Impronte d'Europa

Il Progetto

un progetto del Teatro dell'Argine
in collaborazione con European Alternatives, Human Rights Nights Film Festival, Università di Zurigo, Università di Bologna, Fondazione Strefa WolnoSlowa di Varsavia
da luglio a ottobre 2012
 
A fine luglio 2012, John Mpaliza, esule della diaspora congolese, parte da Reggio Emilia per attraversare a piedi sette paesi (Italia, Svizzera, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Belgio) e raggiungere il Parlamento Europeo a Bruxelles, per farsi testimone della situazione di estrema violenza che, dopo aver fatto sei milioni di morti, continua a dilaniare il suo paese, la Repubblica Democratica del Congo.
Il TdA affiancha John in questa marcia, sollecitando artisti e intellettuali a fare altrettanto: marciando insieme a lui, creando opere d’arte ispirate a questo gesto, leggendo e recitando testimonianze congolesi mescolate a memorie europee e a pezzi di letteratura da tutto il mondo.
La marcia ha ottenuto il patrocinio del Senato della Repubblica.
A dare garanzia della dimensione europea del progetto, sono le numerose istituzioni, gli artisti e gli intellettuali che hanno già aderito: Dynamique de la Diaspora Congolaise en Emilia-Romagna (Italia), Comitato Azione RD Congo (Italia), European Alternatives, Transeuropa Festival, Human Rights Nights Film Festival, Dipartimento di Geografia Politica dell’Università di Zurigo (Svizzera), Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna (Italia), le Province di Roma, Bologna, Reggio Emilia e Pisa (Italia), i Comuni di Reggio Emilia, La Spezia e Albinea (Italia), Archivio Nazionale Diaristico di Pieve Santo Stefano (Italia), Centre Bruxellois d’Action Interculturelle (Belgio), Fondazione Strefa WolnoSłowa di Varsavia (Polonia), Kuumba
Casa Fiamminga Africana (Belgio), ARCI Bologna e Milano (Italia), Centre La Bobine (France), Théâtre Am Stram Gram (Svizzera), Théâtre de Poche (Belgio), Théâtre du Passage (Svizzera), Marco Baliani (regista e autore), Ascanio Celestini (autore e attore), Fanny & Alexander (artisti), Elisabetta Pozzi (attrice), Ulderico Pesce (regista, autore e attore), Eugenio Allegri (regista e attore), Alessandra Belledi (direttrice Teatro delle Briciole di Parma, Italia), Letizia Quintavalla (regista), Matéi Visniec (drammaturgo), Associazione Olinda/Ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini
di Milano (Italia), Gerardo Guccini (Università di Bologna, Italia), Federica Zanetti (Università di Bologna, Italia), Massimo Marino (giornalista), Marianella Sclavi (antropologa), Roberto Beneduce (etnopsichiatra), Paolo Jedlowski (sociologo), Ivo Quaranta (antropologo).
 
La marcia è raccontata attraverso un documentario proiettato in tutta Europa e attraverso un diario di viaggio pubblicato in forma di blog sul sito de «Il Corriere della Sera»; è inoltre fonte d’ispirazione per due laboratori teatrali con rifugiati politici in Italia e in Polonia. 
 
Presentazione del progetto: 20 luglio 2012 ore 20.00 - Cortile del Piccolo Teatro del Baraccano
(Piazza del Baraccano - Bologna) nell'ambito del Festival La Scena dell'Incontro
Presentazione della marcia: 28 luglio 2012 a partire dalle 19.30 - Spazio Gerra (piazza XXV Aprile, 2 – Reggio Emilia)
Evento finale: 29 settembre 2012 - Théâtre de Poche, Bruxelles
In scena lo spettacolo Ombre che camminano. Congolesi e Artisti attraversano l’Europa, esito finale del workshop teatrale che si svolgerà presso il Théâtre de Poche dal 22 al 29 settembre.

