce l'enigmatico Dottor Primula, che dopo averle parlato di scatolette di tonno, imperi televisivi e fedeltà alla famiglia, le spalanca le porte dell'Imperitura S.p.a. proiettandola nella più improbabile delle posizioni professionali. E la sua vita si riempie di soddisfazioni, guardie del corpo, amori dai capelli rasta che la rendono felice come se stesse mangiando un piatto di lasagne garantite a calorie zero.
Lo spettacolo viaggia incalzante tra swing e tarantella, tra New York, Palermo e Bologna, tra amori finti e meno finti, tra personaggi da operetta usciti dal Padrino e dalla porta accanto, raccontando la linea che unisce un nonno emigrante e picciotto atipico, ad una nipote, Franza, che raggiunge la consapevolezza del proprio genetico talento a delinquere. Onestamente. Al giorno d'oggi.
Nato come lettura recitata di promozione per il libro, dato l'ottimo riscontro di pubblico e critica, dopo una turnèe partita da Palermo, Baciamolemani diventa uno spettacolo di prosa grazie all'incontro con il regista Matteo Cotugno.
La commedia racconta, con leggerezza e disincanto, uno dei possibili modi per uscire dal tunnel di precarietà diventato passaggio obbligato per molti trentenni cronici. Non necessariamente il più giusto e raccomandabile. Ma sicuramente il più paradossale: delinquere.
E se a delinquere è una fimmina, lo farà con quell'onestà, quella frivolezza e quella fantasia che sono forse l'unico modo che abbiamo - ogni giorno - per lasciarci alle spalle un po' di precarietà. Sentimentale, lavorativa, nervosa o da eccesso di cellulite sui fianchi che sia.


Venerdì 26 settembre
Compagnia Teatro delle Ceneri
in
Ballata per una morte bianca
regia: Stefano Seproni e Claudio Beghelli
voce parlata Stefano Seproni, voce cantata Ljuba de Angelis
chitarra e voce cantata: Eros Lancianese
oggetti percossi: Filippo Brandimarte
foto e luci: Luca Mennon
Testi: Stefano Seproni
arrangiamenti Ljuba De Angelis e Eros Lancianese
voci radio:? Giuseppe Esposto, Fernanda Desir?e Piromalli
registrazioni: Giorgio Catalfamo
maestra di scena: Luisa Pietri

Un uomo si alza per andare al lavoro. Non è importante che lavoro faccia, è un uomo che si sveglia ogni mattina per andare a lavoro pensando ai suoi figli, a sua moglie.
Va a lavorare. Non importa che lavoro faccia, va a lavorare per permettere alla propria famiglia di avere una vita decente. Ma al lavoro succede una disgrazia, si spacca l'asse di un ponteggio.
Forse un carico sospeso si sgancia da una gru. O una fuga di gas.
Misure di sicurezza scarse e male applicate.
L'uomo muore. Muore al lavoro.
Muore di lavoro.
Da questo drammatico evento -ormai quotidiano- inizia il racconto di una morte bianca attraverso le persone vicine alla vittima. Il dolore di sua moglie, un dolore troppo intenso da potersi affrontare lucidamente.
La presa di coraggio di chi conosce le vere cause della morte e può e deve fare qualcosa.
La vergogna di chi è stato mutilato dal lavoro ed è diventato qualcosa di diverso da un uomo.
La rabbia dei suoi figli. E il sogno fatto di spettri e colpe di chi ha sulle sue spalle molta della responsabilità.
Attorno a questi personaggi principali compaiono in secondo piano, a volte rimanendo in silenzio e lasciandosi raccontare, altre volte prendendo la parola per completare il mosaico.
Nelle canzoni che arricchiscono ballata per una morte bianca canti popolari e canti di lotta riarrangiati ed eseguiti dal vivo - si riscopre una consapevolezza e una determinazione dei lavoratori che nella nostra società omologatrice - non è più rintracciabile; ma anche l'amara resa di chi è costretto a vivere per lavorare piuttosto che lavorare per vivere.

