IL TEATRO DELL'ELCE ALL'ITC 05/03/2009

IL TEATRO DELL'ELCE ALL'ITC

Domenica 22 marzo alle ore 21.00 un interessante appuntamento fuori stagione: Cinquanta! spettacolo del Teatro dell'Elce, giovane compagnia che si è fatta notare in occasione del Premio Scenario 2007.

Tra la metà degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, dal cosiddetto boom economico agli anni che precedettero la rivolta studentesca, una generazione di giovani lavoratrici e lavoratori conduceva un'esistenza caratterizzata allo stesso tempo dalle difficoltà economiche e dalla tendenza al miglioramento delle condizioni di vita. Erano gli anni in cui si avviava il "genocidio antropologico del popolo", come lo definì Pasolini, ma allo stesso tempo la cultura popolare si arricchiva della coscienza dei propri diritti e di un'etica laica. La fatica necessaria a guadagnarsi da vivere era accompagnata dall'entusiasmo di un'epoca ricca di speranze, come per i protagonisti de L'avventura di due sposi, uno degli Amori difficili di Italo Calvino.

domenica 22 marzo ore 21.00 - posto unico: 7,50 €
Teatro dell'Elce

Cinquanta!
Epopea di un faticoso entusiasmo
con Elena Ciardella, Marco Di Costanzo, Sara Giulivi, Stefano Parigi; regia Marco Di CostanzoLo spunto originario dello spettacolo si trova nel racconto di Calvino L'avventura di due sposi. Due sposi, due operai, lui con il turno di notte, lei con il turno di giorno. La necessità di lavorare e il tempo che sfugge, il matrimonio che si riduce agli incontri fugaci sulla porta, l'uno che rientra, l'altra che già deve uscire. L'aspetto sorprendente è che il racconto non è triste, contiene alcuni particolari che regalano ai due protagonisti, poveri di mezzi, il lusso della speranza. La particolarità del racconto è proprio lo spirito di entusiasmo dei due personaggi, pur nella loro vita faticosa. Non è difficile accorgersi che i sentimenti dominanti della nostra contemporaneità sono la disillusione e il cinismo. Quando dico nostra intendo di noi occidentali agiati, attrezzati per la vita comoda e incapaci di superare il nichilismo ormai radicato e diffuso. Se dovessimo raffigurare il nostro mondo in una sola città, sarebbe certo una città del nord, con il cielo plumbeo e basso, l'aria irrespirabile, i percorsi veloci e le destinazioni incerte. Che relazione abbiamo noi con i due sposi del racconto? Nessuna, si direbbe, tanto sono lontani, eppure si tratta di giovani della seconda metà degli anni Cinquanta. Il nucleo del progetto è qui: il desiderio di dar vita al ritratto rovesciato della nostra epoca, di far vivere a teatro il faticoso entusiasmo, di evocare lo spirito collettivo dei nostri antenati più prossimi.

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