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Contesto

A fine luglio 2012, John Mpaliza Balagizi, 40 anni, esule della diaspora congolese, lascia il lavoro che ha a Reggio Emilia e incomincia a camminare. Varca le Alpi e cammina attraverso Svizzera, Francia, Germania, Lussemburgo, Olanda, Belgio, sempre a piedi, sotto il sole, sotto la pioggia, accampandosi dove può, a quaranta chilometri al giorno continua a camminare fino a che non giunge a Bruxelles. Milleseicento chilometri, necessari per raggiungere il Parlamento Europeo, necessari per farsi ricevere ed ascoltare. Davanti al Parlamento Europeo, John si fa portavoce di migliaia di testimonianze della catena di violenze che, dopo avere fatto sei milioni di morti nel conflitto 1998-2003, continuano a dilaniare il suo paese, la Repubblica Democratica del Congo. Quindi invoca l’aiuto dell’Europa. Ma non è solo l’Europa delle istituzioni quella a cui John domanda aiuto. Lungo il cammino a quante più persone possibili, John racconta i tanti perchè della sua marcia, racconta dell’oblio del Congo da parte di media e istituzioni internazionali, delle risoluzioni Onu che rimangono lettera morta, degli interessi economici che ruotano attorno alla smisurata ricchezza mineraria del paese ma anche delle violenze su donne e bambini che, anche a causa di tali interessi, continuano a fare migliaia di vittime.
A quale Europa John si rivolge?
Che cosa sta accadendo nel profondo dell’Europa che attraversa?
Cosa c’entriamo noi con quello che John compie; cosa con quello che racconta?
Quali non detti, quali irrisolti, quali rimossi la sua denuncia solleva nella nostra memoria?
Quali le questioni relative ai rapporti con i non-europei, quali le domande rispetto al ruolo e all’identità futura che immaginiamo per l’Europa?
In quanto europei, in quanto artisti, in quanto gente di teatro che da tanti anni lavora con rifugiati politici, molti dei quali fuggiti dal Congo, non potevamo non rispondere al gesto di John.
Troppi gli echi che la nostra storia, la nostra cultura, la nostra memoria ci fanno risuonare dentro. Troppa la iperbolicità, la paradossalità, la esemplarità del suo gesto. Un uomo nero, un esule, uno scampato, nel disperato tentativo di interrompere una catena di violenze che dai tempi del colonialismo sembra non avere tregua, attraversa a piedi mezza Europa per andare nel cuore dell’impero che del Congo aveva fatto sua proprietà, là dove oggi la tecnocrazia economica pare abbia posto il suo timone, ad invocare davanti al simbolo stesso della democrazia, la giustizia, la memoria, la razionalità proprie dell’Occidente. Non può non venirci alla mente una sorta di rispecchiamento a rovescio del viaggio che il Marlow di Conrad compie attraverso il Congo verso il cuore della tenebra oppure la domanda di giustizia rivolta all’imperatore dal Michele Kohlhaas di Kleist o il pensiero “impensabile” che solo a uno straniero, quello di Kafka, poteva venire in mente di incontrare ed essere riconosciuto dagli alti funzionari del Castello.
Ma anche, abbandonando la letteratura, gli estenuanti cammini attraverso l’Europa di altri scampati all’orrore, il loro consacrare la vita alla testimonianza affinché mai più accada di nuovo. E però riaffiora anche come un dubbio, come un’ombra da cui smettere di fuggire, la provocazione di Aimé Césaire quando sostiene che lo scandalo dell’Olocausto per le coscienze europee è stato forse soprattutto quello di vedere applicati su popolazioni interne all’Europa, procedimenti analoghi a quelli fin lì normalmente praticati (e con buona pace tollerati) dentro le colonie. E infine ci domandiamo in che misura al gesto di John si possa applicare l’intuizione di Pier Paolo Pasolini nel leggere l’Oreste di Eschilo come un esule africano che trova in Atene, nella razionalità europea, l’Aeropago, il tribunale istituito da Atena, ovvero uno strumento determinante per trasformare le furie vendicatrici, le Erinni, in Eumenidi, per interrompere (dar tregua a dirla con Levi) la successione sanguinosa di vendette e di violenze e finalmente accedere ad un mondo in cui siano il diritto e la razionalità a regolare i conflitti tra gli uomini. Sono stati questi miti, queste storie, questi protagonisti fondanti della cultura europea che ci hanno suggerito di dialogare con i racconti, con le terribili testimonianze, con i fantasmi di John e degli altri esuli della diaspora congolese che accompagneranno il suo cammino.