Nelle foto proiettate durante lo spettacolo, le storie di lavoro quotidiano prendono vita e forma attraverso i gesti, i volti, gli sguardi dei lavoratori catturati dall'obiettivo per le vie di Napoli, luogo di provenienza dell'autore delle foto, e di Bologna, città in cui si sono incontrate le varie esperienze da cui è nato Ballata per una morte bianca.

 

Sabato 27 settembre
Compagnia Quinta Parete
in
Le Fondamenta dell'Impero
regia Fadia Bassmaji
con Enrico Lombardi
testo di Luca Balbarini
musiche di Giancarlo Corcillo

Il personaggio che si racconta nell'opera è un uomo che non ha avuto bisogno di niente e di nessuno, che tutto ciò che possiede se lo è guadagnato grazie a meriti propri. Sa che tutto si può ottenere, ogni problema può essere risolto, ed è piena la fiducia che ha nella scienza, nel progresso, nell'uomo. Costruisce e distrugge il suo mondo, crea quel che gli serve per poi farne ciò che vuole.
Si tratta perciò di un modo di sentire che non ha a che fare con l'etica, quanto piuttosto con la presuntuosa convinzione di essere inserito all'interno di una straordinaria e positiva forza che per giustizia meritocratica si è messa alla guida della società.
In questo contesto di esaltazione delle abilità individuali e di estrema fiducia nei propri mezzi, il protagonista ha come unica paura gli aspetti della vita maggiormente irrazionali, che per loro stessa natura sono destinati a rimanere incontrollabili. Elementi sia personali come la salute, sia globali come l'indefinibile futuro che all'ombra degli attentati del l'11 settembre si presenta ancora quanto mai imprevedibile, e potrebbe comportare mutamenti in grado di sconvolgere la vita di chiunque. Il successo personale si ritrova così fortemente legato a una irrefrenabile ansia di controllo totale: personale, familiare, economico, sociale. E' in questo aspro scontro per il definitivo controllo della propria vita che si fanno largo episodi imprevedibili che mettono a repentaglio le fondamenta da cui Umberto è partito per spingere sempre più avanti la sua condotta.

Uno spettacolo immaginario che tira dentro e spinge fuori lo spettatore, lo mette di fronte alle sue verità...(o a verità accettate passivamente?), che mette la realtà in discussione fondendola con la fantasia, il desiderio, l'impossibile (forse più vicino di quanto pensiamo).

 

Domenica 28 Settembre
Gruppo Teatrale del Fiordaliso
in
Teatro che Assurdità!
Regia di Clarissa Ronchi, Valentina Bressanin, Giuseppe Montemarano, Stefano Fiordaliso
con Valentina Bressanin, Stefano Fiordaliso, Anastasia Fusco, Giuseppe Montemarano, Fabienne Nieddu, Eleonora Quarta, Clarissa Ronchi, Valentina Sampaoli, Luca Troiani
Musiche di Luca Troiani
Coreografie di Eleonora Quarta

L'impiegato di uno sportello informazioni in grado di rispondere a qualunque tipo di domanda.
Marito e moglie che non si ascoltano quando parlano e sono convinti di capire tutto.
Due innamorati sospiranti.
Il ricevimento al contrario più normale del mondo.
Tutto assurdo, se non fossimo a teatro.


Lunedì 29 settembre
Cantine Teatrali Babele
in
Il Sonno della Ragione genera Mostri_2 Agosto 1980
Regia: Roberto Grosso
con Fabrizio Molducci, Carmela Spoleto, Davide Giovannini, Ramona Popescu
Valentina Bressanin, Roberto Grosso, Ilaria Borsato, Anne Carbonnier, Antonella Federici
Stefania Donini
Tecnico luci-suono: Davide Giovannini

