LA COMPAGNIA NEOSART PRESENTA KAFE' 07/12/2009

LA COMPAGNIA NEOSART PRESENTA KAFE'

Giovedì 10 dicembre - ore 21.00
posto unico: 5 euro

NeosArt
in collaborazione con OTE Ozzano Teatro Ensemble

KAFE'
ideazione e regia: Carlo Massari
coreografia: collettiva
cast: Silvia Magnani, Silvia Paglioni, Susanna Quaranta
assistente alla regia: Arianna Grueff
scenografie: Nicola Bruschi

Tre donne, tre corpi che si muovono in uno spazio angusto e senza via d'uscita, ci raccontano la loro storia, la loro vita, i loro segreti, i loro sogni, la loro quotidianità che si svolge tra quelle quattro mura. Siamo sospesi in una dimensione a sé stante, a-temporale, non importa collocare il nostro racconto in un tempo storico preciso, ciò che importa è solo la storia, o meglio le tre piccole storie raccontate da questi corpi di donna.
Le tre donne, i tre corpi si muovono quasi come fossero automi, guidati da una forza "altra", adempiono al rituale dei gesti quotidiani, le loro azioni sono automatismi che ormai fanno parte integrante del loro essere. Dentro e fuori: le tre donne sono quasi "vittime" consapevoli della loro vita, della loro piccola e rassicurante realtà che è rappresentata dal cafè, il loro "porto sicuro", perché tra quelle quattro mura sanno muoversi, sanno cosa le aspetta, ciò che c'è fuori, invece, è una grande incognita, un grande punto interrogativo, le spaventa e le attrae al tempo stesso. Le tre donne guardano la vita attraverso la vetrina del cafè, non sanno cosa sia il mondo vero, la vita vera, possono solo immaginarlo.
E' un'istantanea che coglie frammenti di vite, ci mostra la follia umana nella sua quotidianità, così com'è: al tempo stesso tragica e comica, dolce e amara, cruda e violenta, surreale e a tratti troppo famigliare. Lo spettacolo è un collage: immagini di ordinario delirio esistenziale, la follia umana, le nevrosi quotidiane, visioni, le paure più intime vengono messe in scena, rappresentate, analizzate, sviscerate in ogni loro aspetto.
Ironia e amarezza si alternano, giocano tra loro una partita infinita: il sorriso cede il posto a un ghigno sinistro. Le immagini si sovrappongono, si confondono, assistiamo a una scena quasi irreale e a tratti inquietante: improvvisamente siamo "catapultati" dentro gli incubi delle tre donne, che in modo goffo e impacciato ci stanno chiedendo aiuto. Intanto la vita fuori dal loro piccolo universo, dal loro piccolo mondo quotidiano, fuori dal cafè continua a scorrere inesorabilmente, a loro insaputa. Qui viene rappresentata la tragicità della condizione umana, il disagio e lo smarrimento dell'uomo contemporaneo. Quest'atmosfera avvolge la scena e si manifesta attraverso l'incapacità da parte dei nostri personaggi di prendere una decisione, di poter vivere liberamente la loro vita, in un mondo in cui - nostro malgrado - siamo assoggettati a un condizionamento esterno che paralizza la nostra capacità di pensiero, negandoci la possibilità di scegliere: negandoci la libertà. Il caffè, presenza costante nella vita delle tre donne, unico punto fermo è forse un limbo in cui i le tre donne sono costrette a vivere o forse è solo una proiezione mentale delle tre figure di donna che raccontano la loro storia attraverso un codice fisico-prossemico, svelando lentamente allo spettatore la chiave per poter interpretare le loro visioni narrative.
Tre corpi, tre figure, tre personaggi prendono corpo e vita svelando, o meglio rivelando il proprio disagio nei confronti di un mondo che non riesce più ad accoglierli e in cui la fuga non è possibile. Tre figure semplici, tre vite comuni e a un primo sguardo quasi banali, in cui ognuno di noi può riconoscersi, con le loro caratteristiche, le loro peculiarità, i loro disagi, accomunati da un grande senso d'umanità. Il Progetto, debutto ufficiale della compagnia NeosArt, si avvale di un linguaggio poco diffuso in Italia - o ancora limitato ad alcune esperienze particolari e di genere - quello del mimo, del teatro-danza, con richiami poetici al teatro fisico di sapore mitteleuropeo.
Un locale abbandonato, in un non-luogo, non si sa in quale paese ai confini del mondo e in realtà non è così importante, un luogo sospeso in cui si attende qualcosa, non si sa bene cosa: metafora dell'attuale crisi economica, sociale, di valori, esistenziale del nostro tempo, della nostra epoca che non può e non vuole lasciare respiro e spazio alla speranza di una rinascita.
Una ricerca continua, disperata e affannosa di sicurezza, certezze e affetto che trova nell'attaccamento quasi morboso agli oggetti, ai piccoli rituali quotidiani e in una malsana affezione a tutto ciò che crea dipendenza , un?apparente soddisfazione e un vacuo sollievo.

Teatro dell'Argine Società Cooperativa Sociale | Sede legale via dei Gelsi, 17 | 40068 San Lazzaro di Savena - BOLOGNA | P.I. 02522171202