E’ stato il pensiero (forse l’illusione) che anche l’arte e non solo il diritto possa essere una di quelle invenzioni dell’uomo che contribuiscono a trasformare le Erinni in Eumenidi, forse proprio perchè, attraverso lo specchio della rappresentazione artistica, possiamo fissare l’orrore della Medusa con uno sguardo non diretto, evitando così di trasformarci in uomini di pietra. Perciò, abbiamo deciso che se John è Oreste, noi saremo il suo coro, sancendo una volta per tutte la comune appartenenza di stranieri ed artisti alla turba di quelli in continua oscillazione tra il dentro ed il fuori. Abbiamo deciso di affiancare John in questa sua marcia, di invitare artisti da tutta Europa a fare un pezzo di cammino con lui, di pensare la strada che faremo come una gigantesca tela su cui dipingere, scolpire, installare; come un’immensa pagina su cui mescolare le orme, di cui rivoltare le zolle, su cui scrivere e riscrivere la storia ma spazzolandola, come direbbe Benjamin, in contropelo; come un palcoscenico-mondo, sì perchè siamo soprattutto gente di teatro, un teatro lungo milleseicento chilometri dentro il quale chi camminerà al nostro fianco ascolterà storie e testimonianze congolesi dialogare con memorie europee, scrittori africani interagire con scrittori europei, Aimé Césaire recitato accanto Joseph Conrad, Franz Fanon letto a fianco di Eschilo. E la sera attorno al fuoco, come avveniva ad altri viaggiatori nella città di Eufemia narrata da Calvino, a partire da questi scrittori ma anche da parole-chiave come memoria, violenza, giustizia, esilio, radici, con chi bivaccherà con noi, scambieremo racconti e ricordi, per poi accorgerci, l’indomani, alla ripresa della marcia, che la nostra memoria non è più la stessa, anch’essa si è mossa, anch’essa è in cammino e questo grazie ai racconti degli altri. E giunti a Bruxelles, nella seconda metà di settembre, saremo testimoni della testimonianza di John davanti al Parlamento Europeo. Quindi daremo l’avvio ad una serie di incontri, performances, eventi, workshop presso le più diverse comunità che fanno capo a luoghi di cultura, a scuole, a teatri, a centri interculturali di svariate città Europee.
L’obiettivo è quello di usare questo viaggio e le creazioni artistiche da esso scaturite come leva per rilanciare e diffondere in contesti in cui non arriverebbe, un dibattito su questioni che hanno a che fare con l’Europa che dal basso riusciamo ad immaginare, con una memoria che sappia essere critica e dinamica e con una costruzione del futuro che si nutra dell’incontro con l’altro.
Anche in ragione di questa seconda fase, la marcia verso Bruxelles è documentata e raccontata in molti modi:
  • uno scrittore la racconta tramite appunti di viaggio pubblicati quotidianamente in un blog accolto nel sito de «Il Corriere della Sera» e destinati a diventare una pubblicazione;
  • a partire dall’ottobre 2012, due compagnie di rifugiati politici che operano con il Teatro dell’Argine di Bologna e con la Fondazione Strefa WolnoSlowa di Varsavia realizzano un laboratorio teatrale ispirandosi al viaggio di John;
  • una nostra troupe gira un documentario, concepito come un diario di bordo per immagini e parole, in cui si alternano le immagini degli incontri e delle performances artistiche durante il viaggio di John, le interviste realizzate nel corso del cammino, i materiali forniti dagli esuli congolesi, le sequenze filmate nell’ambito dei laboratori teatrali con i rifugiati politici. Il documentario, con l'aiuto di European Alternatives, sarà distribuito in tutta Europa;
  • infine, la Compagnia Teatro dell’Argine arganizza un workshop al Théâtre de Poche dal 22 al 29 settembre, aperto a tutti gli artisti locali che vogliano partecipare, ma anche ai giovani, ai rifugiati, ai non professionisti (previo colloquio). Il 29 settembre il workshop dà vita al Théâtre de Poche allo spettacolo Ombre che camminano. Congolesi e Artisti attraversano l’Europa, evento itinerante che mette anche il pubblico in cammino attraverso diversi testi, produzioni originali di artisti, foto e video creati a partire dalle suggestioni ricevute dalla marcia.
La marcia ha ottenuto il patrocinio del Senato della Repubblica. A dare garanzia della dimensione europea del progetto, sono le numerose istituzioni, gli artisti e gli intellettuali che hanno aderito: Dynamique de la Diaspora Congolaise en Emilia-Romagna (Italia), Comitato Azione RD Congo (Italia), European Alternatives, Transeuropa Festival, Human Rights Nights Film Festival, Dipartimento di Geografia Politica dell’Università di Zurigo (Svizzera), Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna (Italia), le Province di Roma, Bologna, Reggio Emilia e Pisa (Italia), i Comuni di Reggio Emilia, La Spezia e Albinea (Italia), Archivio Nazionale Diaristico di Pieve Santo Stefano (Italia), Centre Bruxellois d’Action Interculturelle (Belgio), Fondazione Strefa WolnoSłowa di Varsavia (Polonia), Kuumba Casa Fiamminga Africana (Belgio), ARCI Bologna e Milano (Italia), Centre La Bobine (France), Théâtre Am Stram Gram (Svizzera), Théâtre de Poche (Belgio), Théâtre du Passage (Svizzera), Marco Baliani (regista e autore), Ascanio Celestini (autore e attore), Fanny & Alexander (artisti), Elisabetta Pozzi (attrice), Ulderico Pesce (regista, autore e attore), Eugenio Allegri (regista e attore), Alessandra Belledi (direttrice Teatro delle Briciole di Parma, Italia), Letizia Quintavalla (regista), Matéi Visniec (drammaturgo), Associazione Olinda/Ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano (Italia), Gerardo Guccini (Università di Bologna, Italia), Federica Zanetti (Università di Bologna, Italia), Massimo Marino (giornalista), Marianella Sclavi (antropologa), Roberto Beneduce (etnopsichiatra), Paolo Jedlowski (sociologo), Ivo Quaranta (antropologo).