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Così scriveva Pasolini in un suo celebre articolo pubblicato dal Corriere della Sera.
L'articolo fu scritto qualche anno prima di quel sabato del 1980, ma sembra proprio volersi riferire anche a quella strage. Lo spettacolo Il sonno della ragione genera mostri -2/8/80 ripercorre la vicenda della strage di Bologna dal giorno dell'esplosione della bomba fino ai giorni nostri, con alternarsi di scene di ricostruzione giornalistica e scene di vita quotidiana di chi visse quella tragedia, passando dal linguaggio formale del giornalismo investigativo al dialetto, con continui salti tra passato e presente. Ancora oggi i mandanti di quella strage non sono stati assicurati alla giustizia, di essi non si conoscono neanche i nomi ed è proprio per questo motivo che questa vicenda non può essere considerata chiusa. Con questo spettacolo ci si interroga sulla legittimità del segreto di stato, ci si chiede se realmente le istituzioni dello stato, per il bene della nazione, hanno il diritto di nascondere pezzi di verità storica ai propri cittadini.

Lo spettacolo scritto e diretto da Roberto Grosso, con l'aggiunta di un monologo di Sabrina Labanti, è stato presentato al premio Ustica dove è giunto fino alle semifinali.


Mercoledì 1 ottobre
Compagnia Teatrale Bauci
in
I Semafori Rossi non sono Dio
di Claudio Borgianni
con Tiziana Proto, Marco Falsetti e Valeria Iannello
musiche: Lorenzo raggi, Joan Manuel Serrat
tecnico: Amedeo Russi


La parola non conta. La parola non conta mai?, dice Tiziana, la protagonista dello spettacolo.
Io dico: che senso ha utilizzare le parole se nessuno ti ascolta.
Forse non utilizziamo le parole giuste, forse non bisogna scegliere le parole con cura e con cautela. Forse le parole devono essere libere, espressione di un'esigenza interiore, prive di costrizioni o filtri, semplici suoni, in grado di evocare un mondo, il mondo interiore di chi le pronuncia.
Ciò che ci interessa è il suono che hanno, le parole, perchè di fatto la parola è solo un suono, a cui per convenzione viene attribuito un significato, che vive nel momento in cui vengono pronunciate senza lasciare alcun segno della loro esistenza.

I SEMAFORI ROSSI NON SONO DIO è un'istantanea che coglie frammenti di vite, ci mostra la follia umana nella sua quotidianità, così com'è: al tempo stesso tragica e comica, dolce e amara, surreale ma a tratti troppo familiare. Un flusso di parole che rimangono sospese in aria in cerca di un'ancora, di un porto sicuro in cui affondare le proprie radici.

Pochi elementi, con un valore estremamente simbolico, descrivono la scena: forse siamo a un incrocio stradale, forse in un limbo in cui i personaggi sono costretti a vivere o forse siamo solo testimoni partecipi di una proiezione mentale della protagonista.
Tiziana ci racconta la sua storia attraverso i suoi occhi di bambina adulta e, utilizzando un linguaggio tutto suo, ci conduce per mano nel suo mondo svelandoci lentamente la chiave per poter interpretare le sue visioni narrative. Allo scattare del rosso Tiziana tace, ma appena scatta il verde inizia un lungo monologo dal ritmo incalzante, le parole si sovrappongono, si confondono, assistiamo a una scena surreale e a tratti inquietante: siamo dentro al suo incubo e Tiziana, in modo goffo e impacciato, ci sta chiedendo aiuto. Intanto la vita continua a scorrere e intorno a lei nuovi personaggi fanno il loro ingresso.

Il semaforo è l'elemento principale intorno a cui ruotano anche gli altri due personaggi.
Per Carlo diviene il simbolo della propria vita, imponendogli un ritmo di lavoro quasi ossessivo.
Per Valeria rappresenta l'estraneità, in un'assenza di rigore che la porta ad esprimersi senza inibizioni e a dichiarare apertamente la propria fragilità.

 

 

Teatro dell'Argine Società Cooperativa Sociale | Sede legale via dei Gelsi, 17 | 40068 San Lazzaro di Savena - BOLOGNA | P.I. 02522171202