Itinerario

28/07: Reggio Emilia - evento di presentazione della marcia
29/07: Reggio Emilia -> Parma
30/07: Parma -> Fidenza
31/07: Fidenza -> Piacenza
1/08: Piacenza -> Broni
2/08: Broni -> Pavia
3/08: Pavia -> Milano
4/08: stop in Milano
5/08: Milano -> Novara
6/08: Novara -> Santhià
7/08: Santhià -> Torino
8/08 - 08/08: stop in Torino
10/08: Torino -> Condove
11/08: Condove -> Venaus
12/08: Venaus -> Lac du Mont Cenis (FR)
13/08: Lac du Mont Cenis (FR) -> Bramans (FR)
14/08: Bramans (FR) -> Saint-Michel-de-Maurienne (FR)
15/08: Saint-Michel-de-Maurienne (FR) -> Sainte-Marie-de-Cuines (FR)
16/08: Sainte-Marie-de-Cuines (FR) -> Aiguebelle (FR)
17/08: Aiguebelle (FR) -> Chambéry (FR)
18/08 - 19/08: stop in Chambéry (FR)
20/08: Chambéry (FR) -> Annecy (FR)
21/08: Annecy (FR) -> Saint-Blaise (FR)
22/08: Saint-Blaise (FR) -> Genève (CH)
23/08 - 25/08: stop in Genève (CH) - UNHCR
26/08: Genève(CH) -> Nyon (CH)
27/08: Nyon (CH) -> Lausanne (CH)
28/08: Lausanne (CH) -> Yverdon-les-Bains (CH)
29/08: Yverdon-les-Bains (CH) -> Neuchâtel (CH)
30/08: stop in Neuchâtel (CH)
31/08: Neuchâtel (CH) -> Solothurn (CH)
1/09: Solothurn (CH) -> Oberdorf (CH)
2/09: Oberdorf (CH) -> Basel (CH)
3/09: Basilea (CH) -> Freiburg-im-Breisgau (DE)
4/09: stop in Freiburg-im-Breisgau (DE)
5/09: Freiburg-im-Breisgau (DE) -> Rhinau (FR)
6/09: Rhinau (FR) -> Strasbourg (FR)
7/09 - 8/09: stop in Strasbourg (FR) - incontro al Parlamento Europeo
9/09: Strasbourg (FR) -> Saverne (FR)
10/09: Saverne (FR) -> Sarralbe (FR)
11/09: Sarralbe (FR) -> Creutzwald (FR)
12/09: Creutzwald (FR) -> Kirschnaumen (FR)
13/09: Kirschnaumen (FR) -> Luxembourg
14/09: stop in Luxembourg
15/09: Luxembourg -> Wiltz (LU)
16/09: Wiltz (LU) -> Manhay (BE)
17/09: Manhay (BE) -> Liège (BE)
18/09: Liège (BE) -> Maastricht (NL)
19/09: stop in Maastricht (NL)
20/09: Maastricht (NL) -> Sint-Truiden (BE)
21/09: Sint-Truiden (BE) -> Leuven (BE)
22/09: Leuven (BE) -> Bruxelles (BE)
23/09 - 29/09: Bruxelles - incontro al Parlamento Europeo, workshop ed evento al Théâtre de Poche
 
Per ulteriori informazioni sul progetto contattare:
John Mpaliza
email: john.mpaliza@gmail.com - mobile: +39.3204309765 - www.peacewalkingman.org
Micaela Casalboni
email: micaela@itcteatro.it - mobile: +39.3395460892

 

Memorandum

La Repubblica Democratica del Congo e la marcia
La Repubblica Democratica del Congo è un paese in guerra. Da almeno vent’anni, il suo popolo subisce la violenza dei signori della guerra che si combattono per le risorse e il potere e che oggi si sono trasformati in un governo corrotto e autoritario. Risorse fondamentali per lo sviluppo dell’Occidente e per l’Oriente – come il rame, l’oro e il colombo-tantalite (coltan) – escono illegalmente dal paese senza produrre vantaggio né per i lavoratori né per la società civile. Particolarmente nella parte orientale del paese, la violenza sulle donne e l’arruolamento coatto di bambini nei vari gruppi armati sono ormai diventati pratica comune.
È una crisi che sembra non avere più numeri né faccia: da quando è iniziata la seconda guerra nel Congo (1998-2003) si parla, secondo le stime delle Nazioni Unite, di almeno sei milioni di morti, sei milioni di persone che spariscono senza lasciare traccia né memoria nelle zone remote del conflitto. È un nuovo Olocausto di fronte al quale non si può più stare inerti, non si può non pensare alla storia europea e ai suoi riferimenti alla violenza, ma anche all’umanesimo e all’unità dei popoli per la costruzione della pace. Di fronte a questo silenzio occorre un cammino, per parlare della Repubblica Democratica del Congo e per dare una risposta alternativa alla violenza e all’oblio. Un cammino, ovvero una vera e propria marcia dal Congo all’Europa.
La marcia nasce su iniziativa di una persona: John Mpaliza, originario della Repubblica Democratica del Congo (RDC), abitante di Reggio Emilia (Italia) da 18 anni ma senza avere la cittadinanza italiana. John partirà dalla sua città, Reggio Emilia, per raggiungere la capitale europea, Bruxelles, percorrendo quasi 1.600 chilometri nell’arco di un mese e mezzo di tempo. La marcia è iniziata come protesta contro la mancanza di indipendenza e di libertà del popolo congolese nello scegliere il suo destino politico ed economico-sociale. Ma vuole essere anche una risposta, una via alternativa contro la violenza da parte di un popolo intero (si veda sotto l’elenco delle adesioni e dei sostenitori).
 
Contesto storico
Da quando è stato colonizzato alla fine dell’Ottocento, il Congo non ha mai conosciuto la pace. All’inizio era il dominio di un solo uomo, Re Leopoldo II del Belgio: praticamente un’azienda privata per sfruttare le risorse del paese a scopi privati. Schiavitù e violenza brutale erano all’ordine del giorno. Dopo la bancarotta del re, che aveva dilapidato in progetti megalomani tutti i profitti accumulati attraverso violenze e soprusi, il paese è passato sotto il dominio del Belgio. Lo sviluppo parziale e localizzato avvenuto in questo periodo soprattutto nelle zone minerarie del paese non ha mai portato benefici al popolo congolese. Al contrario, proprio nel momento in cui tutti i paesi africani lottavano per la libertà, il Congo viveva un regime di apartheid e di sottomissione. Non solo il Belgio non accompagnò la sua ex colonia verso l’indipendenza, contribuendo alla formazione di amministratori locali che potessero garantire la gestione e dunque un’autonomia economica e politica del paese, ma il suo primo leader libero, Patrice Eméry Lumumba, fu brutalmente assassinato in un complotto internazionale, voluto proprio dal Belgio e dagli Stati Uniti. Alla morte di Lumumba seguì una dittatura violenta e brutale, che ha soffocato il paese per ben trentadue anni.
Oggi, dopo guerre interminabili che hanno spaccato il paese per vent’anni, si sente di nuovo sparare a est del paese. Si allunga così la lista dei morti per fame, carenze sanitarie e insicurezza alimentare (solo per fare un confronto: in Congo muore ogni giorno lo stesso numero di persone che perirono il famoso undici settembre). Oltre a questi morti, sta l’enorme, anche se invisibile, movimento di massa di persone e famiglie: si calcola che oltre un milione di persone sia perennemente in movimento nelle zone orientali del paese, persone costrette a spostarsi in continuazione per scappare dagli scontri e dalla fame, verso l’interno del paese, verso i paesi limitrofi, ma anche più lontano, verso l’Asia, l’Europa, gli Stati Uniti.
Di fronte a tutto questo, ci aspettiamo un minimo di indignazione, un minimo di rispetto verso persone che muoiono ogni giorno nel baratro della violenza. Al contrario, osserviamo un silenzio imbarazzante, un’ipocrisia che fa arrabbiare tanti congolesi e tante altre persone in ogni parte del mondo. Innanzitutto siamo arrabbiati con le organizzazioni internazionali, che preferiscono sostenere un regime corrotto e autoritario, invece di denunciare gli imbrogli che impediscono il cammino verso una vera democrazia nella regione dei Grandi Laghi; ma anche con i governi che sostengono la cosiddetta “transizione congolese”, i quali, invece di dar vita a un cammino verso la pacificazione regionale, hanno dato potere ai signori della guerra, che continuano ad accumulare profitti e a imporre un governo arbitrario. Invece di adoperarsi per fermare la violenza, sembra che il coinvolgimento della comunità internazionale abbia aumentato la percentuale di sfruttamento, di coltan insanguinato, il numero degli stupri e delle delusioni che non permettono di costruire un futuro migliore.
 
Una violenza senza fine
Nella Repubblica Democratica del Congo arruolare bambini è pratica comune sia per i ribelli sia per l’esercito regolare.
Ai bambini spetta la pratica di iniziazione alla guerra che consiste nell'attaccare il proprio villaggio dove, per dimostrare di aver tagliato i ponti con la famiglia devono assassinare i propri genitori o fratelli, per non essere uccisi a loro volta.
Ancora più tragica è la sorte delle bambine che diventano schiave sessuali dei soldati che le hanno rapite. Questi bambini subiscono traumi fisici e psicologici che difficilmente riescono a rimuovere quando vengono smobilitati.
Ugualmente difficile è il loro reinserimento nella società che, sempre più spesso, li emargina per gli atti commessi condannandoli così alla sorte dei bambini di strada.
Nelle zone di conflitto non meno allarmante è la condizione delle donne, che sono spesso vittime di violenze di natura sessuale, utilizzate come arma da guerra tanto dagli appartenenti alle milizie quanto dalle forze di sicurezza statali, violenze che le stesse vittime tacciono per evitare la disapprovazione sociale. Molte di loro sono stuprate in modo continuo, fino a quando i ribelli non lasciano la zona di conflitto. Altre subiscono invece violenza di fronte agli occhi dei propri mariti, una doppia umiliazione al fine di accrescere il terrore. Altre ancora sono deportate. Ragazzine o mogli sono costrette a scegliere se essere violentate oppure uccise. E chi subisce lo stupro viene abbandonato dalla famiglia per la vergogna, ritrovandosi così relegato ai margini della società, con gravi traumi fisici e psichici.
 
Obiettivi
La marcia congolese è un movimento che parte dal basso. È un movimento che coinvolge giovani e anziani, associazioni congolesi ed europee, artisti e intellettuali che hanno deciso di camminare insieme per portare il loro messaggio di rabbia e di pace. È la marcia di un intero popolo, una comunità che attraversa sette paesi europei per parlare alla gente comune e alle istituzioni europee e internazionali. La marcia è fatta di tanti incontri e scambi personali, ma soprattutto di una speranza: da soli non riusciremo a costruire la pace, è necessario un cammino condiviso che ci permetta di dare uno spazio e dei luoghi a questo massacro dimenticato, di dare giustizia a un popolo che merita di essere riconosciuto nella memoria e nella sofferenza di altri popoli, e che soprattutto vuole collaborare con delle proposte concrete.
Pertanto, concretamente, ecco ciò che chiediamo:
  • la realizzazione di una road map per la pace nella Repubblica Democratica del Congo e nella zona dei Grandi Laghi. Tale road map deve: 1) affrontare prima di tutto la situazione all’interno di ciascun paese interessato con l’obiettivo di portare alla legittimità dei governi ed all’alternanza democratica; 2) portare ad un percorso di pace tra i vari stati della zona, percorso che deve portare alla riconciliazione tra i vari popoli;
  • una risoluzione del problema dello sfruttamento violento (illegale e non) di minerali come coltan, rame e oro attraverso, da un lato, iniziative di trasparenza e tracciabilità già esistenti (per esempio ITRI, GeSI, PACT) e, dall’altro, l’incentivazione di uno sfruttamento equo e durevole di queste risorse. Oltre alle compagnie minerarie e ai governi, questo processo dovrebbe essere diretto soprattutto verso la protezione dei diritti dei lavoratori, da garantire attraverso una rappresentanza istituzionale e autonoma, al momento inesistente nel paese;
  • una maggior attenzione verso il problema dei rifugiati e delle persone sfollate, attraverso iniziative di ricollocazione nei luoghi di origine dove possono riprendere la loro vita con il sostegno e la collaborazione delle organizzazioni per lo sviluppo;
  • una maggiore lotta contro l’impunità delle organizzazioni armate (sia l’esercito che le milizie, sia congolesi che straniere) che sistematicamente calpestano i diritti umani e civili. A questo fine, si rende necessaria, in primis, una giustizia maggiore verso le vittime di guerra, una giustizia che non venga limitata da nessun ragionamento politico opportunistico. In secundis, è necessaria una ristrutturazione delle regole d’ingaggio che attualmente disciplinano l’intervento della Nazione Unite (MONUSCO), ma che spesso si vedono affiancate da un esercito che, secondo loro stesse, è diventato il maggior ostacolo nella costruzione della pace. A questo scopo, la protezione dei civili deve rimanere il primo obiettivo di qualsiasi intervento umanitario o di costruzione della pace.
Solo attraverso la realizzazione di questo piano regionale verso la democrazia e l’autentica partecipazione, si può sperare di risolvere la crisi storica dei Grandi Laghi. Non c’è futuro senza perdono, non c’è perdono senza giustizia.

Comunicato Stampa

ITC Teatro di San Lazzaro www.itcteatro.it – Teatro dell’Argine www.argine.it
Referente: Micaela Casalboni +39.339.5460892 micaela@argine.it
 
COMUNICATO STAMPA: COMPAGNIA TEATRO DELL’ARGINE (San Lazzaro di Savena, Bologna)
 
Impronte d'Europa
(29 luglio-29 settembre 2012)
Una marcia del popolo congolese e degli artisti d’Europa da Reggio Emilia a Bruxelles, con laboratori, performance, incontri e spettacolo finale al Théâtre de Poche
 
Il 29 settembre 2012, il Théâtre de Poche di Bruxelles accoglierà l’arrivo di John Mpaliza Balagizi, 40 anni, esule della diaspora congolese, che vive da 18 anni in Italia. Il 29 luglio 2012, John lascerà il lavoro che ha a Reggio Emilia e comincerà a camminare. Attraverserà le Alpi e camminerà a piedi attraverso la Svizzera, la Francia, la Germania, il Lussemburgo, l’Olanda, il Belgio, sempre a piedi, sotto il sole, sotto la pioggia, accampandosi dove può, a quaranta chilometri al giorno continuerà a camminare finché arriverà a Bruxelles. Milleseicento chilometri, necessari per essere ricevuto dal Parlamento europeo, davanti al quale John si farà portavoce delle migliaia di testimonianze sulla catena di violenze che, dopo aver causato sei milioni di morti nella guerra del 1998-2003, continuano a straziare il suo paese, la Repubblica Democratica del Congo.
Con lui, gli artisti della Compagnia Teatro dell’Argine di Bologna, che nel loro teatro, l’ITC di San Lazzaro di Savena, lavorano per creare un teatro interculturale, con spettacoli che coinvolgono attori professionisti e non professionisti che vengono da 15-20 diversi paesi del mondo, come migranti o come rifugiati politici. «Come europei, come artisti, come gente di teatro che da tanti anni lavora con rifugiati, dei quali molti fuggiti dal Congo, non potevamo non rispondere a questo gesto di John. Troppo numerosi sono gli echi che questo gesto fa risuonare nella nostra storia, la nostra cultura, la nostra memoria. Il suo atto è esemplare, paradossale e al tempo stesso iperbolico», dicono gli artisti del Teatro dell’Argine, che hanno deciso di sostenere la marcia di John e di invitare artisti e intellettuali da tutta Europa a fare un pezzo di cammino con lui, e di pensare la strada come una tela gigante sulla quale dipingere, scrivere, scolpire, recitare, installare: «Un teatro lungo milleseicento chilometri, nel quale coloro che cammineranno insieme a noi ascolteranno storie e testimonianze congolesi dialogare con la memoria dei paesi europei, scrittori africani interagire con scrittori europei, Aimé Césaire recitato accanto a Joseph Conrad, Franz Fanon letto insieme a Eschilo».
Lungo il cammino, a Milano, Torino, Chambéry, Ginevra, Neuchâtel, Basilea, Strasburgo, Lussemburgo, Maastricht, ma anche nelle città e nei paesi più piccoli, gli artisti faranno piccole performance e laboratori teatrali con le più diverse comunità (scuole, teatri, centri interculturali, associazioni…), alle quali John racconterà le ragioni della marcia.
Il gran finale sarà a Bruxelles, quando John sarà ricevuto dal Parlamento europeo e la Compagnia Teatro dell’Argine organizzerà un workshop al Théâtre de Poche dal 22 al 29 settembre, aperto a tutti gli artisti locali – attori, musicisti, danzatori, artisti visuali – che vogliano partecipare, ma anche ai giovani, ai rifugiati, ai non professionisti (previo colloquio).
Il 29 settembre il workshop darà vita al Théâtre de Poche allo spettacolo Ombre che camminano. Congolesi e Artisti attraversano l’Europa: uno spettacolo itinerante che metterà anche il pubblico in cammino attraverso diversi testi, produzioni originali di artisti, foto e video creati a partire dalle suggestioni ricevute dalla marcia.
La marcia ha ottenuto il patrocinio del Senato della Repubblica. A dare garanzia della dimensione europea del progetto, sono le numerose istituzioni, gli artisti e gli intellettuali che hanno già aderito: Dynamique de la Diaspora Congolaise en Emilia-Romagna (Italia), Comitato Azione RD Congo (Italia), European Alternatives, Transeuropa Festival, Human Rights Nights Film Festival, Dipartimento di Geografia Politica dell’Università di Zurigo (Svizzera), Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna (Italia), le Province di Roma, Bologna, Reggio Emilia e Pisa (Italia), i Comuni di Reggio Emilia, La Spezia e Albinea (Italia), Archivio Nazionale Diaristico di Pieve Santo Stefano (Italia), Centre Bruxellois d’Action Interculturelle (Belgio), Fondazione Strefa WolnoSłowa di Varsavia (Polonia), Kuumba Casa Fiamminga Africana (Belgio), ARCI Bologna e Milano (Italia), Centre La Bobine (France), Théâtre Am Stram Gram (Svizzera), Théâtre de Poche (Belgio), Théâtre du Passage (Svizzera), Marco Baliani (regista e autore), Ascanio Celestini (autore e attore), Fanny & Alexander (artisti), Elisabetta Pozzi (attrice), Ulderico Pesce (regista, autore e attore), Eugenio Allegri (regista e attore), Alessandra Belledi (direttrice Teatro delle Briciole di Parma, Italia), Letizia Quintavalla (regista), Matéi Visniec (drammaturgo), Associazione Olinda/Ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano (Italia), Gerardo Guccini (Università di Bologna, Italia), Federica Zanetti (Università di Bologna, Italia), Massimo Marino (giornalista), Marianella Sclavi (antropologa), Roberto Beneduce (etnopsichiatra), Paolo Jedlowski (sociologo), Ivo Quaranta (antropologo).

Workshop

Durante il cammino di John Mpaliza, sono realizzati dei workshop teatrali nei vari luoghi attraversati dalla marcia; l’intento è quello di fare incontrare attori, danzatori, musicisti, rifugiati provenienti dai mondi e dalle culture più diverse e, attraverso il confronto artistico, fare loro creare materiali scenici di vario tipo, da presentare al pubblico in forma di studio.
Il metodo di lavoro si ispira a quanto Italo Calvino scrive a proposito della città di Eufemia, città in cui ci si scambia la memoria. A partire da parole chiave come “violenza”, “memoria”, “giustizia”, “colonia”, “fantasma”, “viaggio”, sono accostati testi appartenenti alla letteratura africana con testi della tradizione occidentale e sono raccolte testimonianze sia di congolesi che di europei. Questi materiali sono gli spunti di partenza perché gli artisti che parteciperanno al workshop, creino, sia individualmente che in gruppo, monologhi, scene, coreografie, musiche che organizzate in un evento finale dentro il quale gli spettatori sono guidati a percorrere una mappa sia geografica che di parole, universali ma dall’altro lato abitate in modo profondamente differente a seconda della autonoma, particolare sensibilità dei singoli artisti coinvolti.
Infine, dal 22 al 29 settembre, presso Théâtre de Poche di Bruxelles, si svolge un laboratorio con esito finale aperto al pubblico, che coinvolge tutti gli artisti locali – attori, musicisti, danzatori, artisti visuali – che vogliano partecipare, ma anche giovani, rifugiati e non professionisti (previo colloquio).
 
Per ulteriori informazioni sulle modalità di partecipazione contattare
  • Micaela Casalboni (micaela@itcteatro.it - +39.339.5460892)
  • Pietro Floridia (pietro@itcteatro.it - +39.335.6823026)

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